Nuovo scontro Tra Conte e Repubblica

Nuova puntata di scintille tra il premier Giuseppe Conte e Repubblica: questa volta una lettera al nuovo direttore Carlo Verdelli sulla mancata pubblicazione della notizia del piano da 11 miliardi a tutela dell’ambiente, infrastrutture e cantieri. La volta precedente (8 ottobre 2018) si è trattato della “lenzuolata” di precisazioni e puntualizzazioni tramite la pagina personale di Facebook. Conte osservava che il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari ha riservato, “fin dal giorno in cui ho ricevuto l’incarico di governo astiosi attacchi, sciorinando falsità e diffamazioni del più variopinto tenore miranti a persuadere il lettore circa la presunta illegittimità del concorso in cui sarei diventato professore ordinario”. Cosa sta succedendo tra Palazzo Chigi e il secondo maggior quotidiano nazionale? Siamo alle divergenze di opinione che si basano sulla libertà di pensiero e del diritto d’informare sancito dalla Costituzione? Alle critiche feroci dei media anglosassoni nei confronti dei poteri politici ed economici si rispondeva: è la stampa, bellezza! La libertà di stampa è il sale della democrazia. Il giurista Conte attacca da un altro lato: “La libertà di stampa è un bene di primaria importanza sul piano assiologico perché costituisce il fondamento di qualsivoglia sistema democratico. Ma è legittimo suscitare interrogativi e promuovere una seria riflessione pubblica senza per questo essere accusati di ledere i principi democratici?”.

Conte aggiungeva ad ottobre: “La credibilità di quello che viene scritto sono beni intangibili che un’azienda giornalistica dovrebbe gelosamente preservare nel proprio esclusivo interesse, anche economico”. Ma se una notizia non viene pubblicata? L’inquilino di Palazzo Chigi non ha gradito che un giornale come Repubblica abbia ignorato “la presentazione del piano nazionale per la sicurezza del territorio, il più grande piano di messa in sicurezza, lotta al dissesto idrogeologico che per la prima volta mette a sistema, riportando a unità, una miriade di norme, interventi e risorse che fino ad oggi risultavano sparse”. Nessuna notizia di “ProteggItalia” su Repubblica, in verità neanche su altri giornali. Conte però scrive a Carlo Verdelli da poco direttore al posto di Mario Calabresi, “per segnalare questo intervento ai lettori che leggendo il giornale non hanno avuto alcuna notizia su questo piano. Scrivendo questa lettera confido di rendere un utile servizio, in particolare ai lettori di Repubblica che vivono e lavorano nelle Regioni colpite dal maltempo nell’autunno scorso, perché possano apprendere che è in atto una ripartizione di fondi destinati al risarcimento e alla ricostruzione anche delle loro abitazioni e capannoni danneggiati”.

Per un osservatore terzo è difficile comprendere la profondità del contrasto tra uno dei giornali di punta dell’editoria italiana e un’istituzione come Palazzo Chigi. Non si può, infatti, ricondurre il contrasto ad un fatto personale tra il capo del governo gialloverde che “non concede interviste o riferisce notizie di prima mano” e i giornalisti di Repubblica. L’informazione deve essere completa, trasparente e pubblica per tutti. Non possono esserci “canali privilegiati” quando si tratta di problemi generali e di interesse collettivo. Il contrasto merita un’ultima considerazione: è un periodo di non buone relazioni tra l’intero mondo giornalistico e non pochi esponenti del governo gialloverde che ipotizzano anche l’abolizione dell’Ordine e l’ampliamento della platea Inpgi anche ai cosiddetti “comunicatori”.