Legge di Bilancio, tensione fra Tria e Di Maio

Botta e risposta a distanza. Giovanni Tria attacca e Luigi Di Maio risponde. Secondo fonti vicine al governo, pare che il ministro dell’Economia sia esasperato dalla tensione dei grillini. Ma il vero oggetto degli strali di Tria è proprio il ministro del Lavoro. Tutto nascerebbe dalle risorse (poche, secondo il M5S) che la legge di Bilancio dovrebbe destinare al cosiddetto “reddito di cittadinanza”. In pratica, il “capitolo” sarebbe coperto da 5 miliardi di euro, invece dei 10 miliardi ritenuti indispensabili. Peraltro, si tratta di cifre ulteriormente decurtate, rispetto agli iniziali 17 miliardi. Ecco le ragioni che hanno fatto diventare incandescente la situazione in seno all’esecutivo. Tria, infatti, pare abbia minacciato le dimissioni. Come ampiamente previsto dai commentatori più avvertiti, il primo, autentico, banco di prova del governo gialloverde è diventato la legge Finanziaria.

L’obiettivo dei Cinque stelle è evidente: mettere in piazza il risultato del “reddito di cittadinanza”, per andare all’incasso, alle prossime elezioni del Parlamento europeo. L’amarezza di Tria risiede, soprattutto, nella mancata “copertura” di Giuseppe Conte. Il premier, infatti, pare non abbia speso una parola in difesa del proprio ministro “più importante”. In ogni caso, per il ministero di via XX settembre, “le indiscrezioni apparse sulla stampa su possibili dimissioni del ministro Tria, sono prive di fondamento”. Al momento pare che Di Maio abbia concesso una tregua. Avrebbe detto ai suoi che “il reddito lo facciamo. Andiamo avanti determinati assicurandoci di tenere i conti in ordine e senza chiedere le dimissioni di nessuno”.