La mercificazione della politica

Tagliamo lo stipendio dei parlamentari, dimezziamone il numero, introduciamo il vincolo di mandato. C’è una linea che unisce questi progetti al ribasso e va sotto il nome di mercificazione della politica la quale, nonostante abbia visto periodi non proprio lucenti nell’ultimo trentennio, è pur sempre una nobile arte da cui dipende il benessere dei popoli.

La politica è stata utilizzata male e per scopi non proprio istituzionali? Certo, tanto è vero che l’esercizio spregiudicato del potere ha generato un’ondata di livore abilmente cavalcata sia dai Cinque stelle sia dal vecchio apparato esistente il quale, nell’intento di non farsi travolgere, si è consegnato mani e piedi a questa ignoranza rozza e ruttante, cominciando masochisticamente ad autodistruggersi.

D’altronde, la stessa cosa avvenne durante Tangentopoli: divennero tutti manettari come se non ci fossero tutti dentro fino al collo nel giro delle tangenti (escluso l’allora Msi), come se la corruzione riguardasse solo gli altri. E loro puntavano il dito nell’intento goffo di distinguersi, tirandosi fuori dallo scandalo.

Deboli e pavidi opportunisti senza dignità furono negli anni Novanta quando ebbero paura di affrontare la piazza ululante che lanciava monetine e deboli e pavidi sono adesso che un Movimento di selvaggi nullafacenti, fattosi partito raccogliendo spazzatura sul web ha guadagnato visibilità, spacciando per rivolta moralizzatrice un’accozzaglia di idee qualunquiste e becere, le quali vorrebbero dipingere la politica come merce dozzinale, fastidioso intralcio alla democrazia diretta.

Adesso, tutti sculettano (per non scontentare le masse) di fronte all’insana idea di dimezzare il numero dei parlamentari come se le istituzioni fossero solo un costo da tagliare, un inutile fardello. E così, ora che il taglio è passato, ci ritroveremo con un deputato ogni 150mila abitanti e quasi un senatore ogni 300mila. Dal punto di vista del funzionamento delle istituzioni, la riforma è un nulla di fatto se il taglio è per così dire “lineare” e cioè se resta in piedi il bicameralismo perfetto.

In un mondo che va velocissimo, è anacronistico che esistano due rami del Parlamento che si sovrappongono, rallentando il funzionamento della democrazia. Ma lorsignori si occupano del numero dei parlamentari come fosse quello il problema principale dimostrando di essere in politica a loro insaputa.

Inoltre, creare dei collegi così vasti, allontana la politica dall’elettorato generando un sistema del consenso a immagine e somiglianza dei pentastar: partiti “liquidi” che non hanno il bisogno di presidiare il territorio, sottraendosi al contatto diretto con la gente la quale non elegge più il proprio rappresentante in base al merito e alla presenza, ma sulla base di un voto di opinione.

E così sarà più facile raggiungere gli elettori divenuti spettatori passivi attraverso i nuovi canali di comunicazione, siano essi la rete, i social, i media, Rousseau, l’abbondanza di denaro da spendere in campagne pubblicitarie, il volere delle segreterie di partito che caleranno dall’alto i loro fedeli lacchè. E così, finalmente, uno varrà uno, uno varrà l’altro, i bibitari potranno fare i ministri, gli uomini di apparato potranno fare i sottosegretari non avendo alcuna competenza e ci ritroveremo nella Repubblica di XFactor, quella col televoto da casa.