L’opposizione diventa dissidenza: è la regola del governo Draghi

L’involuzione democratica è ormai evidente in ogni angolo della vita sociale, e forse la storia del Green pass è solo una parte del problema. Di questo se ne sono rese conto trasversalmente tutte le forze partitiche, al punto da aver condiviso l’idea d’abolire il concetto d’opposizione al governo ed ai poteri. Parimenti la politica oppositoria è tornata in quell’angolo della vita pubblica, in quel ghetto, da cui era fuoriuscita a fine Ottocento. Il governo ha di fatto bollato ogni forma d’opposizione come dissidenza. Il dissidente è per antonomasia il nemico giurato del potere non democratico. Colui che contesta attivamente la dottrina morale d’un governo tutt’uno con lo Stato etico: un governo partorito dal potere che usa lo “Stato etico tecnocratico” per piegare il popolo ad una condotta morale costruita dal padrone della tecnologia (a fine Ottocento dei mezzi di produzione) e ben al di fuori dalla condivisione sociale e naturale dei valori.

Va considerato che lo “Stato etico tecnocratico” è in Italia ancora giovane virgulto, ed il popolo fortunatamente non è a cospetto d’una politica istituzionale consolidata. La gente ancora spera in un ritorno delle buone maniere, e lo ha dimostrato anche l’interesse diffuso sulla Leopolda di Matteo Renzi: quest’ultimo ha detto senza mezzi termini che lui promette una politica democratica e cristiana, ha poi aggiunto centrista, mentre gli altri (alludeva ai suoi concorrenti) danno al popolo solo tasse, sacrifici, obblighi tecnocratici, burocratici e tecnologici. Renzi sa che l’italiano medio rimpiange la pax democristiana (durata certo meno della pax romana). Quella politica del “volemose bene” che permetteva alla Diccì d’aggiustare le tantissime beghe che assillavano l’elettorato. Quest’ultimo è oggi pluringuaiato e sa che nessuno può risolvere i problemi, e perché il potere (magistrati e tecnocrati) chiedono la testa del popolo. Lo “Stato etico tecnocratico” ha a proprio favore la casta dei magistrati, dei tecnici, dei poliziotti, dei militari e dei vincitori di concorso in genere: un pabulum consensuale che nemmeno l’Unione Sovietica e l’Arabia Saudita possono vantare, perché la storia dell’ascesa dei sistemi totalitari classici cova al proprio interno comunque una forza di dissidenza impersonata da burocrati, intellettuali, giornalisti, accademici. In Italia questo manca, e perché le categorie appena citate si sentono gratificate dal ruolo di censore dato loro da Mario Draghi. Nessun russo d’estrazione popolare avrebbe mai offeso in pubblico un dissidente semplicemente perché la pensava diversamente dal potere, ci ricorda lo storico Roj Medvedev. E questo perché il popolo degli “stati etici” novecenteschi si sentiva intellettualmente partecipe dello Stato, ed il potere era conscio che il bagno di folla poteva oggi essere a favore e domani contro. Nella variante tecnocratica il potere ha di fatto sedato la dissidenza, eliminato l’opposizione, soprattutto varato un percorso del tutto simile all’assolutismo monarchico, con la sola differenza che al posto della divina investitura c’è quella tecnocratico finanziaria planetaria.

I dissidenti od oppositori novecenteschi potevano anche tentare di destabilizzare i governi (di rovesciarli) soprattutto perché acquisivano il supporto popolare nelle varie azioni politiche. La ribellione o rivoluzione era la vera figliastra (ed a volte matrigna) degli stati etici. Ma oggi questo non è possibile, perché lo “Stato etico tecnocratico” ha ottenuto dai potenti della Terra (presenti al G20 e padroni dell’Onu) l’avallo a difendere con ogni mezzo il sistema e chi lo rappresenta. Quindi come nei regimi totalitari per dissidenti ed oppositori veri ci sono le lunghe pene detentive, l’emarginazione economica e, se c’è eccesso di lotta, anche la pena di morte. Del resto l’Italia (e l’Occidente tutto) ben si guarda dal chiedere alla Repubblica popolare cinese che fine abbia fatto la famiglia della tennista violentata dal vice del presidente Xi Jinping, s’ipotizza siano stati internati dopo le dichiarazioni di violenza della ragazza: probabilmente verranno rilasciati dopo che la tennista dichiarerà pubblicamente d’aver mentito, offendendo così la reputazione del partito comunista cinese. L’internamento forzato nei manicomi dei dissidenti potrebbe tornare utile anche a qualche ex democrazia occidentale, ergo i governi evitano d’eccedere nel chiedere spiegazioni a Xi Jinping.

