L’amore sopra la paura

Dopo l’articolo di ieri su l’Opinione, alcuni lettori - incuriositi - mi hanno chiesto di spiegare meglio chi sono i Corsari. Ci provo. Molto volentieri.

Anzitutto, i Corsari non vanno confusi con i Pirati. Sono assai differenti. Oggi, vi è una guerra quotidiana tra Pirati e Capitani, tra Caporali e Colonnelli mentre i Corsari sono altro.

I Corsari sono i pionieri dell’umanità. Sono le persone umili, coraggiose, libere, oneste, creative, innovative, volenterose, forti, appassionate, innamorate… 

I Corsari sono tutti coloro che riescono, in qualche modo, a sfuggire al conformismo, all’omologazione e alla standardizzazione. Nel rispetto dei principi della nostra Carta costituzionale, dello “stato di diritto”, della libertà e della responsabilità.

I Corsari sono coloro che vedono l’arte, la cultura e la poesia come espressioni di una rivoluzione politica in senso copernicano, cioè armonico, nonviolento, cosmico…

I Corsari sono tutte quelle persone che vedono la politica come incontro e dialogo tra le diversità, secondo il principio dell’uguaglianza, come terreno di idee e visioni, dove si opera insieme, grazie alle diversità, per sciogliere tutti quei nodi che, strada facendo, vengono al pettine. Almeno nei limiti del possibile.

I Corsari sono tutte quelle persone che non si sono arrese, che hanno coltivato un sogno d’amore, di libertà e di coscienza civile. Anche se sono consapevoli che dietro l’angolo, c’è sempre in agguato l’impossibile, cioè il probabile, il lato oscuro della forza. Nella logica del Potere dominante, infatti, regnano da sempre gli accordi sottobanco, gli interessi di bottega, il sotterfugio, l’invidia, l’omertà, le omissioni, le menzogne, l’affarismo, il malaffare, la spartizione del bottino e delle seggiole, lo scontro sterile, cieco e permanente. Insomma, il Potere è una fabbrica di ingiustizie, sopraffazioni, avidità, furti e violenze.

La politica è “altro”. La politica dovrebbe essere il luogo delle diversità che si incontrano e discutono, non dove si accrescono le differenze e le disuguaglianze. La politica andrebbe intesa come luogo di conoscenza e “bellezza della lotta” (scriverebbe Luigi Einaudi), secondo la pratica e l’attuazione di un metodo liberale, che comincia col rispetto di se stessi e degli altri, con la forza delle idee, con l’inizio della libertà dell’altro.

Dunque, la politica andrebbe colta e vissuta come l’arte del “nuovo possibile”, come l’arte del vivere… meglio!

Quelli che vanno dal 1992 ad oggi sono stati anni vissuti nell’insicurezza più totale. Le nuove generazioni che si sono succedute, a cominciare da quelle nate negli anni Settanta, sono state escluse, respinte, emarginate, sfruttate e depotenziate nei diritti. Ma non basta: l’intero Paese è rimasto fagocitato dalla “transizione infinita”, determinata dagli apparati di parte o di partito. Peggio: le attitudini, le capacità e le qualità delle persone sono state spesso espulse dall’orizzonte politico e dal mondo del lavoro per motivazioni e logiche clientelari, familiste, nepotiste e chi più ne ha più ne metta. Abbiamo subìto una selezione al rovescio della classe dirigente abituandoci o soccombendo, malvolentieri, all’assenza di una democrazia liberale. Hanno trionfato l’anti-democrazia e il Potere illiberale.

Sono stati anni (e lo sono tuttora) in cui, ogni giorno, dal 1992 ad oggi, abbiamo vissuto l’incubo di un “eterno presente” senza memoria e senza futuro, perduti per la mancanza di prospettive e di sogni. Privi delle possibilità avute dai nostri padri. Quasi tutto è rimasto fermo, bloccato, ingessato. Tanto è vero che, addirittura, oggi si parla di “generazione perduta” per identificare coloro che all’epoca, cioè all’inizio degli anni novanta, avevano venti anni e per le generazioni immediatamente successive o per chi, al di là dell’età anagrafica, si è ritrovato perduto nell’insostenibile tormenta della più grave crisi degli ultimi cento anni. Ma è stata ed è innanzitutto una crisi politica. E ci sono responsabilità politiche. Chi ha tentato di invertire la rotta è naufragato. Molti di questi naufraghi della libertà, dell’uguaglianza e della vita si sono trasformati in pionieri, in sognatori, in Corsari della Politica. Per sopravvivere…

Ora, basta: mettiamo l’amore sopra la paura. È il tempo di destarsi. Viva la Libertà! La Libertà intesa come la “forza storica” dei liberali.

A tal proposito, vorrei qui riportare un passaggio dell’intervista rilasciata da Rino Formica a Walter Veltroni per il Corriere della Sera: “In Italia dal 1948 in poi hanno convissuto due tendenze di fondo. La tendenza alla soluzione autoritaria dei problemi difficili a risolversi e la scelta difficile, faticosa, della via democratica. Questo nasce dal fatto che non è stato risolto in via definitiva l’appartenenza toto corde delle masse alle ragioni dello stato democratico. La maturazione democratica delle masse in Italia è stato un processo sempre interrotto. È continuato sempre, ma ha avuto sempre delle interruzioni perché, anche nell’opinione pubblica, talvolta ha prevalso la suggestione della semplificazione. Tanto è vero che oggi la vera questione non è rievocare regimi passati o rischi di regimi passati, il problema sempre aperto in Italia è quello della opzione tra la soluzione autoritaria e quella democratica”.

Ecco il punto, i Pirati cercano la soluzione autoritaria mentre i Corsari ricercano quella liberaldemocratica.

 

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