I tempi del voto, ora tocca a Mattarella

Le urne sono vicine. Il governo tecnico sembra escluso a priori. Naturalmente, non lo chiede la Lega, lo osteggia il Movimento cinque stelle e anche il Pd zingarettiano appare fermamente contrario ad un esecutivo di tal fatta. Dunque, il voto. Ma quando? Matteo Salvini ha cerchiato in rosso una data del calendario: il 13 ottobre. Ma il premier Giuseppe Conte medita tempi più lunghi. Non vuole affatto consegnare le dimissioni nelle mani del presidente Sergio Mattarella. L’unica strada, come ha ribadito ieri sera, è la parlamentarizzazione della crisi.

In ogni caso, bisogna tenere conto dei tempi tecnici da rispettare. Dalla data di scioglimento delle Camere al voto devono, comunque, passare per legge almeno 45 giorni. Di più. Per consentire il voto degli italiani all’estero e adempiere a tutte le procedure, sono necessari, in pratica, almeno due mesi.

Al di là dei desiderata del leader leghista, ad ottobre ci sarebbero altre due finestre. Se le Camere venissero sciolte intorno a Ferragosto, ipotesi alquanto improbabile, si potrebbe votare anche domenica 13 ottobre. L’alternativa è rappresentata dal 20 e dal 27 ottobre. Ma, a questo punto, le carte passano di mano. A tenerle ben strette sarà il presidente della Repubblica.

Infatti, il nostro ordinamento prevede che il capo dello Stato possa decidere di sciogliere le Camere con un Decreto, ma l’atto deve essere controfirmato anche dal presidente del Consiglio. Se Conte non dovesse consegnare le dimissioni a Mattarella sarebbe indispensabile il passaggio parlamentare prima di indire nuove elezioni. Altro dettaglio non da poco: Camera e Senato sono in ferie. Dunque, è necessario almeno qualche giorno per consentire che le aule si possano riunire. L’ipotesi più probabile è quella di una convocazione intorno al 20 agosto.

Dopo ottobre non è più possibile andare al voto. Con la Manovra economica alle porte, rimandare ancora potrebbe voler dire che il voto sarebbe rinviato ai primi mesi del 2020. La sessione di bilancio inizia, infatti, proprio il 20 ottobre. Ma cinque giorni prima l’Unione europea deve ricevere la bozza della Finanziaria. Secondo altre valutazioni, per evitare l’esercizio provvisorio l’ultima finestra utile per votare sarebbe stata quella del 22 settembre.