A tu per tu con Carlo Nordio

Durante le campagne elettorali si ha modo di intervistare diverse tipologie di candidati, ma raramente si ha il piacere di interagire con persone di un certo spessore e che rispondano alle domande con grande competenza professionale. Per questo motivo è stato un vero onore incontrare il magistrato Carlo Nordio, che non si è risparmiato su nessuna mia domanda, spiegando anche in modo tecnico e dettagliato perché in Italia la certezza del diritto tenda ad essere latitante. Ormai, è più che acclarata l’inefficienza della giustizia italiana, ma sono veramente in pochi a proporre delle soluzioni fattive e veramente efficaci.

Invero, Carlo Nordio dimostra di possedere una illuminata competenza nell’esporre innanzitutto quali problemi realmente penalizzano il sistema della giustizia e di conseguenza, riesce a all’illustrarne le soluzioni possibili in modo tanto semplice quanto chiaro. Conferma tutta la sua cognizione di causa al riguardo. Prima di tutto, esiste il gravoso e annoso problema della lentezza dei processi, a questo punto divenuto quasi endemico per la sua durata decennale, e sebbene risolverlo risulterebbe arduo sarebbe comunque possibile ridurne la portata.

Inoltre, egli afferma che uno dei gravosi problemi del sistema giudiziario è costituito dalla carenza dei collaboratori amministrativi, come gli ausiliari del giudice e che proprio a causa di ciò molto spesso le udienze vengono rinviate. L’assunzione di nuovi collaboratori amministrativi, essendo per legge più semplificata di quella prevista per i magistrati, potrebbe essere realizzata velocemente, distraendo i soldi che si utilizzando per le intercettazioni, che lo stesso Carlo Nordio definisce letteralmente inutili verso questo obiettivo.

Nordio specifica che un altro problema è rappresentato dai vetusti codici di diritto penale e di procedura penale e che per questo motivo andrebbero aggiornati ai tempi. Il primo risale al 1930, il secondo è più recente (redatto dall’ex partigiano e giurista Giuliano Vassalli), ma più volte è stato giudicato incostituzionale. Quindi urge un repentino cambiamento dei due succitati codici, proprio perché questo contribuirebbe a contrastare l’inefficienza della nostra giustizia e, di conseguenza, permetterebbe di aumentare la certezza del diritto in Italia.

Quando ho riportato a Carlo Nordio ciò che sosteneva il giurista liberale Bruno Leoni riguardo all’eccesiva legislazione italiana e quanto questo minasse il nostro diritto, il magistrato, oltre a esprimere tutta la sua stima nei confronti di Leoni e del suo pensiero giuridico-liberale, non ha fatto altro che confermarne la tesi, aggiungendo dei dati statistici al riguardo. Nello specifico, ha fatto presente che “la produzione normativa italiana è dieci volte quella media europea” e ha aggiunto che in Italia esistono 250mila leggi vigenti a fronte delle 20mila presenti in media in Europa.

Altresì, la normativa italiana oltre a essere esorbitante è anche, non a caso, contraddittoria, tant’è che quando viene svolta un’ispezione da parte della Guardia di Finanza è impossibile che non emerga un’irregolarità perché il cittadino nel rispettare una norma non può non violarne un’altra a causa della suddetta contraddizione normativa. Oltre a quanto finora esposto, il magistrato è entrato nel merito della questione della mancanza della certezza della pena.

Come lui stesso ha evidenziato, in Italia è tanto facile entrare in carcere da innocente, quanto uscirne da colpevole, al punto da definire demenziale questo sistema giudiziario. Secondo lo stesso Carlo Nordio, invece di aumentare le pene (egli reputa che andrebbero diminuite), bisognerebbe creare i presupposti per cui vengano rispettate. Ovviamente non potevamo esimerci dal parlare del pernicioso problema dell’immigrazione clandestina in Italia. A tal proposito, il magistrato spiega quanto ipocrita conformismo esista riguardo a questo gravoso tema e ricorda quanto la stessa sinistra, che oggi è la protagonista di questa politica ipocrita, è la stessa che legiferò la famosa legge “Turco-Napolitano”, secondo la quale era possibile entrare in Italia solo con un permesso e chi ne fosse stato sprovvisto e non se ne fosse andato via sarebbe stato processato.

Molto interessante è risultata la sua analisi sul fatto che la grande maggioranza dei clandestini non fugge da guerre, ma è costituita da emigranti economici, la cui selezione viene svolta proprio dagli scafisti: si tratta ovviamente di una selezione economica, visto che il costo medio per emigrare è di 5mila dollari a persona e che, a causa di questi costi, i clandestini si indebitano e perciò una volta sbarcati in Italia sono costretti a delinquere per ripagare il loro debito, sempre che prima non subiscano atroci violenze da parte degli stessi scafisti. Dopo questa “lectio magistralis” sul diritto italiano e su come risolvere i suoi annosi e gravosi problemi, dannosi anche e soprattutto per il sistema economico italiano e per la sua capacità di attrarre imprese straniere, a causa dell’incertezza del diritto radicata in Italia, Carlo Nordio è entrato nel merito della scelta della sua candidatura con il partito di Fratelli d’Italia.

La suddetta candidatura è stata accettata da parte sua proprio perché, essendo in pensione da diversi anni, ora non si potrebbe accusarlo di voler prendere il posto in Parlamento di quei politici che processò e condannò anni orsono. Inoltre, Nordio reputa Fratelli d’Italia in una fase di grande crescita culturale e sempre più sensibile ai valori liberali, al punto che trova banale e mortificante ancora parlare di tematiche che non siano politiche e relative all’attualità emergenziale e sociale, ma che fanno riferimento a questioni anacronistiche e offensive inerenti al fascismo.

Egli stesso ha ricordato quanto ha scritto nei suoi libri contro la cultura fascista e quanto il partito di Fratelli d’Italia esprima dei valori conservatori e democratici, antitetici a certe culture che la sinistra vorrebbe ancora associare alla destra parlamentare italiana. A tal riguardo, Nordio ha ricordato alcuni aneddoti storici italiani e francesi che evidenziano quanto certa sinistra, pur di attaccare l’avversario, neghi la storia e, in mala fede, sia disposta a sostenere l’inverosimile pur di andare contro coloro che ideologicamente non riesce a considerare democraticamente semplici avversari politici, ma terribili nemici da demonizzare, in tutti i modi e a ogni costo.

Nel finale, alla mia domanda se Giorgia Meloni sia all’altezza di una futura premiership e se la si possa definire, per le sue caratteristiche politiche e caratteriali, la nuova Margaret Thatcher italiana, Nordio ha prontamente risposto che la Meloni sarebbe una grande premier e che le sue caratteristiche, per quanto possano essere simili a quelle della Thatcher, sono uniche e riflettono la sua matrice politica italiana. E ha aggiunto che possiede le tre qualità, che lo storico e politico del partito dei Whig Edward Gibbon affermava che ogni grande politico dovrebbe avere: “The head to understand” (la testa per capire), “The heart to resolve” (il cuore per risolvere) and “The arm to execute” (il braccio per eseguire).