Movimento 5 stelle, un’eutanasia annunciata

Oramai è un dato di fatto, anche se qualcuno, maldestramente, cerca invano di arginare la questione, le stelle della buona sorte che avevano accompagnato i pentastellati non brillano più come un tempo. Quel Movimento che era nato e che aveva cavalcato la corsa imbizzarrita del malcontento, sempre più crescente, verso quella certa politica rea di ricorrere alla pratica dell’inciucio, allontanatasi sempre più dal popolo e più a suo agio nei palazzi del potere, adesso come in un déjà-vu, è perfettamente incarnata da molti rappresentanti del Movimento 5 Stelle, sempre più in difficoltà, come lo è, quel cavaliere che sta per essere disarcionato.

Uno strano segno del destino, forse già presente nel loro simbolo elettorale, e già, perché il M5s scegliendo come logo delle stelle avrebbe dovuto sapere che anche quelle più luminose, nascono, esistono per un certo periodo di tempo e poi, anche se pur lentamente, muoiono. Alcune si affievoliscono sempre più, mentre altre esplodono, come del resto sta accadendo allo stesso movimento che proprio come le stelle, quando finiscono l’idrogeno, cominciano a contrarsi e a diventare sempre più piccole e più calde, proprio come il clima che si sta respirando nei rispettivi gruppi alla Camera e al Senato, per non parlare tra i simpatizzanti che, usciti dalla nebulosa che li circondava, incominciano a vederci chiaro.

La contrarietà che si fa strada e corre all’interno dei Cinque Stelle è molto più ampia di ciò che si possa pensare, la dinamica intrapresa dai vertici, posta in campo come una sorta di panacea, è circoscrivere ad ogni costo questo disagio, con una sola parola d’ordine, prendere tempo, leggasi perder tempo. Va ricordato che le chiacchiere che cercano di rifilare ai loro eletti e infondere all’opinione pubblica vanno bene fino ad un certo punto, fino a quando poi non succede, come sta accadendo, il disastro al loro interno. Per uno strano scherzo del destino quel “vaffa”, gridato nelle piazze e non dimentichiamo negli spettacoli a pagamento del Beppe nazionale, che un tempo è stato il collante su cui si sono convogliati consensi che per molti hanno fatto sì che nascessero delle carriere politiche altrimenti improbabili, oggi si è rivoltato contro lo stesso Beppe Grillo e i suoi fidi, colpevoli di aver snaturato e fatto venir meno quei principi per i quali erano nati. Quando erano all’opposizione ricordate il tanto caro streaming? Tutti dovevano sapere e tutto alla luce del sole, pardon di ripresa, dapprima con Pierluigi Bersani e successivamente con Matteo Renzi, chi non ricorda il famoso “Non sei credibile, sei un vecchio”.

Beppe, ma che fine ha fatto lo streaming? Ah, forse ai giorni nostri, lo streaming nelle riunioni o nei vertici, come volete definirli, non va più di moda, soprattutto se le beghe e gli attori sono pentastellati. Le varie anime del M5s, si anime, così sono state definite recentemente da Alessandro Di Battista, forse perché non hanno il coraggio di chiamarle correnti, troppo in uso da partiti del passato, meglio distinguersi, quindi sciorinare il termine “anime” da un’immagine agli occhi della gente di quel qualcosa di più puro, meno accostabile con i lunghi coltelli che accadono in altri soggetti politici. Quella deflagrazione che per lungo tempo era stata solo rinviata, adesso è divenuta ineluttabile per molti, anche sui territori, e sta prendendo sempre più piede tra i parlamentari che, lungamente con sofferenza, hanno atteso prima di fare delle scelte di rottura e hanno parlato, hanno potuto dire ciò che pensano in piena libertà, sono stati testimoni oculari del peggiorare delle cose, sentendo sulla propria pelle l’evidente mancanza di democrazia interna.

Probabilmente il j’accuse dei tanti ha a che fare con l’impegno all’interno della galassia (dato che parliamo di stelle) pentastellata, dove dapprima le decisioni venivano discusse e decise in modo orizzontale sui territori, con proposte che provenivano dai cosiddetti meet-up, successivamente non più forza di opposizione, ma di governo, calate solo dall’alto con la totale esclusione delle realtà locali. La combinazione autodistruttiva composta dalla totale perdita di contatto con i territori, con le loro legittime istanze e la convinzione di alcuni big di essere divenuti, tutto a un tratto, grandi politici, porterà questo movimento, se non vi è un cambio di rotta, all’inevitabile implosione con grande capacità ed efficacia.

È inutile continuare a nascondersi dietro un dito, i Cinque Stelle sono letteralmente spaccati, sono giorni difficilissimi che anche il gruppo al Senato sta attraversando, facendo traballare la tenuta del Governo, stanno venendo al pettine quei vecchi nodi mai sciolti, sono venute meno quelle motivazioni che spingevano alcuni senatori di fare parte dello stesso gruppo per portare avanti quel concetto di “idee buone” propositive, anche per un rilancio dell’Italia, che mi pare non passi di certo per la quota di soldi da versare in un conto privato, come rivelato, tempo addietro, dall’ex ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Lorenzo Fioramonti, che sottolineava il fatto che nessuno, tra l’altro, sa come vengono utilizzati. Alle persone comuni, ma anche alle imprese, interessa che i loro problemi vengano risolti e, per quel patriottismo innato, che la propria nazione torni ad essere presente nel panorama internazionale, che il grido “Italia” non sia presente solo alle partite di calcio della nazionale!