Pd-M5S: volano stracci nell’alleanza sinistra

Di certo nella vita ci sono la morte, il secondo posto di Toto Cutugno al Festival di Sanremo e il cacio sui maccheroni. Ma anche che l’unione tra Partito Democratico e Movimento Cinque Stelle non poteva durare molto. Un matrimonio di convenienza allestito alla bene e meglio nell’ottica di tenere in piedi il Governo di unità nazionale. Una scelta che, alla fine, ha rinsaldato solo le posizioni nelle rispettive poltrone. Per il resto, invece, non ha fatto altro che acuire gli strappi già ben marcati all’interno di una vera e propria sinistra alleanza.

Ultimo capitolo in ordine di tempo è il faccia a faccia tra l’autoproclamato avvocato del popolo, Giuseppe Conte e il presidente del Consiglio, Mario Draghi. Al centro dell’incontro (poi rinviato), la decisione o meno del M5S di continuare ad appoggiare l’Esecutivo anche nell’ottica dei provvedimenti in discussione, come il reddito di cittadinanza e i bonus. A rompere gli indugi, in questo clima da (quasi) separati in casa, ci ha pensato un personaggio “buono” per tutte le stagioni, ovvero Dario Franceschini: “Se il M5S rompe ci sarà uno stop all'alleanza per il 2023”. Il ministro della Cultura, pertanto, nel corso dell’incontro nazionale di AreaDem, a Cortona (Arezzo), ha chiarito: “Da qui alle elezioni, per andare insieme al M5s dobbiamo stare dalla stessa parte. Se ci sarà una rottura o una distinzione, perché un appoggio esterno è una rottura, per noi porterà alla fine del Governo e all’impossibilità di andare insieme alle elezioni. E si brucerà chiaramente ogni residuo possibilità di andare al proporzionale”. Non solo: “Penso che il tema del proporzionale e maggioritario non è solo di convenienze, ma di prospettive. Il maggioritario spinge a creare le barriere, blocca i processi evolutivi, mentre il proporzionale fa chiarezza, alleanze meno omogenee ma che possono costruire programmi. Sarà difficile cambiare la legge elettorale ma dobbiamo provarci fino in fondo”.

Dall’altra parte, i pentastellati non hanno certo stappato le bottiglie di champagne. Anzi, hanno affilato le armi (ecosostenibili, sia mai). Infatti, secondo quanto riportato dall’AdnKronos, le chat interne dei Cinque Stelle sono roventi: “Il Pd vuole mandarci al 2 per cento, ma andasse a fan...o”. Mentre tra i parlamentari è balenata la massima: “Il Pd ci sta minacciando, e questo davvero non possiamo tollerarlo”. Conte alle 13 avrebbe dovuto convocare il Consiglio nazionale del partito. Una riunione, via Zoom, che doveva per fare il punto con il vertice del M5S prima dell’incontro con Draghi. Incontro che, come detto, è saltato dopo la tragedia della Marmolada: il premier infatti è volato in Trentino per un sopralluogo.