Come il Pd ha sostituito la Diccì nella contrattualistica assicurativa

Dal Dopoguerra fino al tramonto della Prima Repubblica, le polizze assicurative degli enti collegati a Comune di Roma e Regione Lazio sono state gestite da uomini della Democrazia Cristiana. Va detto che, verso la metà degli anni ’70, anche la Dc romana aveva dovuto tirare dentro quest’affare i poteri locali dell’ex Partito Comunista italiano e poi del Partito Democratico della Sinistra.

Abbiamo dimostrato come il ruolo che era della Dc di sinistra l’abbia tutto ereditato il Pd: partito che gode dell’appoggio di gran parte delle gerarchie ecclesiastiche, che concentra il voto del pubblico impiego e, soprattutto, gode dell’immunità giudiziaria in gran parte delle procure. E, secondo i beninformati dei salotti alti, sarebbe il partito gradito dalla “mafia di San Gallo” a sempiterno governo della Penisola. La “mafia di San Gallo” è un gruppo ristretto di potere che si riunisce in Svizzera, di cui fanno parte alti prelati, finanzieri internazionali e uomini d’affari onnipresenti ai vari vertici internazionali.

Ma il lavoro sporco, il drenare i soldi con parvenza di legalità, qualcuno deve pur farlo. Ecco che il Lazio (con epicentro Roma) rappresenta una rendita senza fine nel ramo assicurazioni e riassicurazioni di beni, mutui e prodotti derivati costruiti su vari patrimoni consolidati. Le polizze d’una Asl della Ciociaria sono solo un dettaglio rispetto alle assicurazioni sui patrimoni del Comune di Roma e della Regione Lazio. Basti solo pensare ai rinnovi delle polizze degli immobili Ater ed Ipab, delle comunità montane, dei consorzi di bonifica (enti strumentali della Regione Lazio), delle sedi di enti e scuole di formazione e, non ultime, le Asl di Roma nel periodo Ruberti a capo di tutto in gabinetto Zingaretti. La sola mediazione su questi contratti permetterebbe la tranquillità economica a tante famiglie Dem. Si spera sia giunta l’ora che qualche anima pura scopra chi potrebbe aver favorito (o spinto) per le stipule dei contratti d’assicurazione per le case delle opere pie dell’Ipab gestite dalla Regione Lazio, e con loro delle Asl di Roma.

La storica “Assicurazioni di Roma” anche detta “Mutua Assicuratrice Romana” è stata per tantissimo una struttura economica pubblica, ben capitalizzata: assicurava in maniera esclusiva tutte le strutture del Lazio, dai mercati rionali alla sanità pubblica passando per le municipalizzate (Acea, Ama, Ater, Atac, consorzi vari). Poi con l’era delle grandi privatizzazioni qualche abile affarista prestato alla politica ha iniziato a dismettere la contrattualistica di strutture pubbliche presso la “Mutua Assicuratrice Romana”. Così sono entrati in gioco i colossi assicurativi privati che, ovviamente, riconoscevano una percentuale a chi permetteva s’accendessero polizze. La “Mutua Assicuratrice Romana” è ancora in essere: è partecipata (direttamente o indirettamente) ad una pluralità di organismi, come società, fondazioni, istituzioni, istituti, associazioni e tanti enti. Sovente la troviamo “costretta” a dividersi la torta con le assicurazioni private e speculative: la “Mutua Assicuratrice Romana” socializza i propri utili su Roma, mentre le assicurazioni private badano solo all’utile degli azionisti e fanno regali a chi le favorisce. Con la riforma municipale di Roma la Mutua è stata appellata “Gruppo Roma Capitale”: è costituito da società partecipate, enti pubblici e vigilanti, insomma enti di diritto privato controllati politicamente da chi sovente favorisce le assicurazioni concorrenti. I funzionari, e la dirigenza politica di Roma e Lazio, trattano in pratica in maniera poco trasparente i contratti d’assicurazione nei comparti dei servizi pubblici locali, delle risorse idriche ed energetiche, dell’igiene urbana, delle strutture di gestione del ciclo dei rifiuti, della mobilità e delle varie società pubbliche dei trasporti. “Non dimentichiamo i contratti da favola nei settori dell’ingegneria e dello sviluppo territoriale, della strumentazione e gestione delle infrastrutture, dei tributi locali, della cultura e dell’assistenza socio-sanitaria – ci suggerisce un addetto ai lavori – parliamo di cifre milionarie, che farebbero tremare le gambe al comune cittadino, e la sola mediazione su questi contratti assicurativi renderebbe ricco chiunque. Oltre all’Inail, gli enti di Roma e Lazio sottoscriverebbero da sempre polizze assicurative per “perdite, interruzione o sospensione, di attività di terzi” – spiega la talpa – per “perdite patrimoniali per l’attività commessa all’assunzione del personale e perdite patrimoniali derivanti” ed anche per spese legali in caso di sconfitte giudiziarie. E qui s’apre il capitolo degli studi legali che seguono con la mano sinistra il Comune e la Regione e con la destra assicurazioni ed eventuali danneggiati: sono tre o quattro studi che guadagnano tantissimo, veri monopolisti collegati ai Dem”.

