Cappato: “Vogliamo informare i cittadini”

La scomparsa di Marco Pannella arriva nel pieno della campagna elettorale e si trasforma nell’unico (mesto) evento in grado di offrire visibilità a Marco Cappato, candidato sindaco a Milano per i Radicali. Marco Cappato, ex europarlamentare e attuale consigliere comunale, da tempo lamenta l’ostilità dei media tradizionali nei confronti della sua candidatura.

Cappato, nonostante tutto, giornali e tivù continuano a parlare poco di lei come candidato sindaco a Milano. Come mai?

È veramente grave. Ai cittadini viene negato il diritto di conoscere delle proposte, su temi che sono in campagna elettorale. I tenutari delle informazioni in Italia ragionano con le logiche della politica. Non individuano nella mia candidatura una funzione di potere. E’ un istinto, un riflesso, lo stesso che ha avuto AssoLombarda quando ha deciso di non farmi partecipare al dibattito tra candidati sindaco.

Le tivù nazionali la ignorano, quelle locali fanno un po’ meglio.

La realtà è che non sono solo candidato sindaco a Milano, sono anche il presidente di Radicali Italiani e conduco a livello nazionale e non solo, iniziative su diritti civili, sulla libertà di scienza. Mi sto occupando anche del referendum costituzionale di ottobre, per evitare che si trasformi in un plebiscito del Governo, abbiamo proposto che i quesiti vengano spacchettati e proposti in maniera differente… Insomma, è un vero mancato riconoscimento del nostro ruolo di attori della politica.

Eppure i Radicali hanno una certa storia.

Tanto si rende omaggio alla storia del passato quanto si ostacola il futuro. E’ successo anche adesso. L’importante per noi non è puntare alla visibilità: noi ci battiamo per il diritto dei cittadini a conoscere i temi e le proposte.

Formalmente il rifiuto di Assolombarda com’è stato giustificato?

Ho letto che il presidente di AssoLombarda, Gian Felice Rocca, ha dichiarato di aver scelto i candidati sulla base dei sondaggi.

Ma lei sui sondaggi non viene mai citato…

È un cane che si morde la coda. Tra l’altro negli Stati Uniti i dibattiti tra candidati dello stesso partito coinvolgono anche più di 20 candidati. Noi siamo in 8.

Su questo tema internet può dare una mano per incrementare la visibilità?

Internet è fondamentale per mobilitare. Una buona parte di quelli che sono venuti a firmare per le nostre liste, non avendolo saputo dalla stampa sono venuti grazie a Facebook.

Parliamo di elezioni amministrative di Milano. Quali saranno le condizioni sine qua non per valutare ed eventualmente sostenere i candidati del ballottaggio?

Se noi non saremo al ballottaggio, sarà compito dei due candidati convincerci a sostenerli perché i nostri elettori sono elettori d’opinione, di convinzione, non un parco buoi di clientele che spostiamo. Questo sfugge a molti che ci chiedono “come vi collocherete”. Potrei anche scegliere il candidato A o il candidato B, ma non posso farlo senza che il candidato sia assunto l’impegno a sostenere le nostre battaglie.

Le priorità quali sono?

Noi abbiamo messo sul tavolo 10 mesi fa un progetto di conversione ecologica e sociale degli investimenti comunali. Significa privatizzare e liberalizzare per liberare risorse per ridurre il debito, ridurre le tasse, e investire nella trasformazione ecologica e sociale di Milano, dalla riapertura dei Navigli, all’housing sociale, il raddoppio del verde, la riqualificazione degli scali ferroviari. Se su questo progetto i candidati si prenderanno degli impegni, già dal primo turno, noi li valuteremo. A noi non piace dire che gli altri candidati non vanno bene: il candidato Sala dice delle cose importanti sul funzionamento della macchina amministrativa, il candidato Stefano Parisi sta avendo una certa efficacia nell’impedire che la campagna diventi una rissa su temi difficili come l’immigrazione. Se vogliono valutare le nostre proposte possono farlo da subito. I nostri temi sono pubblici. Saranno poi loro a dover convincere i nostri elettori.

Stefano Parisi ha presentato il programma, parla di rendere pubblici e trasparenti tutti i bilanci e creare un grande parco intorno a Milano. Sono temi che le sono stati rubati?

Quando i progetti sono intelligenti non c’è che da essere contenti. La questione della trasparenza e della pubblicità è cruciale. Bisogna vedere se le macchine politiche lo consentiranno. Sull’ambiente, al di là delle singole misure, credo che Parisi sbagli su alcuni punti, insiste a dire che le auto non creano inquinamento, e questo non è vero. Inoltre credo che si debba “ricostruire” piuttosto che costruire strutture ex-novo.

Sull’eliminazione della famosa area pedonale di Piazza Castello? Qual è la visione dei Radicali?

Ogni singola misura è criticabile, anche la singola Area C e le pedonalizzazione. Ma bisogna considerare la visione complessiva. E su questi temi non si può tornare indietro.

Da Milano può partire ora un laboratorio Radicale nazionale?

Ci sono due parlamentari eletti con il Movimento 5 Stelle, Luis Aberto Orellana e Mara Mucci, insieme a militanti e attivisti del Partito Radicale come Filomena Gallo, Lorenzo Lipparini, Valerio Federico, Mina Welby, la compagna di Tortora, Francesca Scoppelliti. Abbiamo anche il primo candidato ermafrodita nella storia della politica e diversi candidati del mondo LGBT. Insomma, se due eletti del M5S trovano ragioni della loro candidatura nella nostra proposta politica, è il segno che si può combattere per il rispetto delle regole, i referendum, la trasparenza in un modo diverso, non sputando contro il palazzo, ma aiutando la politica a fare “meno schifo possibile”. Si tratta di valorizzare il ruolo delle istituzioni e rivitalizzarle in modo democratico. Quindi un’azione politica che vada oltre il confine dei Radicali penso sia possibile. Anche perché noi siamo abituati a lavorare così: lavorare con chiunque condivida i nostri obiettivi, da qualunque parte venga, e da sempre