Quirinale, Renzi “brucia” Gentiloni e sonda il Cavaliere

Sergio Mattarella continua a ribadire la propria indisponibilità alla ricandidatura. Nonostante ciò, viene continuamente tirato in ballo. Secondo il sondaggio realizzato da Demos per Repubblica, la maggior parte degli italiani – il 43 per cento – a domanda diretta su chi vorrebbe come nuovo capo dello Stato non sa o non risponde. Tra coloro che invece danno un’indicazione, la maggioranza delle preferenze va proprio all’attuale presidente del Consiglio, Mario Draghi, con il 16 per cento, in crescita rispetto al 13 per cento di due mesi fa. Resta secondo Sergio Mattarella, con il 10 per cento, tallonato da Silvio Berlusconi al 9 per cento. Giuseppe Conte passa dal 5 al 2 per cento, mentre Paolo Gentiloni ed Emma Bonino raccolgono l’1 per cento. Ma c’è un altro candidato con cui fare i conti: Giuliano Amato. Perennemente in bilico tra una quasi certa presidenza della Corte Costituzionale e l’idea del Colle.

Gentiloni, commissario dell’Unione europea all’Economia, rappresenta una figura che riuscirebbe a trovare consensi innanzitutto nel Partito democratico guidato da Enrico Letta. Non a caso il senatore Andrea Marcucci ritiene che “sarebbe un ottimo nome per il Colle, potendo contare non solo su un ottimo curriculum nazionale, ma anche su un crescente prestigio internazionale in Europa e negli Stati Uniti”. Gentiloni è una possibilità tanto auspicata dalla sinistra che però potrebbe essere già sfumata.

Come fa notare fa notare Marco Antonellis su Italia Oggi, l’opzione Gentiloni è piuttosto in salita: perché il centrodestra dovrebbe votare un candidato del Pd? Matteo Salvini è stato chiaro: “Bisognerà evitare un presidente palesemente schierato a sinistra”. Sulla stessa linea Giorgia Meloni, che conta sulla compattezza del centrodestra e su “un rapporto leale fino alla fine della partita”.

Sul tavolo resta l’ipotesi di Silvio Berlusconi, che continua a ricevere apprezzamenti dagli alleati e promesse di fedeltà qualora fosse un candidato. Secondo i primi numeri con il pallottoliere alla mano, al centrodestra mancherebbero 10 o 15 voti se facesse sponda con Italia viva.

Renzi, in pratica, dopo aver “bruciato” il nome di Gentiloni (è bastato fare circolare la notizia di una cena fra i due a Bruxelles), sonderebbe la disponibilità del Cavaliere. Anche se ufficialmente l’ex leader del Pd continua a invocare una larga convergenza tra centrodestra e centrosinistra. Per ritagliarsi, ancora una volta, il ruolo di ago della bilancia. Intervistato dal Corriere della Sera, il leader di Iv afferma che Draghi sarebbe uno straordinario presidente della Repubblica e tuttavia farebbe molto bene anche da Palazzo Chigi. “Nell’uno e nell’altro caso – osserva – bisogna mettere in conto le elezioni nel 2022. Noi preferiremmo votare a scadenza naturale nel 2023. Ma gli interessi dei leader dei partiti principali, da Salvini a Meloni, da Letta a Conte sono diversi”. Quanto alla posizione del suo partito sul Colle, l’ex premier risponde che “Iv voterà col centrodestra e col centrosinistra un presidente europeista e anche il Pd voterà col centrodestra”.

Secondo Renzi, al segretario del Pd Enrico Letta “sfuggono due considerazioni. La prima è che al Quirinale è giusto votare un candidato tutti insieme” perché “il presidente è l’arbitro, non un giocatore. Votare insieme al centrodestra, poi, in questo passaggio è un dovere istituzionale e algebrico visto che stavolta hanno i numeri dalla loro parte”. “Non credo che Letta potrà espellere persino il Pd dal centrosinistra”.

Il leader di Italia viva plaude al Trattato del Quirinale, dicendosi “entusiasta”, e a chi gli obietta se non sia troppo filofrancese replica dicendo che “chi oggi critica finirà come Luigi Di Maio che ieri era il più imbarazzato”: accanto Mattarella, Draghi e Macron, “la foto simboleggia la fine dei Cinquestelle”, sostiene.

Renzi si esprime anche sul rapporto con il leader di Azione Calenda. “Carlo – sostiene – fa tutto da solo. Anche quando attacca duramente e poi fa la pace”. E spiega: “Il centro non lo facciamo nascere io e Calenda. C’è già. Qualcuno lo rappresenterà. A me piacerebbe che a farlo fosse un soggetto plurale”.