Sinceramente falsi

Un vecchio film americano racconta di un candidato alla presidenza Usa fotografato dal suo staff elettorale mentre fa lo strillone vendendo un giornale, uno solo, e mentre lucida una scarpa, una sola. Ebbene, tale Roberto Fico si preparò a presiedere la Camera dei deputati andandoci su un autobus in cui, fra telecamere e giannizzeri, come passeggero (e con aria schifata) ci stava solo lui. Subito dopo, e per sempre, auto blu, quella che, per incassare voti, aveva additato come il vecchio da superare. Il segnale, il MoVimento, l’aveva lanciato chiaro, anche se il suo elettorato, che non fa rima con alfabetizzato, l’aveva equivocato. E per questo l’aveva votato.

La V maiuscola e pure rossa era una separazione fra parole e, nel contempo, un segno di rispetto per chi sa leggere: Mo-Vi-mento. Sul frizzante Luigi Di Maio ci sarebbe una antologia. Una per tutte, “mai con il Partito Democratico!”. Si è visto. Il “prestanome” Giuseppe Conte, l’unico a saper leggere e scrivere, aveva voluto fare lo spaccone millantando atenei americani che, in seguito, dichiararono di non averlo mai sentito nominare. Fedele alla linea anche l’entourage: Walter Ricciardi si spacciò per l’uomo dell’Oms in Italia. Peccato che l’Oms abbia diramato una nota in cui prendeva le distanze da lui. Domenico Arcuri, il mago di mascherine e siringhe “tarocche”, l’inventore dei tendoni a primula a scapito delle strategie di vaccinazione, nega di conoscere un “faccendiere” con cui ha scambiato appena 1284 telefonate.

La lista sarebbe infinita e noiosa, ma chi ti annuncia le menzogne che sta per lanciare ti ha avvertito: se non gli credi e poi affondi con tutto il Paese, non puoi lamentarti. Al massimo, puoi invocare draghi lanciafiamme.