A volte l’informazione deforma i fatti. Secondo una ricerca di Vote Watch sui voti di condanna nei confronti della Russia nel Parlamento europeo, la Lega di Matteo Salvini ha votato “per” la Russia il 17 per cento del totale (83 per cento i voti di condanna), mentre i deputati del Movimento Cinque Stelle e Partito Democratico sono stati “pro” Putin per il 22 per cento delle loro votazioni, eguagliando Fidesz, il partito del premier ungheresefilorusso” Viktor Mihály Orbán. Tra coloro che più hanno “solidarizzato” con Putin ci sono poi Podemos, partito di sinistra al Governo in Spagna, con il 72 per cento dei voti a favore della Russia (o comunque non contro). In Germania, percentuali simili sia da parte dell’estrema sinistra (Die Linke) sia dell’ultradestra Afd. Il RassemblementNnational di Marine Le Pen se l’è presa contro il despota del Cremlino solo nel 18 per cento dei casi, come Podemos.

C’è quindi una “maledizione dittatoriale” anche per la sinistra dura e pura, basata sul cardine della guerra di mille anni contro il capitalismo anglosassone e “giudeo”. Prendiamo un caso limite, quello della Guerra nelle Falkland del 1982, che forse ha partorito i deliri di leader politici e gente comune sugli orrori commessi dalla Russia putiniana in Ucraina. In una trasmissione di “Tutta la città ne parla” di Rai Radio Tre, unitamente a corrette informazioni giornalistiche, si è sentita la voce del “popolo” (dato il target della trasmissione) con messaggi come “l’Ucraina è la sede dei nazisti del XXI secolo”, e giù con benaltrismi come il caso Assange, l’Afghanistan e le guerre di George Bush. Ma cosa deve fare di peggio Vladimir Putin per ottenere prese di posizione chiare e univoche? Successe qualcosa di simile nel 1982, in un mondo non ancora gorbaciovizzato, nei giorni in cui a Varsavia tornava il coprifuoco dopo nuovi scontri tra Solidarność e le milizie del generale polacco Wojciech Jaruzelski, quello dell’immortale e warholiano bacio alla francese con Leoníd Bréžnev.

Il 29 marzo 1981 Jorge Rafael Videla, capo della giunta militare argentina che con un golpe pose fine al peronismo (ancora ben vivo oggi nel Paese sudamericano con Cristina Kirchner), fu “dimesso” dagli altri membri della giunta. Contro il fascio-peronismo militare argentino il Partito Comunista italiano, nonostante crimini peggiori di quelli commessi da Augusto Pinochet, si spese meno rispetto ai tempi di Salvandor Allende. Sarà un caso, ma dalle parti degli eredi della giunta militare emerse il super-socialista e anti-americano colonnello Hugo Rafael Chávez, che ebbe come consigliere politico Norberto Ceresole, ultra-fascista di origine italiana, infiltrato dai militari nei ranghi della sinistra armata (Erp, Montoneros ed Ejército Revolucionario del Pueblo), che fu distrutta.

Dopo Videla toccò a Roberto Eduardo Viola, il quale allontanò i vecchi ufficiali legati a Videla e non unse abbastanza le paghe dei militari, per cui nel dicembre 1981 fu sostituito dal generale Leopoldo Galtieri, autoproclamato presidente a vita con poteri assoluti. Galtieri fu autore di una feroce repressione con migliaia di vittime (circa 9mila fino a giugno 1982, altre 30mila furono le vittime della dittatura di Videla). Galtieri cercò di sistemare i conti dello Stato con misure di austerità, provocando un dissenso crescente. Tra marzo e aprile 1982 ci furono cinque manifestazioni represse nel sangue. Il Pil era sceso dell’11,5 per cento e l’inflazione era spaventosa come sempre in Argentina, dopo la fine del secolo d’oro in cui governarono i liberali (quando l’Argentina aveva un tenore di vita superiore a quello della Svizzera).

Come fanno tutti i dittatori, incluso Putin, Galtieri per sistemare l’economia si diede alla guerra, con la scusa delle Falkland (Malvinas in castigliano), isole su cui la premier britannica Margaret Thatcher stava pensando a un negoziato. Galtieri il 26 marzo del 1982 diede il via alla Operación Rosario (chissà perché gli uomini che usano la guerra come strumento personale la chiamano sempre “operazione”). Sappiamo come finì l’invasione delle Falkland, due mesi dopo. Galtieri fu messo in prigione e tornò la democrazia. I processi a Galtieri riguardarono rapimenti di bambini, sparizione di militanti delle opposizioni e molti altri misfatti. Condannato all’ergastolo, ottenne l’indulto nel 1991. Riprocessato, fin’ agli arresti domiciliari e morì nel 2003.

