Incubo burocrazia, fino a 71 pratiche per aprire un bar

Fino a 65 pratiche burocratiche sono necessarie per aprire un salone da parrucchiere, 71 per un bar, addirittura 86 per un’officina di autoriparazioni. E i costi, per gli aspiranti imprenditori, arrivano a sfiorare i 20mila euro, tra bolli, corsi e autorizzazioni, nel caso di una falegnameria. La Cna ha calcolato l’impatto della burocrazia sull’avvio di un’impresa in 52 Comuni, per la prima edizione dell’Osservatorio “Comune che vai, burocrazia che trovi”. Ecco gli adempimenti da affrontare per mettersi in proprio nel caso di un acconciatore, un barista, un meccanico, un gelataio o un falegname.

Il salone da acconciatore. L’aspirante parrucchiere è il più fortunato, tra gli imprenditori considerati dallo studio, per aprire la sua attività deve soddisfare “solo” 65 adempimenti, con 26 enti diversi, e spendere 17.535 euro. Prima di presentare la Scia (Segnalazione certificata di inizio attività), però, deve superare anche un corso di tre anni e effettuare uno stage dalla durata variabile. Nel Lazio bastano 500 ore, più del doppio sono necessarie in Lombardia e in Sicilia (1.200). Oltre alla documentazione obbligatoria per legge, alcuni comuni chiedono poi il certificato di agibilità dei locali, che costa 1.500 euro.

Il Bar. Chi sogna di aprire una caffetteria deve far fronte a 71 adempimenti e mettere in conto, per le sole spese burocratiche, quasi 15 mila euro (14.667). Anche in questo caso, è prevista una formazione obbligatoria; il corso costa in media 600 euro e dura tra le 100 e le 160 ore. Un terzo dei comuni chiedono, poi, ulteriori pratiche rispetto a quelle previste dalla legge: dalla relazione sui locali e le attrezzature (140 euro) alla verifica dell’adeguatezza dei locali (300 euro), dal certificato di agibilità (1.000 euro) alla verifica dell’impianto elettrico.

La Gelateria. Per un futuro gelataio gli adempimenti previsti sono un paio in più di quelli per un barista (73) e, anche per lui, è d’obbligo la frequenza di un corso. Oltre alla Scia, di norma, la legge richiede una notifica sanitaria. In diversi comuni, poi, c’è bisogno di planimetrie con valutazioni specifiche, verifiche dell’adeguatezza dei locali e dell’impianto elettrico.

La Falegnameria. Le pratiche da affrontare per un falegname deciso a mettersi in proprio sono 78 e i costi lievitano fino a sfiorare la somma di 20 mila euro (19.742). A far salire la spesa concorrono gli obblighi ambientali e il certificato dei controlli anti incendio che, da solo, costa 1.600 euro.

L’Officina. L’autoriparazione è il settore, tra quelli considerati dalla Cna, su cui la burocrazia pesa di più, con fino a 86 adempimenti e costi che superano 18.550 euro. Solo il corso propedeutico per diventare responsabile tecnico di un’attività di meccatronica, gommista o carrozzeria costa 2 mila euro e dura 500 ore. Bisogna considerare poi gli adempimenti ambientali, dall’impatto acustico all’assimilazione acque reflue. Conclusione: “La burocrazia rimane un elemento che frena le potenzialità di sviluppo e di crescita dell’Italia, e presta il fianco a comportamenti opachi che non di rado alimentano la corruzione”, dice la Cna, ricordando il fallimento dei numerosi tentativi di riforma. Quasi la burocrazia fosse “un Moloch invincibile”.