La relazione cuore-cervello

Dal 1986 negli Usa è nata una nuova Disciplina: la Neurocardiologia, ad opera dei ricercatori Cantin e Genest, confermata da altri due ricercatori, Armour e Ardell.  Così nel tempo le concezioni sul cervello si sono man mano trasformate mostrandoci come non esiste solo un cervello, ma bensì: tre cervelli!

Si era già molto parlato del secondo Cervello, considerando l’intestino con tutte le sue circonvoluzioni ed elucubrazioni, come un cervello a sé stante: il secondo cervello.

Recentemente, però, si è scoperto che c’é ancora un’altro cervello, da considerarsi tale a tutti gli effetti, cioè con circa 50mila neuroni: quello del Cuore. Si può così oggi parlare del “Terzo Cervello” o “Cervello Cardiaco”, per cui i prof. di Fisiologia e Biofisica Armour e Ardell hanno coniato il termine “Neurocardiologia”, definendone significato e funzioni, anche attraverso la prospettiva delle innovazioni apportate dalla biofisica.

Di fatto, possiamo considerare il cuore come un cervello completo. Con un Sistema Nervoso intrinseco Cardiaco di circa 50mila neuroni ed interneuroni, che creano circuiti neurologici complessi, sufficientemente sofisticati per qualificarli come un “Cervello”. L’insieme dei circuiti, costituiti da questi neuroni, consente al Cuore di apprendere e comprendere, ricordare e prendere decisioni funzionali, indipendentemente dal Cervello della testa, a cui invia informazioni e comunicazioni. Le quali procedono dal Cuore al Cervello e non solo dal Cervello al Cuore, come un tempo si credeva. Allo stesso modo come per il cervello dell’intestino.

“Neurocardiologia”, fu il primo libro scritto da Armour e Ardell, pubblicato per la prima volta nel 1994, anche se le primissime investigazioni nel campo delle interazioni Cuore-Cervello furono condotte negli anni ’70 e nei primi anni ’80 dai fisiologi John e Beatrice Lacey, e nell’86 da Cantin e Genest, tra i primi a postulare il ruolo causale del sistema cardiovascolare nella modulazione delle performances percettive e cognitive.

Si vide che il Cuore, inoltre, come il “Secondo Cervello”, produce ormoni e neurotrasmettitori. E fu proprio la scoperta che l'intestino produceva numerosi neurotrasmettitori, in maggior misura la Serotonina, a far decidere che il Sistema Nervoso Enterico rappresentasse un “Secondo Cervello”.

Così in seguito si vide che, il Cuore producendo l’ormone Anf (Atrial Natriuretic Factor), molto importante per la sua influenza su molti apparati, inibendo la produzione di ormoni dello stress, come il cortisolo ed assicurando l’equilibrio generale dell’organismo, andava ridefinito al di là delle sue funzioni vascolari.

Il cuore secerne persino la propria adrenalina, quando ne ha bisogno, e sintetizza anche altri ormoni che hanno un’influenza diretta sul comportamento emozionale, tra cui l’ossitocina, detta anche ormone dell’amore.

La Neurocardiologia rappresenta, quindi, lo studio della relazione tra Cuore e Cervello, e viene studiata non solo dal punto di vista biochimico, ma anche biofisico.

Il cuore invia ad ogni battito un potente gettito di pressione a tutto il corpo e si è riusciti a rilevare che esiste una relazione tra l’arrivo dell’onda di pressione del cuore e l’attività delle onde cerebrali. In particolare si è osservata una relazione diretta tra pressione sanguigna, respirazione ed alcuni ritmi del sistema nervoso autonomo. Cioè il ritmo cardiaco e le sue variazioni sono messaggi diretti non solo al cervello, ma a tutto il corpo, senza il “permesso” del cervello. E questo fenomeno è misurabile: le onde cerebrali si sincronizzano naturalmente sulle variazioni del ritmo cardiaco diventando più ampie e regolari.

