Governo, dopo la fiducia ora la partita dei sottosegretari

Il governo giallorosso incassa la fiducia anche al Senato e si prepara alla partita dei sottosegretari. Rispetto al voto di fiducia di un anno fa a Palazzo Madama, il Conte bis (ora con una nuova maggioranza M5s-Pd-Leu) ha avuto due voti favorevoli in meno (allora, 171). Come emerge dai tabulati di Palazzo Madama, ieri al risultato finale sono ‘mancati’ i sì di due senatori dati per certi secondo i calcoli della maggioranza in mattinata, ossia Saverio De Bonis del gruppo Misto e Alfonso Ciampolillo del M5s.

Entrambi erano assenti al momento del voto. Ma il secondo governo guidato da Giuseppe Conte ha registrato le astensioni di Matteo Richetti del Pd, in dissenso con il resto del partito, e del pentastellato Gianluigi Paragone, filoleghista contrario all’alleanza con i dem.

A differenza del 5 giugno 2018, la nuova squadra di governo ha incassato 16 voti contrari in più rispetto ai 117 di allora ma 20 astensioni in meno (ieri sono state 5). Risulta 8 assenti e 5 in congedo. Tra i primi, i senatori di Forza Italia Massimo Berutti, Gabriella Giammanco, Fiammetta Modena, Laura Stabile e Donatella Conzatti. Quest’ultima ha annunciato che non avrebbe votato, sottolineando in una nota la necessità di una propria riflessione politica, a questo punto.

Non ha partecipato al voto nemmeno il senatore a vita Renzo Piano. Per quanto riguarda i congedi, spicca l’ex presidente della Repubblica e senatore a vita Giorgio Napolitano, che però ha fatto sapere di non esserci per motivi di salute ma che avrebbe dato la fiducia. In congedo anche il senatore a vita Carlo Rubbia. Hanno votato a favore i senatori a vita Elena Cattaneo, Liliana Segre e Mario Monti. Nel fronte degli astenuti, oltre a Richetti e Paragone, i tre del gruppo delle Autonomie-Svp, i senatori Julia Unterberger Meinhard Durnwalder e Dieter Steger.

Ora si guarda ai tempi per definire la squadra di governo. Gli alleati del governo giallorosso stanno affrontando il Risiko delle ultime trattative. Bisogna nominarei sottosegretari e viceministri. Già oggi potrebbe tenersi l’incontro decisivo. Il premier ha un obiettivo dichiarato: fare “il prima possibile”. Solo dopo aver completato la squadra con i 42 sottosegretari si potrà andare a regime. Ai cinque stelle dovrebbero andare tra i 22 e i 23, al Pd tra i 17 e i 18, a Leu 1 o forse 2. Si cercherà di farli giurare già domani.

Tutte le commissioni del M5S hanno concluso il lavoro per l’indicazione dei nomi dei sottosegretari. Secondo fonti parlamentari Vittorio Ferraresi dovrebbe essere confermato alla Giustizia. Così come Luca Carabetta al ministero dello Sviluppo Economico. Sono probabili le riconferme di Stefano Buffagni e di Laura Castelli. L’ex ministra della Difesa Elisabetta Trenta potrebbe andare agli Interni. La delega ai Servizi potrebbe andare allo stesso presidente del Consiglio Conte.

Nel Pd i nomi certi sono solo due, quelli di Antonio Misiani all’Economia e di Marina Sereni agli Interni. Ma tra i dem si discute ancora. Al momento prevale lo spirito unitario. Ma bisogna tenere conto degli equilibri tra la maggioranza zingarettiana e la minoranza renziana. Un fatto pare ormai quasi acclarato: al Pd dovrebbe andare la delega all’Editoria. Circola da giorni il nome del deputato-giornalista umbro Walter Verini. Dunque, il grillino Vito Crimi, artefice di una dura battaglia contro la stampa, pur restando sottosegretario, dovrebbe traslocare, cambiando delega.