Il gioco dei politici italiani

Negli ultimi cinque o sei anni, in modo graduale, si è affermata una novità tra le categorie dei politici emergenti ed emersi: quella dei giocatori di dadi.

Prima, nei decenni precedenti, tale tipologia di giocatori politici era rimasta sempre ai margini perché i lanciatori di dadi erano ritenuti, giustamente, degli scommettitori nonché degli sprovveduti e la politica non è o non dovrebbe mai essere una scommessa. I lanciatori di dadi giocano sulla pelle dei cittadini e mettono a rischio gli altri attraverso un approccio politico basato sul destino e, dunque, sfidano il destino tirando i dadi e rischiando tutto, anche se non tutto in una volta, ma gradualmente. Penso, in particolar modo, ad alcuni esponenti del Movimento 5 Stelle. Però, Luigi Di Maio è un giocatore di carte e il suo gioco sembra essere quello comunemente chiamato “Traversone”, cioè il Tressette a perdere. Matteo Salvini, invece, è più un classico giocatore di Tressette, almeno da come “bussa”. Insomma, Di Maio gioca a perdere mentre Salvini gioca a Tressette “col morto”.

I politici di razza si dividono in tre categorie: i giocatori di carte, di scacchi e di biliardo. I primi sono i più numerosi e insidiosi perché conoscono l’arte di rimontare il risultato e di ribaltare le sorti di una partita apparentemente persa.

I giocatori di carte rappresentano la stragrande maggioranza dei dirigenti di partito o degli eletti. E si dividono in vari sottogruppi, a seconda del gioco, della mentalità e delle caratteristiche di ciascuno. Ma soltanto pochi, tra i tanti giocatori o giocatrici di carte, possono definirsi dei fuoriclasse. Spesso le donne che si dedicano alla politica appartengono a questa categoria, quella delle giocatrici di carte che sono delle vere e proprie fuoriclasse, però ci sono esempi di personalità femminili legate alla politica del biliardo e degli scacchi.

Gli scacchisti sono meno numerosi e rientrano, in genere, nel gruppo ristretto degli strateghi. Sono quasi sempre dei visionari: hanno, cioè, la capacità di anticipare i tempi, di prevedere, di intuire le mosse dell’avversario, di organizzare i pezzi sulla scacchiera e di “arroccare” al momento giusto. Per le peculiarità del gioco, gli scacchisti sono considerati i politici più lenti e vivono di lunghe ma assai operose pause, che non sono però delle attese quanto piuttosto delle azioni silenziose. Il loro obiettivo è dare scacco al Re. Possono anche essere uomini d’azione o vere e proprie “pasionarie”. Quando sembrano scomparsi o defilati, in realtà, i giocatori di scacchi preparano la controffensiva o il loro ritorno e riemergono dall’ombra riprendendo gli spazi perduti. Scacchista era, per esempio, Amintore Fanfani, soprannominato – non a caso – il “rieccolo”. Oppure, possiamo citare, tra i rappresentanti di tale tipologia politica, Silvio Berlusconi e Giorgio Almirante.

Il giocatore di scacchi non riposa mai. Neppure quando sembra distratto. Pensa sempre. Anche se, a volte, può apparire distante. Un po’ come era solito fare il tenente Colombo della fortunata serie televisiva. Il gioco politico degli scacchisti, inoltre, ha dei tempi lunghi che, per tale ragione, risultano spesso estenuanti per gli avversari.

Gli scacchisti sono coloro che preparano la scena mentre gli altri muovono.
I giocatori di biliardo, infine, sono pochissimi. Una rarità. Possiamo considerarli una vera e propria élite, un club esclusivo. Sono i più grandi studiosi di mosse umane e giocano sempre di sponda. Sono i tattici per eccellenza. Privilegiano la tattica alla strategia e la loro enorme intelligenza è spesso sacrificata in nome della meno nobile, ma necessaria, furbizia. Sono difficili da battere perché hanno risorse ovunque.

Scendiamo nel dettaglio. I giocatori di carte possono essere tattici o strategici. O l’uno o l’altro. Quando, ma capita molto raramente, sanno essere tutte e due le cose insieme, allora siamo in presenza del fuoriclasse. Qualche esempio di giocatore di carte? Ugo La Malfa e Sandro Pertini. Sono stati i classici giocatori di carte, il primo più stratega, il secondo più tattico. E il loro modo di far politica era quello del giocatore di scopone: avevano memoria e coraggio, erano idealisti e combattenti, fieri e due persone di carattere. Pertini, soprattutto, era il tipico giocatore di scopone, anche in politica, che esercitava nella versione con quattro carte scoperte ed eventuale scopa finale. Un tattico.

Al contrario di Francesco Cossiga che era, invece, uno stratega delle carte. Ma soltanto quando emergeva in lui “l’omino bianco”, quello allegro e goliardico, altrimenti era uno scacchista. Questa tipologia di politico, che agisce nella competizione elettorale e pubblica come se giocasse sempre a carte, può appartenere a diverse categorie, a seconda delle caratteristiche personali e della mentalità. Ci sono i politici che si muovono e pensano come pokeristi (basti pensare a Bettino Craxi o a Marco Pannella), ci sono gli amanti del tressette, i giocatori di scopa, i cultori dello scopone scientifico, c’è chi preferisce la briscola, chi chiede carta per il sette e mezzo, chi sta bene col cinque, chi sballa, chi privilegia la “Scala quaranta” e via dicendo. C’è chi dà le carte e chi è sottomano. E se dai le carte devi apparigliare, se invece sei sottomano devi sparigliare.

Giulio Andreotti era un grande giocatore di carte, ma molto raffinato e, infatti, potrebbe essere paragonato al giocatore di Burraco, come pure lo era il segretario del Pci, Enrico Berlunguer, che amava anche lo scopone. È una giocatrice di Burraco anche l’ex ministro Letizia Moratti e lo era anche Carlo Azeglio Ciampi, in coppia con la moglie, donna Franca.

I giocatori di carte, insomma, sono il gruppo politico più vasto perché racchiude molti sottogruppi. Sono quasi un partito, a cui aderisce la stragrande parte dei politici, ma ci sono anche i giocatori di scacchi e quelli di biliardo. Però, ne scriverò meglio nel prossimo articolo. E fate il vostro gioco!