Perché la Sinistra non può scomparire

Destra e Sinistra, come tutte le cose di questo mondo, risalgono a Dio. Che, anche nella sua dimensione assoluta, l’uomo rappresenta come una persona, il Padre, seduto su un trono, che ha accanto a sé, da un lato il Figlio (Gesù), che “siede alla destra del Padre Onnipotente”, dall’altro, lo Spirito Santo. Ma le tre “persone” della Trinità sono un’unica sostanza, e nella dimensione assoluta, tutti gli attributi di Dio (comprese la destra e la sinistra) sono mescolati e convivono insieme pacificamente, senza relazioni o confronti fra loro e senza contrasti, i quali cominciano a manifestarsi, appunto, nella dimensione “relativa”, dopo la Creazione. Quando Dio stesso entra nel mondo che ha creato a tale scopo. Cioè per farne esperienza, e i suoi attributi si fanno chiari e distinti e spesso contrapposti, come appunto la destra e la sinistra, il bene e il male e così via. Destra e sinistra, dunque, dipendono dal nostro punto di vista: se guardiamo una persona che ci sta di fronte o se ci vediamo allo specchio, la destra sta alla nostra sinistra, e viceversa. Ma è fuori dubbio che, nel corpo umano, il braccio destro è quello più usato e più forte. I mancini sono molto pochi. È l’uomo, o Dio nella sua veste umana, che opera una distinzione, ma la destra e la sinistra sono di per sé due “simmetrie capovolte”: l’una vale l’altra. Una leggenda narra che Adamo, cacciato dall’Eden, precipitò sulla terra a testa in giù e ciò capovolse la sua prospettiva delle cose, sicché egli “fece destra quel che era sinistra, sinistra quel che era destra, in alto quel che era in basso”, scambiando il male per il bene, il falso per il vero e così via.

La leggenda aggiunge che con la venuta di Cristo si sarebbe ristabilita la giusta prospettiva in quanto Egli fu crocifisso non a testa in giù, come accadeva con gli altri, ma con la testa in alto, verso il cielo. Nonostante ciò, il capovolgimento di valori (come la menzogna al posto della verità) non è del tutto scomparso. Con la creazione dell’uomo, dunque, Dio avrebbe dato inizio ad un processo o gioco dialettico, creando le contrapposizioni, la tesi e l’antitesi, che sono proprie del linguaggio umano: una convenzione necessaria per “portare avanti il discorso”, come vediamo nei dibattiti, soprattutto politici. Ma dopo la tesi e l’antitesi, come dice Hegel, dovrebbe venire la sintesi: cioè la fusione degli opposti, e questo è il male di fondo della politica italiana, che resta ferma alla tesi e all’antitesi, in cui hanno ragione tutti, senza mai pervenire, se non in casi rarissimi, a una fusione. Sul piano politico l’uso dei vocaboli Destra e Sinistra risale alla Rivoluzione francese, quando i “conservatori” (monarchici) presero posto nei banchi che stavano alla destra del Presidente, mentre i “progressisti”, antimonarchici e democratici, si sedettero alla sua sinistra: un fatto, dunque, puramente formale e casuale.

In Italia il termine Destra si riferiva al partito moderato che si raccoglieva intorno a Cavour, che dominò la politica piemontese e, successivamente, quella italiana. La differenza, in politica, fra la Destra e la Sinistra sta nel punto di vista da cui i due movimenti guardano la società e, conseguentemente, nelle ricette o nei programmi che vogliono mettere in pratica per migliorarla: i due punti di vista, distinti e contrapposti, sono, dunque, entrambi legittimi e necessari. L’opposizione, però, sia di destra o di sinistra, deve essere costruttiva in quanto anch’essa partecipa all’opera del governo, per il bene del Paese. Tuttavia in Italia, mentre la Destra, anche all’opposizione, è sempre stata aperta al confronto politico, serena e misurata nel suo linguaggio, la Sinistra, fedele ai metodi della rivoluzione bolscevica, ha sempre seguito la tattica, marxista e leninista, dell’opposizione ad oltranza, della sopraffazione, spesso anche fisica, e della criminalizzazione dell’avversario.

“Farem come la Russia, farem come Lenìn”, andavano gridando i comunisti nel primo Dopoguerra, sventolando le loro bandiere rosse, e se qualcuno al loro passaggio non levava in alto la mano col pugno chiuso in segno di saluto, lo prendevano a randellate. Per non parlare di tutto il resto. La Destra non ha mai detto ai suoi avversari politici: “Ma voi che cosa siete?”, “Io con voi non ci parlo”, “Voi siete impresentabili!”, “Voi siete irresponsabili”, “Non avete nulla di umano”, e via di questo passo, come hanno fatto, solo per citarne alcuni, Romano Prodi, Rosy Bindi e Lucia Annunziata. Sta qui la differenza fra la Destra e la Sinistra italiane: nel linguaggio, negli insulti, nell’arroganza, nella prevaricazione della Sinistra, nella sua presunzione di essere migliore della Destra, e dunque della maggior parte degli italiani. Perché quello che conta è il “Paese reale”. Il 28 febbraio del 1879 nel Manifesto d’una Rassegna settimanale, Giosuè Carducci tracciò un quadro della politica italiana che si adatta perfettamente ai giorni nostri (“Nulla di nuovo sotto il sole”). Dopo avere esordito dicendo che “il vero bisogno dell’Italia non è la politica, alla quale vanno attribuiti la maggior parte dei mali, per questo escludere, che la politica ha fatto, tutte le altre questioni e interessi, per questo assorbire, che la politica ha fatto, il miglior succhio della vita paesana”, scriveva. E ancora: “L’Italia che lavora e paga ha ragione di dire ai suoi reggitori: Io ho bisogno di agricoltori e d’industriali, e voi moltiplicate gli avvocati; io vorrei anche adornarmi di dotti, di letterati, di scrittori, e voi moltiplicate i professori a cui mancano le scuole. E c’è un’altra statistica nella quale l’Italia supera troppo tutte le nazioni civili: la statistica dei carcerati e dei delinquenti. Alla quale se si aggiungono le statistiche della prostituzione, del vagabondaggio, dell’accattonaggio, dei mestieri che non son mestieri, dell’emigrazione, e la statistica orribilmente indeterminata della miseria, c’è da meravigliarsi con noi stessi che abbiamo la coscienza sì tranquilla e tanto ozio e tanta fede nella Provvidenza da perdere tempo e pensieri dietro le combinazioni o le scissioni di sinistra o di destra”.

