La necessità di una politica lungimirante

Con la caduta del Governo si è aperta la corsa alle elezioni. Quello che subito è dato constatare è che tutte le forze politiche in campo sono esclusivamente tese alla conquista del primato elettorale senza, a tuttora, aver proposto ai cittadini alcun progetto per il Paese. Emerge così la costante dei loro comportamenti: coltivare il proprio particulare a qualunque costo.

Dinanzi a una crisi che attanaglia l’Italia da molto tempo, forze politiche facenti parte della stessa maggioranza si sono impegnate in una guerriglia continua, pur di ottenere la visibilità mediatica delle loro posizioni. La verità è che tali forze hanno approfittato dell’ombrello di Mario Draghi per affermare tutto e il suo esatto contrario. Alla fine, però, il giocattolo si è rotto, con conseguenze negative per la collettività.

È tempo ormai, però, di darsi una mossa: una mossa di responsabilità. Se le forze politiche hanno veramente a cuore le sorti del Paese, ci devono risparmiare una campagna elettorale dalle contrapposizioni violente, in cui una forza cerca di delegittimare l’altra, come è sistematicamente avvenuto nel passato, con la sinistra che ha demonizzato l’avversario di turno, sostenuta in ciò da interventi esterni, di cui nessuno può provare l’intenzionalità, ma certamente ne è riscontrabile la puntualità.

Inoltre, non si devono fare promesse staccate da un discorso organico e complessivo, tenendo imprescindibilmente che l’erario è dei cittadini e non dei partiti. Soprattutto, bisogna evitare di servirsi dello Stato nelle sue sfaccettature e, in particolare, dell’Amministrazione pubblica ai fini elettorali. Ciò che avviene quando con provvedimenti i più disparati si accontentano le proprie clientele politiche. È il caso della proposta del segretario del Partito Democratico, Enrico Letta, che vuole costituire un fondo di solidarietà per i diciottenni, prelevando le risorse con la tassazione su una certa categoria di contribuenti. Questo per noi significa non avere, oltretutto, una esatta visione delle problematiche dei giovani, i quali hanno bisogno di dignità e di lavoro, non di entrare nella platea degli assistiti.

Fare politica in maniera seria significa, pertanto, avere un progetto per il Paese. In tale ottica, le promesse di dare questo o quest’altro devono inquadrarsi in una prospettiva di realizzabilità. I romani insegnavano che ex facto oritur ius: i comportamenti, le scelte, non vanno presi sulla base delle astrazioni e delle teorie, ma partendo dalle situazioni reali. Nel tema delle riforme, occorre prestare approfondita attenzione agli organi costituzionali. Il Parlamento, in particolare, che ha subito dai Cinque Stelle la riduzione dei suoi membri, lasciando inalterate le funzioni dei due rami. Occorre, in più, ri-disciplinare le funzioni del capo del Governo, facendone non un primus inter pares come ora, ma il capo vero della compagine governativa.

Particolare attenzione occorre prestare alla Pubblica amministrazione. Questo importante settore della vita del Paese si trova nell’attuale situazione di degrado per i lunghi e colpevoli abbandoni di quasi tutti i governi. Quando si grida alle insufficienze della burocrazia, bisogna sapere che questa è filiazione diretta della cattiva legislazione. Una riforma vera della Pubblica amministrazione non c’è mai stata in questo Paese. I provvedimenti relativi hanno, in sostanza, riguardato il personale, non per attuare una gestione in linea con i principi costituzionali, ma per rendere l’Amministrazione medesima permeabile quanto il più possibile dall’esterno: infatti, sono state, sempre più aumentate le quote dei dirigenti riservate alla cooptazione politica. Ed è solo in base a criteri lato sensu politici che avvengono le nomine più importanti.

Una vera riforma si deve basare sulla semplificazione legislativa, sulla revisione delle competenze degli uffici, dimensionando i medesimi in relazione alla popolazione da servire, sulla revisione delle procedure. Ma, soprattutto, occorre ripristinare per tutti i settori della Pubblica amministrazione il controllo preventivo di legittimità, perché, per quanto riguarda gli uffici pubblici, non esistono efficacia ed efficienza senza il rispetto delle leggi. Va, inoltre, attuata una corretta politica del personale, che deve sostanziarsi nel riconoscimento del merito e della professionalità e non in regali di gradi e di carriere, come ha fatto molto spesso la sinistra.

I governi devono, inoltre, smetterla con la politica delle mancette e mirare allo sviluppo complessivo del Paese. Senza risorse, infatti, non vi può essere redistribuzione a favore dei soggetti più deboli. Allo sviluppo e al benessere si perviene con intelligenti politiche fiscali e dei redditi, che sostengano sia le imprese, sia le famiglie. Grande attenzione deve essere riservata alla sanità e al diritto, che sono i pilastri di ogni società. I seguaci della teoria istituzionale affermavano ubi societas, ibi ius. Noi invece diciamo: ubi ius, ibi societas. Senza il diritto non esiste la società.