“Ti racconto la politica”

di Giannantonio Spotorno

18 marzo 2017POLITICA

 

I cani di Pavlov (Capitolo 74) - Fatti a immagine e somiglianza di Dio, un giorno diventeremo onnipotenti ma, oggi, l’organizzazione della vita sociale non può prescindere dalla politica e se ad essa accedono parassiti piuttosto che persone degne, è questione altra. Nei settantatre capitoli che precedono abbiamo avuto nozione di molti meccanismi che la politica italiana, nella sua fisionomia vigente, adopera per controllare e “spremere” ogni cosa.

La prima officina dell’intelligenza è la conoscenza; senza, non esiste capacità di pensiero. Sarebbe bene non sentirsi mai presuntuosamente furbi e considerare che la possibilità d’essere condizionati, sia sempre in agguato. Ricordate il sovietico Ivan Petrovič Pavlov e i suoi famosi cani? Nel 1904, le ricerche svolte sui riflessi condizionati, gli valsero il premio Nobel per la medicina. Pavlov studiò a lungo il rapporto tra stimolo e reazione e dimostrò che stimoli precisi suscitano reazioni costanti e che stimoli incerti possono condurre perfino alla follia; in ordine a quest’ultimo caso, è famosa un’esperienza che condusse. Pavlov abituò dei cani a mangiare il cibo su piatti di forma quadrata e a rifiutarlo, pena delle punizioni, se posto su piatti rotondi. I cani impararono velocemente a cogliere la differenza tra le due forme, dunque, presero a mangiare “spensieratamente” dai piatti quadrati, mentre rifiutarono il cibo posto sui piatti rotondi; Pavlov, dunque, passò ai piatti esagonali, ottagonali e così via. All’aumentare del numero dei lati, i cani mostravano esitazione, ma erano puniti solo se assumevano cibo dai piatti perfettamente rotondi. I poveri animali sembravano davvero bravi a riconoscere il cerchio, ma Pavlov continuò col decagono, col dodecagono e via di questo passo. Cogliere la differenza dal cerchio per i cani era sempre più angosciante e quando la poligonale ebbe un tale numero di lati da essere confusa col cerchio stesso, alcuni cani non riuscirono più a mangiare, mentre altri impazzirono.

Oggi, credendoci liberi, siamo portati a pensare che certe cose non possano accaderci ma la nostra politica istituzionale, col suo modo “particolare” di coniugare lo sviluppo sociale, conduce esperimenti simili a quelli di Pavlov, con l’accortezza - se così si può dire - di sostituire i cani con gli esseri umani. Tutto annuncia di muoversi all’insegna dell’encomiabile voglia di correttezza sociale; le perplessità non riguardano certo detta voglia, bensì la credibilità di quanti se ne promuovono attori. Alla base di tale incongruenza sta il fatto che i luoghi deputati al potere politico sono frequentati da troppi individui iniqui e parassiti...

La gente soffre e si suicida come non ha mai fatto e ciò accade perché, con la scusa di “proteggerlo”, le istituzioni tolgono all’uomo la dignità e la libertà. Abbiamo talvolta parlato di come certa politica usi l’immorale “vocabolario dell’ipocrisia”, ovvero quel linguaggio che inibisce l’intelligenza con la suggestione... come ad usare dei “piatti ambigui tra il rotondo e il quadro”, per sostituire la comoda fissazione al sacrificio di capire.