E ancora: “La plebe in Italia o è nemica dello Stato od offre in sé una tal maniera bruta d’indifferenza su cui le fazioni avverse alla nazione e alla libertà lavorano efficacemente. E qui la colpa è d’ambedue i partiti, ma più specialmente di quello di sinistra, il quale attrasse a sé quanto poté dell’elemento plebeo nelle gloriose file dei volontari; ma poi dimenticò la plebe. O, se non la dimenticò, fece peggio: blandì, e in parte guastò, con lodi e promesse pericolose, la plebe delle città, per trascinarla nelle lotte politiche: ma del reale malessere delle plebi così di città come di campagna non si curò mai; con la indifferenza o la incredulità alla questione sociale lasciò aggrupparsi e ingrossare il pericolo sociale”. La sinistra italiana e il Partito democratico in generale non ha creduto, non ha amato, non ha voluto far mai altro che la politica, e qui sta la sua colpa, o almeno la sua debolezza.

“Dov’è a sinistra o fra i democratici chi abbia ricercato e studiato seriamente le condizioni della plebe italiana?, dove sono gli animosi, intelligenti e severi affrontatori della questione sociale in Italia?. E il Poeta così concludeva: “Oltre i termini troppo angusti e circoscritti e non poco incerti del Paese legale esiste − che ne paia a certe superbie e a certe dottrine − esiste il Paese reale che non vuole dimenticati gl’interessi suoi per gl’interessi dei partiti e delle persone; il Paese reale che non può sopportare di vedere ingannate e turbate le sue aspirazioni da combinazioni ibride e immorali; il Paese reale che ha il diritto di ricordare ai deputati che nel piccolo Montecitorio non si deve dimenticare e disconoscere l’Italia, la quale al di fuori guarda, attende e giudica”.

Con tutto ciò la Sinistra in Italia non può scomparire: deve solo cambiare atteggiamento e linguaggio, e, se vuole, anche il nome, ma la sostanza deve restare la stessa: deve guardare a quelle classi sociali che sono le più bisognose di aiuto. Cristo, parlando ai poveri, agli ammalati, ai diseredati, diceva: “Io sono in voi e voi siete in me”. Ebbene, la Sinistra ascolti e faccia sue queste parole. Lasci stare i poteri forti, a cui a un certo punto si è attaccata per poter sopravvivere, i “padroni del vapore”: le banche, le industrie, gli intellettuali, la Scuola, e si volga alla “plebe” a cui accennava Carducci. Il resto lo farà la Destra: ad ognuno i suoi compiti e le sue responsabilità. Dalla fine dell’ultimo conflitto mondiale la Sinistra si è dichiarata unica e vera depositaria della cultura: sì, della cultura dell’odio, del livore, del rancore, della rivalsa, della vendetta e di tutto ciò che non ha niente a che vedere con la vera cultura. Così alla fine l’ha pagata e dalla luce che credeva di irradiare con la sua ideologia (di riporto) si è ridotta a un lumicino. Speriamo che questa volta, finalmente, abbia capito la lezione.

Destra e Sinistra 1

 

Che la sinistra goda mala fama

lo dice chiaro la parola stessa,

che il malaugurio simboleggia e chiama.

Lugubre e sciagurata profetessa,

 

la sorella legittima non ama

e di annunciar catastrofi non cessa.

La Destra, invece, il bene e il retto brama,

come pur dice la parola stessa:

 

ottimista, pacifica ed amica,

va porgendo la mano a questo e a quello.

Quell’altra, invece, eterna sua nemica,

 

giostrando con la falce e col martello,

sempre pronta alla lotta s’affatica,

perché non ha né cuore né cervello.

 

Destra e Sinistra 2

 

La Sinistra sa solo litigare.

Non c’è confronto, non c’è discussione

in cui non la si veda contrastare

con insulti e sberleffi ogni opinione

 

della parte contraria. È un assaltare

continuo, acuto, come il pungiglione

d’una vespa. Non c’è niente da fare:

la Sinistra non segue la ragione,

 

segue un odio perverso, un astio ottuso

per la Destra, “incivile” ed “ignorante”,

sicché ogni accordo, ahimè, resta precluso.

 

Fra le due questa è la discriminante:

la Sinistra procede a brutto muso,

la Destra è generosa e tollerante.