Piuttosto, oggi il vero antagonista al partito unico di governo è rappresentato da uno certo gruppo di dissidenti sociali, che s’oppongono apertamente agli atteggiamenti della classe dominante: ma quest’ultima usa giornalisti come Lilli Gruber ed Enrico Mentana e sodali per offendere e ridicolizzare minoranze politiche, dissidenti ed oppositori. E fin qui nulla di nuovo sotto il sole. Si stenta anche a credere che lo “Stato etico tecnocratico” possa essere rovesciato da una sorta di “guerriglia asimmetrica” (non necessariamente violenta come in America Latina) perché è già pronta l’accusa di terrorismo contro chiunque porti avanti idee avverse a moneta elettronica, tracciatura totale e continua del cittadino, obblighi ai vari aggiornamenti tecnologici. Vengono già denunciati mediaticamente come terroristi ambientali tutti coloro che si chiedono perché cambiare l’auto e la lavatrice se ancora funzionano, e soprattutto perché indebitarsi per acquistare nuova tecnologia.

In Italia poi c’è un profondo discrimine: infatti i difensori dello “Stato etico tecnocratico” chiedono che i cittadini si pieghino a regole e norme Ue mentre i dissidenti lottano perché vi sia il rispetto delle leggi votate dal Parlamento e d’ispirazione costituzionale. Il governo italiano ha ormai le sole norme Ue come fonte ai propri decreti, e sappiamo bene come questo di fatto stia mandando in disuso la nostra Costituzione. Sappiamo bene come in importanti stati dell’Ue stia tornando d’attualità il dibattito sia sulla pena capitale che sull’ergastolo: e qualora Strasburgo e Bruxelles nicchino e consentano quest’irrigidimento delle pene? Pertanto i ruoli di opposizione e dissidenza diventano fondamentali per le garanzie costituzionali di tutti i cittadini. Va sottolineato che, nell’attuale dibattito politico italiano, i dissidenti sono sempre particolarmente accorti a non mettere mai in discussione i principi stessi su cui si fonda lo Stato, a differenza dei governativi che chiedono superamento della Costituzione ed introduzione di norme gradite alle multinazionali energetiche e delle comunicazioni. La dissidenza italiana non ha come progetto minare od aggredire il potere e le istituzioni in quanto tali, bensì chiede semplicemente di applicare le leggi esistenti e di garantire i diritti dei cittadini. Soprattutto che la politica freni la violenza dei poteri di capitale su poveri, emarginati ed invisibili. Perché sta passando la vulgata che i poveri usino mezzi tecnici che inquinano, e quindi sarebbe meglio dare loro un reddito in cambio della loro emarginazione in perimetri ghetto. Forse Mario Draghi sarà il primo (con l’avallo di Silvio Berlusconi ed Enrico Letta) a varare il “reddito universale di cittadinanza” in moneta elettronica per i poveri: a patto che i poveri non escano dalle loro abitazioni fornite dallo Stato, che usino elettrodomestici collettivi sempre aggiornati a norma Ue ed energetica (sempre fornito dallo Stato), che non dispongano di mezzi di locomozione e vestano tutti uguali con abiti forniti dal sistema, che s’approvvigionino di cibo in spacci convenzionati con la “moneta elettronica per poveri”. Considerando l’aumentata percentuale di “povertà irreversibile” (per motivi bancari, giudiziari, fiscali, tributari) non va escluso che lo “Stato etico tecnocratico” progetti anche percorsi d’esclusione sociale che riducano i dissidenti in “povertà irreversibile”. Ma a questo compito certamente provvederanno forze di polizia e magistratura. “Un prezzo alto per chi pensi di fare opposizione” staranno pensando i tanti deputati in attesa che scatti il vitalizio.