M5S-Pd-Lega: marcature a zona

Diceva Agatha Christie: “Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova”.

E infatti nelle vicende degli ultimi giorni ci pare di scorgere tre indizi che costituiscono la prova dell’implosione dell’attuale assetto di maggioranza. Le primarie del Partito Democratico sono state un flop perché 1,7 milioni di partecipanti sono nulla rispetto ai 3,5 milioni del 2007 (segreteria Veltroni) o rispetto ai 3 milioni del 2008 (segreteria Bersani) piuttosto che rispetto ai 2,8 milioni di partecipanti del 2013 o ai quasi 2 milioni del 2017 (in pieno renzismo).

Eppure grande attenzione è stata dimostrata dall’ala progressista del Movimento Cinque Stelle che ricomincia a far sentire la propria voce mandando segnali inequivocabili al Pd specialmente in tema di politiche migratorie.

Il Presidente della Camera, Roberto Fico, si è espresso recentemente in favore di una strategia basata sull’accoglienza soprattutto a valle della manifestazione pro migranti tenutasi a Milano che ha registrato una partecipazione di 250mila persone. Giusto per parlare a ragion veduta, bisogna precisare che a Milano risiedono attualmente circa 460mila immigrati per cui è evidente che la manifestazione “antirazzista” è stata abbondantemente ignorata anche dai diretti interessati. A meno che non si volesse mandare un segnale politico inequivocabile, non ci sarebbe stato assolutamente bisogno di commentare una manifestazione che non può proprio definirsi oceanica. Ma Roberto Fico non è stato evidentemente dello stesso avviso.

Il secondo segnale incontrovertibile è costituito dalle tensioni sulla Tav che rischiano di far implodere i Pentastar. Nel M5S c’è un’ampia fronda pronta a sfiduciare Luigi Di Maio se dovesse cedere a Matteo Salvini sull’alta velocità: Roberto Fico su tutti, Beppe Grillo ma anche Alessandro Di Battista, sparito dai radar nelle ultime settimane. Se non dovessero intervenire inaspettati colpi di scena capaci di rimandare la resa dei conti all’interno del Movimento, la Tav rischierebbe di fungere da Cavallo di Troia per la maggioranza insieme alla “legittima difesa”, tema su cui i grillini stanno facendo un dietrofront determinato da problemi interni più che da screzi nei confronti della Lega.

Il terzo segnale è costituito dalla insolita cautela con la quale Matteo Salvini ultimamente si sforza di mediare sul programma di governo e dalle continue parole di distensione con cui ha fatto capire a Luigi Di Maio che – nonostante i risultati delle elezioni regionali – gli assetti di governo non cambieranno e si andrà d’amore e d’accordo per tutta la legislatura. Troppo morbido il registro verbale del brusco Capitano.

Evidentemente Matteo Salvini sente di non essere più sicuro della propria strategia ed ha il sospetto che l’imminente possibile implosione dei grillini potrebbe non portare dritto alle elezioni (con conseguente bagno di voti per la Lega). Dietro l’angolo potrebbe esserci invece un cambio di rapporti di forza all’interno dei Cinquestelle con conseguente spostamento a sinistra dell’asse del Movimento e successivo tanto temuto accordo con un Pd “derenzizzato”.

D’altronde Sergio Mattarella si guarderebbe bene dall’opporsi ad una soluzione conservativa dell’attuale legislatura. Ove qualche numero dovesse mancare per un soffio, tutti sono pronti a scommettere che una flotta di “responsabili” telecomandati da Silvio Berlusconi potrebbe appoggiare il nuovo Esecutivo rendendo pan per focaccia all’alleato leghista che ha fino ad ora deciso di giocare in proprio. In questo momento Silvio Berlusconi non ha alcuna convenienza a cimentarsi con le urne che lo consegnerebbero alla pensione.

E così l’unico ad avere tutto l’interesse ad una chiusura anticipata della legislatura (Matteo Salvini) resterebbe in posizione minoritaria dovendo sopportare la lunga traversata di fine legislatura che inevitabilmente rischierebbe di depotenziare tutto il consenso accumulato fino ad ora.

È la potenza del sistema politico liquido ed instabile, baby: chi è pompiere si trasforma in incendiario e viceversa.