Banda ultralarga non prima del 2026

Quando arriverà in tutte le case italiane il web ultra veloce? Secondo il ministro per l’Innovazione Vittorio Colao entro il 2026 dovrà essere completato il piano di copertura della banda ultra larga, superando i 6 milioni di case servite. I soldi ci sono. Dovranno essere definiti i criteri delle gare per l’utilizzo dei circa 3,8 miliardi di euro del progetto “Italia a 1 giga” che ha in dote i fondi europei del Recovery Plan. I giochi economici e finanziari si faranno nelle prossime settimane sempre più stringenti. Alle gare per la banda ultra larga sono interessati grandi gruppi delle telecomunicazioni come Vodafone, Tim, Fastweb, Fibercop, la società all’ingrosso tra Tim e il fondo americano Kkr e Fastweb. Dagli ultimi movimenti economici e finanziari e dai negoziati più o meno palesi sembra ormai tramontata l’ipotesi della rete unica primaria Tim-Open Faber.

Uno dei nodi da sciogliere è l’assetto societario di Tim, il completamento è previsto per novembre, dopo le autorizzazioni del governo italiano e dei vertici di Bruxelles. Essenziale sarà il ruolo di Open Faber che da Ferragosto è guidata da Francesca Napolitano, ex Enel e dal direttore generale Mario Rossetti, i quali dovranno presentare il nuovo piano industriale della società a capitale pubblico (60 per cento alla Cassa depositi e prestiti) e privato (il fondo australiano Macquarie che ha rilevato il 40 per cento dall’Enel).

Il mondo economico si attende una svolta nel settore dall’utilizzo dei fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza. L’assenza di una autostrada digitale sulla quale far viaggiare in sicurezza e con qualità gli operatori telefonici è stata una delle criticità e quindi del fallimento della Dad, la Didattica a distanza dello scorso anno scolastico. Per raggiungere l’obiettivo individuato dal ministro Colao dovranno essere portate a termine complesse operazioni economiche, finanziarie e burocratiche. Per l’Italia il centro propulsore resta pertanto la Cassa depositi e prestiti (il cui azionista è il Ministero del Tesoro), guidato da Dario Scannapieco, scelto da poco dal ministro Daniele Franco e quindi uomo di fiducia di Palazzo Chigi. Ecco perché è essenziale l’aggiudicazione delle gare al fine di invogliare le imprese e le famiglie ad abbonarsi alle nuove strutture. Le criticità non mancano. Le difficoltà sono emerse appena si è fatto più intenso l’utilizzo del digitale per le partite di calcio trasmesso dalla nuova piattaforma Dazn che ha soppiantato dopo 18 anni Sky e Mediaset.

Oltre le carenze tecniche e di ricezione il mercato fa registrare una crescita lenta degli abbonamenti dei clienti frastornati dallo spezzatino tra le varie piattaforme. L’era digitale che secondo alcuni osservatore sarebbe iniziata con la ripresa dei campionati di calcio non è ancora iniziata. La tecnologia Ott (Over the top) tarda a essere perfezionata.

L’Associazione consumatori ha già presentato un ricorso per i danni subiti dagli abbonati e continua a monitorare la qualità dei servizi. Altri problemi sono in arrivo nell’immediato dalla sostituzione degli apparecchi tivù che non sono in grado di trasmettere il nuovo digitale terrestre. Lo standard tecnologico previsto è il “Dvb-T2-Hevc Main 10” che significa Digital video broadcasting terrestrial 2 o meglio diffusione video digitale terrestre. È scattato nelle famiglie l’allarme: si deve cambiare il televisore? No. Ma se non sono abilitati i canali 100 e 300 allora occorrerà fornirsi di un nuovo decoder. C’è anche un bonus tivù, ma con complicazioni varie.