Italia, con Trump l’inizio di una nuova Europa

La stabilità finanziaria dell’Italia si garantisce rimodulando questa Europa. Ed entrando nella nuova. L’asse franco-tedesco di Merkel e Macron ha mirato a stremare il nostro Paese perché, non solo abbiamo imprese dalla forza competitiva formidabile nel mercato globale, ma anche un livello notevole di risparmio che vogliono fiaccare e azzerare. Nella versione più soft si può dire che questa Europa utilizza parametri economici obsoleti non più in grado di cogliere la realtà per poi somministrare una propria “medicina”. La distruzione e l’annientamento della Grecia da parte di questa Europa è la prova delle letture tragicamente sbagliate date con prepotenza dai burocrati. La Grecia è stata affossata. Dopo la Grecia, Francia e Germania avevano stabilito che fosse il nostro turno. Così fino alla sola Europa franco-tedesca “Uber Alles”. 

Un dato oggettivo è che, dal punto di vista finanziario, l’Italia assorbe meno di quanto non ceda a questa Europa, ed in quantità superiori al suo debito pubblico. L’Italia costituisce una risorsa economica per tutti gli altri Paesi Ue. Questa la verità. Interi Paesi divenuti nel tempo Stati membri d’Europa si sono letteralmente arricchiti con il risparmio degli italiani. Negli anni più recenti siamo arrivati persino al paradosso: quegli stessi Stati, diventati ricchi, ci spiegano quanto siamo “colpevoli”, minacciandoci con procedure di infrazione ricattatorie. Al contrario sono le stesse strutture ed istituzioni europee che dovrebbero essere sottoposte a profonda revisione, perché ormai attorcigliate su regolamenti giuridicamente illegittimi e privi di efficacia. Questa stessa Europa, alle ultime elezioni europee è fortunatamente finita. Oggi è priva di legittimazione. E l’Italia ha l’onore e l’onere di spingere per una sua rimodulazione al fine di garantirne la sopravvivenza. 

Questo non significa che l’Italia si debba isolare. Nessun sovranismo, insomma, perché le guerre commerciali presto deragliano, trasformandosi in guerre di altro tipo. Serve invece una comunicazione costruttiva da parte dell’Italia, con alle spalle l’accordo italo–statunitense con Trump e il dato di fatto della Brexit. La nuova Europa deve ricostruire la fiducia andata in frantumi con una crescita reale. A questo scopo servono investimenti significativi che in un primo momento – per il prossimo quinquennio – facciano da manleva della crescita e della fiducia. I problemi non sono lo spread o i debiti pubblici, ma il sistema complessivo che deve essere ricontrattato per ricomporre i debiti pubblici eccessivi e abbassare gli spread. Bisogna ricalibrare a nostro vantaggio i tassi di interesse e l’euro, che deve essere modulabile. Eliminare, dunque, la rigidità di Trattati europei che peraltro non parlano di austerità, ma solo di crescita progressiva.

Le strutture portanti della Ue devono essere politiche, non burocratiche. E rispondere responsabilmente di ciò che fanno ai cittadini europei, invece di continuare ad essere chiuse ed autoreferenziali. Il percorso è lungo. È come una casa cadente da ricostruire. Se non si fa niente crolla, come sta crollando questa Europa. Anche se forse sarebbe quasi meglio costruire ex novo la casa su un terreno sgombro.