La ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, è stata accusata in un articolo de la Repubblica, di aver copiato parti della sua tesi redatta per la sua specializzazione del 2009, all’Università di Pisa. Dai banchi della Lega si è subito levato un unanime coro per chiederne, di conseguenza, le immediate dimissioni.

In effetti il fatto sarebbe ancor più che grave, paradossale ai limiti del ridicolo, trattandosi proprio del ministro delegato alla Pubblica istruzione – parecchio distrutta va ricordato – del nostro Bel paese. Ma io voglio invece spezzare, non dico una lancia, ma uno stuzzicadenti per la giovane neomininistra, innanzitutto ricordando ai più che moltissimi grandi autori del passato – e non solo Saviano che grande ancora non è per la critica ufficiale – hanno “copiato” prendendo dunque da coloro che stimavano migliori di loro e riciclando le idee. Certo, mille o anche solo duecento anni fa il copyright non esisteva, il che fu un bene perché così abbiamo avuto i grandi cicli epici del Medio Evo del Rinascimento; lo stesso Giordano Bruno prese a piene mani le proprie idee da altri predecessori a cominciare da Marsilio Ficino e da Pico della Mirandola, così fece Leonardo da Vinci e tanti, tanti altri in molti campi non solo letterari ma anche pittorici e musicali. Come diceva sagacemente Oscar Wilde nel suo Ignorante con stile: “Il copiare è un’inclinazione naturale, pure sana se si ha la ventura di prendere a esempio modelli positivi” o anche con la più nota battuta “il plagio è la più sincera forma di ammirazione”.

Quindi, voglio sperare che l’Azzolina – caspiteronzola! – si sia attenuta a questa aurea regola nel voler riportare passi altrui nel proprio illuminante saggio. Nessun plagio dunque, soltanto “citazione” e ricordo introiettato del sapere di altri che ella ha fatto proprio, ma nel suo libro Come si scrive un saggio, Marco Santambrogio, docente di Filosofia del Linguaggio all’Università di Parma, invece sostiene che: “Citare è una cosa, copiare senza dirlo è un’altra. La prima è lecita, la seconda è un plagio – una scorrettezza grave. Omettere le virgolette da una citazione è un plagio. Lo è anche riportare un passo da altri con poche modifiche inducendo il lettore a credere che sia farina del vostro sacco. Negli articoli succitati non c’è ombra di virgolette che permettano al lettore di suppore che i brani in esame potrebbero essere tratti da altre fonti. Essendo dunque i passi del tutto simili, fatta eccezione per alcune brevi espressioni riportate con qualche piccola modifica, sarebbe stato lecito aspettarsi gli opportuni rimandi alle fonti: è una questione di correttezza, di etica e, ovviamente, anche di eleganza”.

Tuttavia certi elementi oggettivi quali quelli biografici o altro sono sempre gli stessi, e anche le “idee” talvolta fluttuano nell’etere e giungono alla mente attraverso ricordi e memorie delle quali non sempre è facile stabilire l’origine. Si rassereni comunque il ministro, chi scrive più volte si è ritrovato “plagiato”, con espressioni, frasi, modi di dire e altro, da mediocri pennivendoli in cerca di far sembrare la loro una cultura superiore a quella realmente posseduta, ma va benissimo così, essendo io per la libertà e per la libera circolazione delle idee e dei pensieri, però, sinceramente, se proprio dovete copiare… almeno fatelo bene.