Ristori, polemiche e lo sciopero del 9 dicembre

Fare i conti. E fare di conto. La manovra, i decreti Ristori (uno e bis). E poi la liquidità che, come detto dal ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, servono come il pane per “traghettare il Paese” in direzione del rilancio. Sul piatto i 20 miliardi per il prossimo scostamento da mettere a regime per gli interventi dell’anno prossimo. Ma quel denaro, da subito, sarebbe utile per rendere fruttuosi i Ristori (uno, bis e forse anche ter). Da qui l’ipotesi per un altro scostamento. Ovviamente, il nuovo deficit deve passare il vaglio del Parlamento con maggioranza assoluta. E al Senato servono appoggi, visto che i numeri non sono “assoluti”.

Dall’altra parte piovono strali. Carlo Bonomi, presidente di Confidustria, dice: “Le risorse stanziate non sono sufficienti a evitare chiusure e fallimenti a catena”. Così invece i sindacati, con un coro unanime della Triade: “Le risorse previste per una giusta riforma fiscale appaiono non sufficienti”. Intanto per il 9 dicembre è proclamato lo sciopero della Pubblica amministrazione, per puntare il dito contro la “mancanza delle necessarie risorse per lavorare in sicurezza, per avviare la stabilizzazione del precariato”. A sua volta Fabiana Dadone, ministro della Pubblica amministrazione, sottolinea: “Qualcuno pensa di bloccare l’Italia e mettere a rischio la già fragile tenuta sociale”. In questo contesto, Ignazio Visco, governatore di Bankitalia, nota: “Le autorità fiscali e monetarie dovrebbero continuare a fornire sostegno. Ritirare il sostegno troppo presto o un mancato intervento tempestivo potrebbero frammentare la ripresa”.

L’agenda degli appuntamenti non è bianca. C’è attesa sull’arrivo del Bilancio: lunedì le audizioni di Gualtieri, sindacati, associazioni di categoria. Martedì sarà la volta di Bankitalia e Corte dei conti. Mentre al Senato l’iter del dl Ristori approderà mercoledì in commissione Bilancio e Finanze: sono quasi 2mila le richieste di modifica, da parte delle minoranze.