L’innovazione tecnologica è amica dell’ambiente e dell’uomo

Il sindaco capitolino Virginia Raggi e il governatore del Lazio Nicola Zingaretti non fanno altro che bisticciare in merito all’emergenza rifiuti a Roma con un gioco allo scaricabarile inaccettabile. Ma veniamo alle novità di questi giorni.

Venerdì scorso, la Regione Lazio ha emesso la famosa ordinanza (ai sensi dell’articolo 191 del Codice ambientale), nella quale si stabilisce che tutti gli impianti di trattamento dei rifiuti del Lazio debbano garantire la massima operatività per accogliere i rifiuti urbani prodotti dalla città di Roma e che la municipalizzata Ama rimuova i rifiuti e pulisca le strade della Capitale entro 7 giorni dalla data di entrata in vigore della stessa ordinanza (cioè dall’altro ieri). È chiaro che l’atto amministrativo va rivisto, perché è impensabile risolvere la questione dei rifiuti in pochi giorni e con l’aiuto degli altri impianti laziali non sufficienti ad accoglierli. Ma c’è un altro particolare: molti sindaci dei comuni laziali interessati sono stufi di questa situazione e faranno le barricate. Hanno tutte le sante ragioni.

Quindi, di chi è la colpa? Come mai siamo arrivati a questo punto? Molto semplice.

Zingaretti e Raggi sono corresponsabili della cattiva gestione dei rifiuti a Roma.

Il primo, non si è degnato, in tutti questi anni, di autorizzare l’entrata in esercizio di diversi impianti come i Tmb e il famoso termovalorizzatore di Colleferro (già “revampato” con i soldi pubblici) e quello di Malagrotta.

Il secondo ha sbagliato totalmente strategia ambientale, focalizzandosi solo sulla raccolta differenziata spinta e sulle politiche di riuso/riciclo (tra l’altro senza aver migliorato le relative performances) e dicendo in giro che i termovalorizzatori e le discariche sono il diavolo. Come?! Il sindaco Raggi non vuole i termovalorizzatori nel territorio romano, ma intende sottoscrivere accordi con la Svezia e altri Paesi europei per gestire le tonnellate di rifiuti indifferenziati nei loro termovalorizzatori? Come direbbe il simpatico attore palermitano Salvatore Ficarra (nel suo film “L’ora legale”)… Assurdo!

È evidente che la situazione non può andare avanti in questa maniera. La classe politica locale deve assumersi le sue responsabilità (senza pensare ai soliti calcoli elettorali) e convincere i cittadini che l’innovazione tecnologica garantisce la salute dei cittadini ed è amica dell’ambiente. L’economia circolare non significa far circolare i rifiuti all’estero o in altre regioni italiane. Al contrario, i rifiuti si producono e si gestiscono nel proprio territorio, attraverso gli investimenti negli impianti di trattamento e smaltimento dei rifiuti (compresi gli efficienti e puliti termovalorizzatori) e un decisionismo politico che è mancato in tutti questi anni.

Solo così potremo vivere in strade pulite e nella legalità. Solo così riusciremo ad avere l’aria pulita, una vera filiera industriale dell’economia circolare con buone ricadute sull’occupazione locale e una tassa sui rifiuti più leggera.