In Europa c'è crisi anche di nascite

Crisi dell'Euro, crisi dei mercati, incontri bilaterali, summit e chi più ne ha più ne metta. La missione: salvare l'euro, la moneta unica, il futuro dell'Europa. Ma stiamo parlando davvero dell'unica crisi che rischia di mettere in ginocchio i popoli e le nazioni europee?

Mentre governi e banche si preparano a scenari apocalittici dovuti ad una potenziale uscita della Grecia dall'Euro, in questi giorni centinaia di organizzazioni, accademici ed esperti stanno discutendo a Madrid di come affrontare un'altra crisi, tanto pericolosa per le future generazioni, quanto passata inosservata. Mi riferisco alla crisi della famiglia, del matrimonio tradizionale e del conseguente crollo delle nascite che, oramai, ha superato la soglia di guardia. E che avrà inevitabili conseguenze sugli equilibri politici, economici e sociali di molti paesi nel mondo.

L'Italia non ne è esente e, purtroppo, rappresenta uno dei casi più gravi. Vediamo un po' più nel dettaglio cosa sta succedendo. Secondo i dati Istat del 2011, la fecondità in Italia è stata di 1,42 figli per donna, uno dei livelli più bassi in ambito mondiale e ancora molto al di sotto della soglia di 2,1, che permette la costanza della popolazione. In altre parole, sempre più donne in Italia scelgono di avere un solo figlio o di non averne affatto. Per quanto riguarda l'impatto che questo trend avrà sul sistema previdenziale tra qualche decennio si sono già spesi fiumi di parole. Ciò di cui forse non si parla a sufficienza è quali conseguenze un tasso di natalità così basso può avere sulla società.

Prendiamo ad esempio il nucleo familiare medio italiano composto da due genitori e un bambino. Quest'ultimo, molto probabilmente non avrà mai fratelli o sorelle e non sarà mai uno zio o una zia. Genitori e nonni difficilmente potranno sperare di avere più di un nipote o un pro-nipote. In altre parole, i nuclei familiari numerosi, che per decenni sono stati alla base della cultura e della società italiana, diventeranno sempre più piccoli in termini numerici. Le famiglie numerose rappresenteranno sempre più una rarità, se non considerate un fenomeno sociale da guardare con sospetto. Per quanto riguarda le dinamiche sociali, un popolo di single, o di coppie senza figli o con figli unici, rischierebbe di rafforzare l'autoreferenzialità, l'egocentrismo e l'egoismo dei singoli. Dove, se non tra le mura di casa, nei rapporti tra marito e moglie, tra genitore e figli, o tra fratelli, si creano le condizioni per lo sviluppo di sentimenti quali il vero amore, il sostegno reciproco, l'altruismo? In quale altro contesto si è capaci di dare tutto di sè stessi ad un altro essere vivente senza voler chiedere nulla in cambio con tanta naturalezza? Possiamo immaginarci una società che non sia costruita su queste fondamenta?

Secondo un rapporto di Giuseppe Gesano e Salvatore Strozza, senza l'attuale apporto demografico degli immigrati, entro il 2051 «la popolazione residente potrebbe scendere a 51 milioni, e la quota di anziani salire al 38%». Se invece si mantenesse l'afflusso annuale che si è registrato in media nell'ultimo decennio, al 2051 «la popolazione residente salirebbe fino a quasi 70 milioni e la quota di anziani verrebbe contenuta in meno del 30%». Quella del crollo delle nascite, dei matrimoni e delle famiglie tradizionali, sia in Italia che all'estero, è una crisi reale e non imminente. Governi e istituzioni, oltre che all'Euro e alle istituzioni europee, dovrebbero dedicarsi a salvare anche l'istituzione della famiglia.

Non è mia intenzione proporre politiche per la famiglia o possibili soluzioni. L'umile scopo di queste righe è quello di richiamare l'attenzione di tutti ad una necessità che oramai è diventata improrogabile: l'Italia ha bisogno di "figli" e di genitori messi nelle condizioni di poterne fare di più! Altrimenti tra qualche decennio, invece di Grillo, potremmo trovarci, come candidato premier, il segretario di un futuro partito dei pensionati.