Conte sbanda a sinistra

Prestato alla politica senza meriti di sorta, è solito snocciolare consigli non richiesti. Dapprima vuole scardinare il sistema, poi assapora il calore della poltrona. Di lui si ricordano conferenze stampa annunciate sui social, il più delle volte con un ritardo significativo sulla tabella di marcia (si sa: è piacevole farsi attendere) e una pioggia di Dpcm. Infine, rinnega tutto, scappa via e un secondo dopo pensa a come tornare indietro. Giuseppe Conte da Volturara Appula non molla la presa. In cerca di una posizione da conservare con la dovuta gelosia, osserva il mare magnum intorno a lui, alla ricerca di proseliti di qualsiasi estrazione e colore. Come un abito che va per la maggiore, la moda del momento dell’ex premier è quella di guardare a sinistra. Un ritorno alle origini meno urlato, figlio di quelle scatolette di tonno rimaste chiuse e che, adesso, avranno fatto anche la muffa.

“Siamo in condizione di dire ad un elettorato genuino di sinistra: guardate che i temi della transizione ecologica, della legalità, dell’etica pubblica, dell’antimafia e della giustizia sociale sono nel nostro dna” sostiene Conte in un’intervista apparsa su Repubblica e rilancia: “Esistono delle disuguaglianze territoriali, nord-sud, paese-città e infine quelle generazionali. Il problema non lo si risolve con una patrimoniale una tantum, sono problemi di struttura direi”.

Un Masaniello di fine estate, che su Radio Cusano Campus attacca: “Ci sono gli orfani della forma di Governo e dell’agenda Draghi, il Pd, Calenda, Renzi, che auspicano ancora di poter nascondere le loro responsabilità politiche dietro l’ombrello della formula Draghi: sia come agenda priva di contenuti, sia come metodo che, se diventasse la regola, sarebbe insidioso per nostra democrazia.  Non c’era confronto, né condivisione con i capi-delegazione, si decideva al chiuso di alcuni ministeri. È un’agenda che non auspico affatto per la salute della nostra democrazia. La politica, quella che ha visione, strategia e un progetto di Paese, deve riappropriarsi di questo spazio pubblico, fare scelte di responsabilità”.

Oggi va così, per il futuro chissà. Domani, dopotutto, è un altro giorno.