La scelta liberale de “L’Opinione”

Caro direttore,

la tua scelta liberale e del tuo quotidiano è da sempre un punto di riferimento limpido e trasparente in questa epoca in cui tutti si proclamano liberali, senza conoscere la cultura liberale. Anzi, salgono in cattedra per insegnare a chi è liberale cosa non lo sia e come dovremmo comportarci per essere dei liberali-modello.

Sì, perché questi presunti liberali vivono di modelli e non sanno vedere nulla al di fuori dei loro schemi. In realtà, si tratta di prigioni culturali a loro utili per interpretare, in modo infantile, il mondo. Però, anche nel mondo liberale esistono i puristi, cioè coloro che volenti o nolenti fanno dell’ideologia liberale il loro mantra, dimenticando la lezione di Karl Popper sulla Società aperta e i suoi nemici.

Esistono delle prigioni culturali che, in modo inconscio, ci costruiamo per comprendere il mondo che sono la negazione della cultura liberale, che si chiamano ideologie. Ho letto un articolo proprio su L’Opinione del 1 ottobre scorso, dal titolo “Ambientalista è sinonimo di socialista”. Al di là dei contenuti non sempre condivisibili perché ambigui, il ragionamento è accettabile solo in quanto critica il fondamentalismo ambientalista. Ma l’autore non si è reso conto che si è trasformato in un fondamentalista liberale a sua volta.

Eppure, confondere i termini socialista con comunista lo considero una gravità concettuale e politica. Il socialismo democratico e liberale sono fautori con il pensiero liberale del modello sociale europeo così diverso dal modello americano, dove l’ambiente è legato a scienza e conoscenza. Questa ignoranza della differenza tra socialismo e comunismo determina, da un lato il relegare una cultura profondamente democratica alle ideologie messianiche come il comunismo, e dall’altra il propugnare un liberalismo altro dalla cultura liberale, trasformandola in ideologia purista autoritaria come tutte le ideologie, le quali lo sappiamo propongono il bene dell’uomo costruendogli la loro prigione.