Roma Provincia Autonoma

Gentile direttore Diaconale, è con grande piacere che, nella giornata di ieri, ho letto sul suo quotidiano l’interessantissimo articolo sull’evoluzione istituzionale di Roma Capitale. In un quadro che ci vede direzionarci sempre più verso un accorpamento importante delle regioni italiane, sarebbe superficiale pensare di voler negare a Roma quello che il suo naturale afflato, ovvero lo status di città autonoma.

Sebbene essa non differisca sostanzialmente dalle altre città metropolitane, certamente non possiamo non considerare la particolare importanza storico - istituzionale che essa rappresenta, senza contare il suo ingente bacino demografico e le peculiari problematiche sociali. Fu per la prima volta negli anni Ottanta che Bettino Craxi, allora Presidente del Consiglio, propose una riforma volta a conferire maggiori indipendenza alla nostra capitale. Da allora, se escludiamo qualche timido tentativo, ben poco si è fatto in questo senso.

Oggi abbiamo però una necessità politico – economica impellente, senza contare la straordinaria capacità propulsiva di un’opinione pubblica quasi completamente schierata in favore della proposta. Difatti questa è una riforma che i nostri cittadini chiedono con forza ormai da diversi anni e che permetterebbe di applicare non solo una reale spending review ma consentirebbe anche una maggiore gestione amministrativa ed una reale sburocratizzazione degli enti regionali. In aggiunta è d’uopo ricordare che, in un mondo nel quale la competitività economica è divenuta uno dei maggiori indici di salubrità di uno stato, le grandezze geografiche giocano un forte ruolo nel capacità di produzione. Sarebbe risibile pretendere di voler far competere la piccola Umbria o il piccolo Molise con le sconfinate regioni dell’India o del Brasile.

A seguito delle elezioni politiche del 2018 e sulla scia del referendum consultivo indetto dalle regioni Lombardia e Veneto, si dovrà instaurare una cabina di regia che, dopo la formalizzazione da parte del nuovo governo, possa redigere un testo unico di riforma ed accorpamento delle Regioni italiane. Incoraggiati dal sostegno della volontà popolare e sulla base di profondi legami geografici, economici e sociali sarà compito del legislatore tracciare i nuovi confini interni dell’Italia, tratteggiando una decina di nuove macroregioni nelle quali l’unione del Lazio, dell’Abruzzo e del Molise porterebbe a un’unica Regione autonoma. All’interno di questa si provvederà ad istituire Roma Capitale Provincia autonoma.

 In verità si potrebbe tentare di andare sino in fondo alla trasformazione istituzionale interna dell’Italia creando cosi quattro Regioni Autonome (Nord, Centro, Sud e Isole) con una quinta in aggiunta corrispondente all’attuale Roma Capitale - Città Metropolitana. Per questo però dobbiamo attendere a dopo le elezioni politiche, sperando di poter beneficiare di un leader determinato e di un Governo forte e responsabile.

(*) Vice segretario nazionale Federazione Giovani Socialisti