“Gretini” d’esportazione

Si può fare politica usando la “banalocrazia” un tanto al chilo? I “bellaciao” ci riescono da almeno un trentennio e cioè da quando, naufragata l’utopia comunista, si sono dovuti arrabattare reinventandosi. E allora hanno cominciato ad annaspare pretendendo di essere i depositari dei buoni sentimenti: se chiedi loro che senso abbia un partito di sinistra nell’attuale periodo storico, ti rispondono che il progressismo è essenziale per garantire la democrazia.

Come se l’impulso democratico non fosse ampiamente condiviso e come se ci fosse qualcuno pronto a battersi perché trionfino pulsioni antidemocratiche. Concluso il pistolotto democraticheggiante sicuramente vaneggeranno sulla tutela degli svantaggiati e dei ceti più deboli intestandosi anche in questo caso il monopolio su un argomento arci condiviso. Sfidiamo infatti costoro a trovare un solo partito pronto a dichiararsi a sfavore dell’uguaglianza o a teorizzare che le classi meno abbienti debbano rimanere tali mentre i ricchi debbano essere sempre più ricchi. Lo stesso faranno in tema di libertà declinando quanto speciale sia il rapporto tra quest’ultima e la sinistra come se esistessero politici (sani di mente) pronti a disegnare un mondo basato sulla privazione della libertà. Ma a quel punto tu non li starai già ascoltando in preda alle convulsioni e ad una serie di devastanti fitte urogenitali.

Adesso vogliono cavalcare la questione ambientale ma che non si dica in giro perché altrimenti ti accusano di essere un barbaro. Evidente fallo di reazione dovuto al fatto che le recenti operazioni di marketing planetario sono una evidentissima trovata propagandistica, un carro su cui la sinistra cerca di salire per non scomparire alle prossime elezioni. In questo senso la povera Greta è vittima inconsapevole dei “gretini” e cioè di chi le è praticamente montato addosso pur di non finire politicamente nell’indifferenziata destinata a discarica. Però che nessuno si permetta di dire che a sinistra sono dei grandissimi paraculi che non hanno esitato ad avventarsi come delle iene su un tema come quello dei destini del Pianeta (che è comune a tutti), amplificando le gesta di una ragazzina, intestandoselo e tentando di lucrare attraverso una psicosi collettiva molto social e che diventa di moda in un batter di ciglia. Non vi azzardate nemmeno a ripeterlo in pubblico altrimenti qualcuno vi taccerà di scarsa sensibilità o di avere un quoziente intellettivo prossimo allo zero, barbari fascisti che non siete altro: nessuno sta speculando su Greta, è solo sensibilità ambientalista e voi siete degli ignoranti.

Però qualcuno dovrebbe spiegarci perché tra le candidate a diventare la Greta italiana (perché sta diventando un modello esportabile come l’armadio Ikea) ci sia proprio Anna, la nipote undicenne del deputato europeo Flavio Zanonato, la quale ha intrattenuto in un vero e proprio comizio gli intervenuti alla manifestazione di Padova. Qualcuno dovrebbe spiegare com’è stato possibile impalcare in così poco tempo una Greta in ogni piazza. Spontaneismo? Ne dubitiamo.

Qualcuno dovrebbe spiegare perché Nicola Zingaretti intenda proprio adesso “spalancare le porte del partito” a quella “generazione verde” che improvvisamente gli sta a cuore. Crediamo che la risposta ce l’abbia fornita Laura Boldrini allorché ha affermato “penso che Greta abbia messo in moto una macchina che non si ferma più: adesso sono gli adulti e la politica che devono recepire questo messaggio”.

Insomma, il “metodo sessantotto” basato su un intreccio tra propaganda di piazza, nuove generazioni (sfruttate) e vecchi profittatori seduti sullo scranno sembra non finire mai: vi stanno vendendo un servizio di pentole e voi ci state cascando un’altra volta (come i vostri genitori).