I fantasmi di Letta

Letta (Enrico) continua. È più forte di lui. Come in un film pseudo-horror di mediocre caratura, vede fantasmi ovunque che lo inseguono. E quegli stessi spettri potrebbero apparire, da un momento all’altro, nelle case degli italiani. Un mantra che diventa ossessione, un’ossessione che nasconde una paura: la sconfitta. Il segretario dem, ormai, spara sentenze non richieste. Invece di rendere chiaro il proprio programma in vista delle elezioni del 25 settembre, avverte la popolazione dei pericoli imminenti che potrebbero piovere a pioggia nel Paese con una vittoria del centrodestra. Già, il centrodestra, il “mostro cattivo” che, come nelle favole, deve essere sconfitto.

Enrico Letta, quello dello “stai sereno”, non è tranquillo. E l’intervista apparsa sulle colonne del  Messaggero è una dimostrazione plastica: “Le ricette della destra sono un ritorno pericoloso al passato sui diritti e il solito film sull’economia”. Non solo: “Arrivare primo partito significa cambiare la percezione del nostro Paese, anche all’estero. E dire: la sinistra è forte, l’europeismo è forte, l’Italia non è terreno brado per la destra peggiore di sempre, per i sovranisti”.

Confuso, spiega che le chiavi del successo dipendono “da quanto siamo in grado di portare le persone al voto. Ci sono milioni di indecisi, specie tra i giovani. Siamo il primo partito tra gli under 35: è molto incoraggiante. Quanto agli esiti già scritti, la storia anche recente è piena di risultati elettorali inattesi, di ribaltamenti, di sorprese, di spinte non fotografate dai sondaggi”. Poi, perché il nemico è alle porte, fa il broncio e punta i piedi: “Non ci faremo portare indietro: agli anni Cinquanta sui diritti e al 2011, con l’economia a un passo dal fallimento”. Infine, il volto si rasserena: “L’esperienza Draghi è stata positiva e io spero che Draghi abbia ancora un ruolo di primo piano al servizio del Paese. Ma quel tipo di maggioranza è irripetibile”. Quasi dimenticasse la delusione che ha lasciato – e lascerà dietro di sé – il “migliore” catapultato in cabina di regia.

Letta e le sue paranoie sono la sintesi di una campagna elettorale all’insegna dell’attacco a priori. Guai a parlare di contenuti, sarebbe un esercizio troppo complicato. Meglio spaventare, proprio come fa un fantasma che si rispetti.