Ma per la Guerra nelle Falkland come reagì il mondo? L’Onu se ne lavò le mani, con la Risoluzione 502 del 3 aprile 1982, che sancì il non-intervento militare, grazie anche all’astensione di Urss e Cina. L’Unione Sovietica, in particolare, era legata alla produzione argentina di cereali e non volle contrastare Galtieri. Il Cile di Pinochet non appoggiò l’occupazione argentina delle isole contese. Gli Usa di Ronald Reagan proclamarono all’inizio la necessità di arrivare a trattative di pace, ma si allinearono con la Lady di Ferro Thatcher.

E come reagì l’Italia? Quando gli argentini sbarcarono nelle isole rivendicate, il Governo appoggiò la reazione del Regno Unito, ma poi arrivò la pressione del “popolo sovrano”, che includeva anche le associazioni italiane all’estero (questioni di voto?) e il nostro Paese prese la sua tipica collocazione sfumata e ambigua (“gli italiano sono sempre pronti a correre in soccorso dei vincitori”, diceva Ennio Flaiano). Tuttavia, quando l’Argentina subì le sanzioni e poi l’embargo totale, l’Esecutivo di Giovanni Spadolini dovette assecondare le altre nazioni, bon gré mal gré, rammaricandosi di dover colpire una nazione “amica”, dove abitavano quasi due milioni di italiani e dove le Falkland erano circondate dal petrolio, come forse già allora Eni sapeva. Ci fu un lungo carteggio diplomatico tra Spadolini e la Thatcher, con l’Italia che cercava di giustificare la propria poca solidarietà con il Regno Unito. Il ministro degli Esteri, il democristiano Emilio Colombo, spedì cinque missive di “giustificazioni” a Galtieri. Il socialista Bettino Craxi minacciò di boicottare il Governo Spadolini, se questi avesse siglato le sanzioni del Consiglio di Sicurezza Onu contro l’Argentina. Fu così che Italia e Irlanda votarono contro quelle sanzioni.

Il quotidiano comunista Il Manifesto, il 27 maggio del 1982, titolava “Ringraziamento commosso di Galtieri”, che oggi sembrerebbe un messaggio molto – appunto – sfumato e ambiguo. Sullo stesso giornale, Marco D’Eramo scriveva un articolo titolato “Peggior scontro Nord-Sud”, che indica una preferenza implicita per i “poveri del Sud”, anche se tra costoro figurano gli argentini della giunta militare, perché il Nord è rappresentato dal Regno Unito thatcheriano. L’Unità del 24 giugno 1982 è molto interessante, con tre articoli riguardanti la lite tra Usa e Europa (e l’Italia in particolare) a proposito del divieto di inviare ai Soviet tecnologie statunitensi. La richiesta sembra logica, dal momento che (parliamo del 1982!). In gioco c’è la costruzione del primo gasdotto siberiano verso il Vecchio Continente, da realizzare anche con tecnologia occidentale. Gli Stati Uniti suggeriscono di puntare piuttosto sui giacimenti nel mare del Nord, che ci avrebbero reso indipendenti. Sembra la situazione di pochi mesi fa. Oggi paghiamo gli errori commessi 40 anni fa, in barba ai suggerimenti americani.

L’Unità del 17 aprile 1982 nel sottotitolo sottolinea “l’atteggiamento bellicoso della Thatcher”. Istruttivo un secondo articolo sempre di quel giorno, in cui Galtieri dice di “volere la pace”. Very putinian. Nella prima pagina del 27 aprile, L’Unità riporta, tra l’altro, l’atteggiamento anti-inglese dei sovietici e quello “prudente, non equidistante” della Cina, che forse già allora pensava a mettere le mani su Taiwan.

Infine, come reagì l’Unione Sovietica? Armò la giunta militare argentina: “… Ad oggi sappiamo che l’Urss intervenne nella disputa mediante la fornitura di armi alla giunta argentina. La rivista Cuba Encuentro71, in un articolo pubblicato il 23 aprile del 2012, rendeva noto che il Governo de L’Avana si era fatto portavoce presso la giunta Galtieri della volontà sovietica di fornire materiale bellico all’Argentina, facendolo transitare attraverso la Libia. In altre parole, le logiche della Guerra Fredda si dimostravano ben più importanti della distanza ideologica che separava i Paesi socialisti dalla sanguinaria dittatura militare argentina, peraltro dichiaratamente anticomunista” (Fonte: Roberta D’Onofrio). La fornitura di armi infatti avvenne col supporto di Brasile, Cuba e della Libia di Muammar Gheddafi. Il Cile finì invece per sostenere il Regno Unito. Quanto è davvero cambiato il mondo negli anni che ci separano dal 1982?