Il nominificio di Giuseppe Conte con 450 esperti più 11 donne è come il Cremlino

Da governo a nominificio, a metà tra il monumentale Cremlino e l’elefantiaco Palazzo del Popolo di Pechino. La fase 2 del governo Conte si contraddistingue non per la severità delle spese e per la semplificazione, ma per la moltiplicazioni degli incarichi. Erano già 15 le task force istituite dal premier per l’emergenza per un totale di 450 esperti, oltre a tutti i funzionari della pubblica amministrazione e i vari enti italiani, eppure non sono bastati. Solo qualche giorno fa Giuseppe Conte ha nominato altri 11 super esperti, di cui 5 in forza al “gruppo” guidato dal manager Vittorio Colao e altri 6 al “gruppo” della Protezione civile di Angelo Borrelli. Quale impellenza ha prodotto la nuova infornata? Nessuna, tranne una: l’ideologia. Perché solo per ottemperare ai Diktat di una ideologia che sovrasta ogni logica e necessità Giuseppe Conte ha dovuto “ubbidire” ai movimenti femministi e alle insistenze delle deputate Emma Bonino e Laura Boldrini, capofila in questa battaglia, per inserire nelle task force già affollate altre 11 donne, 5 nel “gruppo” di Colao e 6 nel “gruppo” di Borrelli.

È il caso di dire “quando la dottrina diventa ottusità”. Perché mi chiedo dove sia finita la pentastellata battaglia sulla riduzione dei parlamentari, i tagli delle poltrone e degli stipendi? Tutto spazzato via di fronte al dictat della parità di genere, mentre il paese si taglia i viveri. E chi sono le neo nominate? Più che espertissime sono “militanti” del cartello femminista. Tra le new entry c’è chi a prima vista c’entra poco con il Covid-19, come Donatella Bianchi, presidente del Wwf Italia e conduttrice del programma Linea Blu della Rai. Non è un caso che i primi a complimentarsi siano stati gli ambientalisti, tra cui il “verde” Alfonso Pecoraro Scanio e l’ex deputato del Pd Ermete Realacci. Oltre alla Bianchi, sono state scelte rinomate sociologhe e filosofe di orientamento politico: Enrica Amaturo (professoressa di sociologia all’Università degli Studi di Napoli Federico II), Marina Calloni (professoressa di Filosofia politica e sociale alla Bicocca di Milano e fondatrice di Adv - Against Domestic Violence, centro universitario dedicato al contrasto alla violenza domestica), Linda Laura Sabbadini (direttrice centrale dell’Istat) e Maurizia Iachino (dirigente di azienda).

Stessi criteri per il comitato tecnico-scientifico di Angelo Borrelli, dove sono entrate Kyriakoula Petropulacos (direttrice generale Cura della Persona e Welfare della Regione Emilia Romagna), Giovannella Baggio (presidente del Centro Studi Nazionale di Salute e Medicina di Genere), Nausicaa Orlandi (presidente della Federazione Nazionale degli ordini dei chimici e dei fisici), Elisabetta Dejana (biologa dell’Università di Uppsala, in Svezia), Rosa Marina Melillo (professoressa di Patologia Generale alla Federico II di Napoli), Flavia Petrini (professoressa di Anestesiologia a Chieti). Qualcuno penserà che se i 450 in carica erano tutti uomini il riequilibrio, per quanto aggravio, fosse doveroso. Manco per niente. Perché nella stessa task force di Colao i nomi al femminile c’erano già e del calibro della decantata economista Usa Marianna Mazzucato. E con la stessa logica “politica” era stata costituita una task force tutta al femminile presso il ministero delle Pari Opportunità e la Famiglia, guidato da Elena Bonetti, dal titolo eloquente “Donne per un nuovo Rinascimento” con a capo la stella del Cern di Ginevra Elena Giannotti, col compito di elaborare idee e proposte per il rilancio sociale, culturale ed economico dell’Italia dopo l’emergenza virale. Mi venite a dire che non bastava tutto questo dispiego di cervelli rosa per le pari opportunità? Si potrà obiettare che “i magnifici 450 più undici donne” non riceveranno un regolare stipendio da manager, anche perché sarebbero impagabili per la pubblica amministrazione, ma solo rimborsi.

E voi credete che saranno conteggiati i caffè e le penne? Beati voi, vedremo alla fine quanto ci costeranno questi super esperti ed esperte in epoca Smart working e digitale quando a mio parere basterebbe un governo di 15 ministri e i loro computer. Il bilancio finale è macroscopico, secondo la mappa ricostruita anche dal Sole 24 Ore: 21 esperti guidati da Vittorio Colao alle dipendenze del premier; 27 alla Protezione civile più altri 12; 74 al ministero dell’Innovazione di Paola Pisano; 8 al ministero della Salute di Roberto Speranza; 100 al ministero Affari Regionali di Francesco Boccia; 15 al ministero dell’Istruzione di Lucia Azzolina; 35 al ministero dell’Economia di Roberto Gualtieri; 9 al ministero dell’Ambiente di Sergio Costa; 40 al ministero della Salute di Alfonso Bonafede; 13 al ministero delle Pari Opportunità di Elena Bonetti; 11 al Sottosegretariato all’editoria di Andrea Martella e 40 alle dipendenze del Commissario straordinario Domenico Arcuri. Poi c’è anche chi sostiene che sono tutti nomi selezionati nelle lobby delle multinazionali alla Goldman Sachs e gruppo Bilderberg, ma lasciamo cadere queste illazioni. Limitiamoci a constatare che se per alcuni ancora vale l’ideologia, per altri restano in piedi i proverbi. E con tanti galli a cantare difficile si faccia giorno.