Eurispes: antisemitismo, il mistero del dato scomparso

Questa mattina è stato presentato il Rapporto Italia 2020 dell’Eurispes, giunto alla 32a edizione, dove vengono affrontati temi che l’Istituto ritiene rappresentativi della attualità politica, economica e sociale del nostro Paese.

Tra le varie tematiche affrontate, una sezione è dedicata alla diffusione e le caratteristiche degli atteggiamenti di pregiudizio e sospetto ancora oggi purtroppo associati al popolo ebraico: il dato più allarmante risulta essere quel 15,6% di popolazione che nega la Shoah. Infatti, rispetto all’affermazione che l’Olocausto degli ebrei non è mai accaduto, un 4,5% dichiara addirittura” molto d’accordo” ed un 11,1% “abbastanza”, a fronte dell’84,4% “non concorde” (il 67,3% “per niente”, il 17,1% “poco”). Invece l’affermazione secondo cui l’Olocausto non avrebbe prodotto così tante vittime come viene sostenuto trova una percentuale di accordo solo lievemente superiore: 16,1% (il 5,5% è “molto d’accordo”), mentre il disaccordo raggiunge l’83,8% (con il 64,9% “per niente d’accordo” ed il 18,9% “poco d’accordo”).

Ma il rapporto cerca di indagare anche sugli orientamenti politici delle persone coinvolte nel sondaggio, come si può vedere a pagina 46. La tesi secondo cui gli ebrei controllano il potere economico e finanziario trova accordo in percentuale superiore alla media tra gli intervistati politicamente orientati a centro-destra (33,3%) ed a destra (31%), meno tra quelli di centro (7,7%) e di sinistra (17,2%). Risultati analoghi si riscontrano rispetto al presunto controllo dei mezzi di informazione da parte degli ebrei, su cui concordano soprattutto i soggetti di destra (30,5%) e centro-destra (29,7%), meno quelli di centro (7,7%) e di sinistra (12,4%).

Per quanto riguarda l’influenza decisiva degli ebrei sulle decisioni politiche americane, la tesi trova sostegno soprattutto tra gli elettori del Movimento 5 Stelle (33,5%) e tra quelli di destra (31,8%) e centro-destra (31,8%).

Invece, la credenza che la Shoah non abbia mai avuto luogo vede il picco di intervistati “molto d’accordo” tra chi si riconosce politicamente nel Movimento 5 Stelle (8,2%), concordi complessivamente nel 18,2% dei casi; la più alta percentuale di soggetti concordi (“abbastanza” o “molto”), però, si registra tra gli elettori di centrosinistra (23,5%). I revisionisti risultano più numerosi della media a sinistra – per il 23,3% l’Olocausto degli ebrei è avvenuto realmente, ma ha prodotto meno vittime di quanto si afferma di solito – ed al centro (23%), meno a destra (8,8%).

Guardando questi dati, sorge spontanea una domanda: perché l’orientamento politico non è stato riportato dalla maggior parte delle testate giornalistiche? Né “La Repubblica”, né “La Stampa”, né l’ “Huffington Post”, né “Il Sole 24 ore” hanno inserito questi dati, che invece si possono trovare negli articoli dell’“Adnkronos” e di “Open”.

Questa omissione di dati, non è forse una forma di strumentalizzazione che impedisce un confronto onesto?

Forse, questa omissione di dati serve a rafforzare il paradigma per il quale chi è politicamente orientato a destra è per forza un fascista e quindi un antisemita. Forse, serve per ridurre il mondo ad uno schema dualistico e semplicistico che contrappone i buoni ed il bene contro i cattivi ed il male. Anche se i dati dicono il contrario.