Legalizzazione della cannabis, le ragioni dei “no”

È in atto un forte scontro politico sulla legalizzazione della cannabis. Fallito il Ddl Zan, la sinistra è passata all’attacco di un altro tema divisivo e scottante, soprattutto nei riguardi dei giovani. Tutti sappiamo quanto sia aumentato il consumo di droghe e come il consumo di droghe sia all’origine dei principali mali dei ragazzi e della società. Pertanto, verrebbe da pensare che la discussione parlamentare sia l’ennesima provocazione della sinistra, che dovrebbe cominciare seriamente a rivedere tante delle sue campagne sui presunti diritti civili. Ma una riflessione pubblicata su Repubblica, a firma Chiara Valerio, introduce oggi una prospettiva nuova: “Chi paga le tasse dovrebbe essere a favore della legalizzazione della cannabis”.

“È il mio punto di vista e voglio argomentarlo”, scrive la giornalista. Che offre la seguente spiegazione: “Nel documento 2021 della Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze in Italia (dati Istat 2020) si legge che il mercato delle sostanze stupefacenti muove attività economiche per 16,2 miliardi di euro, di cui circa il 39 per cento attribuibile al consumo dei derivati della cannabis”. In più, Chiara Valerio denuncia che il consumo “alimenta un’economia sommersa il cui indotto favorisce ingiustizie, sfruttamento e disuguaglianze e non ritorna sotto forma di servizi alla comunità”.

Un’osservazione pregnante rivolta al popolo dei supertassati con l’intento di convincerli che la legalizzazione sarebbe favorevole. Tema fiscale, dunque, non il classico dibattito sui danni. Non è l’unica tattica della sinistra per argomentare le sue proposte. C’è anche la raccolta di firme per un Referendum (finora 630 mila) promossa da associazioni, movimenti e partiti politici guidati da Rifondazione Comunista, per chiedere “la modifica dell’articolo 73 e 75 del Codice penale per la depenalizzazione del consumo e la produzione di piccole quantità di cannabis e l’eliminazione del ritiro della patente per i consumatori”. Condivisibile o inaccettabile, giusta o sbagliata?

Mi preme segnalare il deciso attacco della sinistra al raggiungimento del suo traguardo, anche se già da ora si segnala la contrarietà di Italia Viva con Matteo Renzi ancora una volta, per ora, a parole, intenzionato a fare la differenza al momento del voto. Ma anche se una legge sulla legalizzazione “non dovesse passare” resta però il tema, la percezione della società e, in particolare, il messaggio ai giovani.

Nel dibattito è entrato anche il capo dello Stato. Sergio Mattarella ha sottolineato come il fenomeno delle dipendenze abbia spesso radici profonde, legate a disagi che possono riguardare ciascuna persona e che la società spesso non coglie: “Comprendere tale realtà rappresenta un punto di partenza fondamentale per intervenire con la determinazione e le capacità necessarie nei vari ambiti”.

Un monito alle forze politiche ad affrontare e trovare soluzioni ai problemi che alimentano le dipendenze dalle droghe. E come possono i partiti riuscire se non si affronta l’altra questione a monte e cioè gli ingressi irregolari e insostenibili i quali, non sfociando nelle esigenze di impiego di lavoro e mano d’opera, fatalmente finiscono ad alimentare solo l’illegalità. Il centrodestra pare compatto: Lega e Forza Italia hanno votato contro e stavolta si è unita pure Fratelli d’Italia. L’azzurra agli Affari regionali, Mariastella Gelmini ha argomentato: “Faccio parte di un pensiero, di una corrente culturale, che non solo è contraria a qualsiasi forma di legalizzazione di ogni tipo di sostanza stupefacente, ma sono anche convinta che non esista una libertà di drogarsi”. E Giorgia Meloni ha etichettato “devastante” il messaggio lanciato dal ministro del Lavoro e Politiche sociali, Andrea Orlando e dalla ministra per le Politiche giovanili, Fabiana Dadone. Il piddino Orlando ha detto che “occorre superare un approccio meramente repressivo ed evitare ipocrisie, ideologie, fanatismi e propaganda politica”. La pentastellata Dadone, parlando alla VI Conferenza nazionale sulle dipendenze e ricordando di essere la promotrice di una legge sulla legalizzazione, avrebbe auspicato “la stesura di un piano nazionale di azione”. Cosa significa? Che sulla “droga legalizzata” esiste già un programma e una pianificazione tanto da sollevare nella Meloni quell’attacco?

Imbarazzo sulla Lega – anche se Matteo Salvini continua a mostrarsi perentorio – a discettare e avanzare sbarramenti, a schierare il partito come contrario, dimenticando l’incidente dello spin-doctor della comunicazione nazionale, che avrebbe fatto uso di escort e droga (sull’inchiesta i pm hanno chiesto l’archiviazione, ndr). Sospeso vero, ma che messaggio ne viene fuori per l’elettorato leghista che seguiva ingannato le politiche sugli stranieri, sul Ddl Zan, sulla presunta difesa degli interessi degli italiani?

La legge non sappiamo che fine farà: se sarà bocciata, se resterà ferma nelle Commissioni, se sarà approvata con un colpo di scena in Parlamento. Non sappiamo se finirà con un Referendum per cui è in atto l’ampia mobilitazione. E non sappiamo se, infine, molti si convinceranno sulla scorta delle indicazioni dei vantaggi fiscali derivabili dal rendere libere “droghe leggere” e “coltivazione”. Ci sono due grandi questioni di qua e di là: i danni enormi, irreversibili e le conseguenze di “tutte” le droghe, compresa la cannabis, sui consumatori soprattutto se giovani; lo sfruttamento, la criminalità e il danno nelle economie derivanti dai commerci di queste sostanze.

Le ragioni del e del no stavolta incrociano non solo appartenenze politiche e convinzioni individuali, ma un tema più globale. L’impiego di droghe a scopo terapeutico fa già parte del nostro ordinamento, occorre invece incidere a livello mondiale sulle produzioni soprattutto in quei Paesi poveri per cui coltivazioni e realizzazione di “stupefacenti artificiali” costituiscono la fonte di arricchimento. Un giorno, uno di quei giovanotti che circolano nelle città in cerca di clienti mi disse provocatoriamente: “Prendi… vuoi… per un bambino colombiano!”.