Tria, Germania ha ricattato Saccomanni sul bail-in

L’Italia ha accettato le regole del bail-in perché sotto ricatto della Germania. E la minaccia era quella di diffondere la notizia, e quindi il panico sui mercati, di un sistema bancario italiano prossimo al “fallimento”.

L’affondo contro Berlino arriva dal ministro dell’Economia, Giovanni Tria, che accusa l’allora ministro delle finanze tedesco, Wolfgang Schäuble, di avere ricattato il suo omologo italiano durante il Governo Letta, Fabrizio Saccomanni. Il titolare di via XX settembre si dice convinto, così come il presidente dell’Abi Antonio Patuelli che si tratti di uno strumento “che dovrebbe essere abolito” mentre è alle prese con la grana dei rimborsi ai risparmiatori, su cui i governi hanno le mani legate proprio in virtù delle nuove regole sui salvataggi bancari. In attesa che si cambino le regole, “non prevedo in tempi brevi”, dice Tria, l’Esecutivo gialloverde ha puntato tutto sulla “urgenza sociale” per convincere Bruxelles della bontà del suo intervento. Le norme non prevedono più la valutazione del misselling caso per caso da parte di giudici o arbitri, ma rimborsi generalizzati dopo una più semplice valutazione dei documenti da parte di una commissione tecnica del Mef che sarà comunque formata, come ha spiegato il sottosegretario Alessio Villarosa, da figure “come magistrati o arbitri Anac”.

L’urgenza sociale è tra le voci che consentono un intervento nel rispetto delle regole Ue, ricorda Villarosa, assicurando, come ha fatto anche Tria, che non ci sono quindi “violazioni”. Il decreto, che dovrebbe arrivare “a giorni”, indicherà quindi un ampliamento della platea anche a “microimprese e organizzazioni di volontariato” e i criteri per la composizione della commissione, mentre la Consap, assicura sempre Villarosa, sarà solo “ente erogatore” dei rimborsi, per i quali il governo ha stanziato 1,5 miliardi in tre anni.