Così, secondo il beninformato, i contratti che probabilmente sarebbero passati dai vertici del Pd non riguarderebbero solo la Asl di Frosinone, ma anche la Regione Lazio, le ex Province, i Comuni del Lazio, le Comunità Montane, le Aziende Speciali di Regione e Comune di Roma e dell’area metropolitana, i Consorzi Pubblici, gli immobili Ipab, le Case di Riposo in convenzione, l’Ater, tutte le Asl, gli Ospedali, Case di Riposo Pubbliche: tutte strutture la cui attività amministrativa ed economica passa al vaglio della Corte dei Conti.

“La durata dei contratti è per legge inferiore o uguale a 18 (diciotto) mesi, dopodiché le assicurazioni tornano a sgomitare per rinnovi o, come in certe Amministrazioni lontane da Roma, accettano di partecipare a regolari bandi e gare d’appalto – precisa il gola profonda – il periodo di assicurazione coincide con tale durata contrattuale e, spesso, gli incidenti capitano nel giorno di scopertura, costringendo le amministrazioni a rimborsare con le tasse dei cittadini i  danni (spesso poco chiari) ad importanti imprenditori vicini al Pd. Non è certo un caso che le assicurazioni stipulate dagli enti pubblici con le compagnie private (e non con la storica Mutua di Roma) siano nella forma claims made: ovvero tutte le omesse denunce durante il periodo di copertura comportano la perdita del diritto dell’assicurato (ente, Asl, consorzio) all’indennizzo. Con i privati l’assicurato è tenuto a fornire tutte le informazioni e l’assistenza del caso agli assicuratori – precisa “la spia” – con la Mutua di Roma le cose erano più elastiche, e gli enti locali non stavano col fiato sul collo. Così capita che oggi gli enti locali siano sempre più spesso costretti a farsi prestare i soldi per risarcire fantomatici danneggiati. Poi per le controversie relative ai contratti è competente esclusivamente il foro di Roma: quindi tutto rimane nella famiglia Pd”. Onde evitare querele, vista la gravità dei fatti esposti e l’enorme volume d’affari, si ometteranno i nomi dei vertici aziendali, assicurativi e politici.

Ma dalla copia d’un modello di contratto di ente pubblico romano emerge che (riportiamo integralmente il documento): “L’assicurazione non vale per i Sinistri relativi a: a) Danni Materiali di qualsiasi tipo salvo quanto precisato all’ultimo comma dell’articolo 13 che precede e/o conseguenti ad errori professionali dei Dipendenti Tecnici; b) attività svolta da taluno dei Dipendenti definiti in polizza quali componenti di consigli di amministrazione o collegi sindacali, di altri Enti della Pubblica Amministrazione e/o enti privati salvo quanto precisato dall’Articolo 24; c) la stipulazione, e/o la mancata stipulazione, e/o la modifica, di assicurazioni, nonché il pagamento e/o mancato o tardivo pagamento di premi; d) azioni od omissioni imputabili all’Assicurato a titolo di dolo di uno o più Dipendenti, accertato con provvedimento definitivo dell’autorità competente; e) inquinamento di qualsiasi genere di aria, acqua e suolo; danno ambientale in generale; la presenza e gli effetti, diretti e indiretti, di amianto o di muffa tossica di qualsiasi tipo; f) il possesso, la custodia o l’uso, da parte di qualsiasi persona, di autoveicoli, rimorchi, natanti o velivoli, esclusa comunque ed in ogni caso la Responsabilità Civile di cui alla legge 990 del 1969 decreto legislativo 209/2005 – titolo X; g) le responsabilità, accertate con provvedimento definito dell’autorità competente, che gravino personalmente su qualsiasi Dipendente per colpa grave e per Responsabilità amministrativa o Amministrativa contabile; h) fatti o circostanze pregresse già note all’Assicurato e/o denunciate prima della data d’inizio della Durata del Contratto; nonché per i Danni; i) derivanti da sviluppo comunque insorto, controllato o meno di energia nucleare o di radioattività; j) derivanti direttamente o indirettamente da guerra (dichiarata e non), invasione, atti di nemici esterni, ostilità (con o senza dichiarazione di guerra), guerra civile, ribellione, rivoluzione, insurrezione, usurpazione di potere, occupazione militare, tumulti popolari, scioperi, sommosse. atti di terrorismo o di sabotaggio organizzato”.

Così la parte del leone la fanno sempre e comunque le assicurazioni private, chi procura il contratto incamera la mediazione e, quasi sempre, a coprire i danni provvedono i cittadini con tasse, tributi, multe, ammende e contravvenzioni. “Comunque – chiosa il beninformato – che a nessun partito pare convenga debellare il fenomeno, piuttosto operare una sorta di concertazione allargata”.