Dal punto di vista energetico il cuore possiede un campo elettromagnetico 5.000 volte più forte di quello del cervello e più potente di tutti gli altri organi del corpo e produce 40/60 volte più bioelettricità del cervello. Questa energia elettrica pervade tutte le cellule del corpo fisico crea un legame particolare tra di esse. Quando siamo turbati da emozioni negative (paure, ansie, frustrazioni, stress) il campo diventa caotico e disordinato, cioè ha uno spettro incoerente, mentre quando proviamo emozioni positive, come la gratitudine, la compassione, il perdono, la tenerezza, l’amore, il campo diventa ordinato e si ottiene uno spettro coerente.

Possiamo quindi oggi affermare che il cervello del cuore è in grado di registrare direttamente le informazioni del sistema ormonale e di altri sistemi e tradurli in impulsi nervosi, elaborando così direttamente l’informazione che riceve, inviandola poi al cervello lungo un circuito nervoso che utilizza il nervo vago ed i nervi posti ai lati della colonna vertebrale, raggiungendo poi il cervello limbico ed infine la corteccia cerebrale. Il cervello del cuore può dunque influenzare quello della testa, cioè il nostro modo di pensare, di vedere le cose, la nostra percezione della realtà, le nostre reazioni emozionali.

La nuova disciplina mostra che il cuore è molto più di una semplice pompa, è un organo sensoriale, un sistema complesso, con il proprio cervello, un centro per ricevere ed elaborare informazioni. Il sistema nervoso del cuore o cervello cuore consente di imparare, prendere decisioni funzionali ed indipendenti dalla corteccia cerebrale, ed i segnali che invia al cervello influenzano le regioni superiori coinvolte nella percezione, cognizione ed elaborazione emotiva. È sempre presente come campo ritmico ed ha una forte influenza sui processi di tutto il corpo anche attraverso interazioni con i campi magnetici, per cui è responsabile anche dell’intelligenza, del pensiero, della memoria, dell’introspezione, degli aspetti cognitivi, dell’ideazione e immaginazione nonché della consapevolezza.

Il campo elettrico del cuore ha un’ampiezza di 40/60 volte superiore a quello del cervello, mentre quello magnetico è circa 5.000 volte più forte del campo generato al livello cerebrale e si estende tutto intorno al corpo fino ad una distanza di 2/4 metri e l’informazione energetica contenuta nel cuore viene ricevuta da tutte le persone che ci circondano. Il cuore trasmette informazioni attraverso le pulsazioni del suo campo magnetico, non diversamente da come fanno i cellulari o le stazioni radio. Il campo elettromagnetico del cervello si estende invece a non più di alcuni centimetri dal cranio. Il cuore quindi può essere definito come la centrale energetica primaria del corpo, che produce un campo magnetico e forti correnti elettriche che caricano, stimolano, attivano e trasformano le energie del corpo.

Il cuore invia ad ogni battito un potente gettito di pressione a tutto il corpo e si è riusciti a rilevare che esiste una relazione tra l’arrivo dell’onda di pressione del cuore e l’attività delle onde cerebrali. In particolare si è osservata una relazione diretta tra pressione sanguigna, respirazione ed alcuni ritmi del sistema nervoso autonomo. Cioè il ritmo cardiaco e le sue variazioni sono messaggi diretti non solo al cervello, ma a tutto il corpo, senza il “permesso” del cervello. E questo fenomeno è misurabile: le onde cerebrali si sincronizzano naturalmente sulle variazioni del ritmo cardiaco diventando regolari più ampie e più regolari

Ma anche grazie al sangue, ogni singola cellula del nostro corpo, attraverso un capillare sanguigno, viene informata di ogni nostro pensiero, di ogni nostra emozione, sensazione, percezione, di ogni evento sia al livello conscio che inconscio. Così che la nostra coscienza, non è rappresentata e localizzata, come si supponeva nel cervello, ma è in ogni parte di noi e del nostro corpo!

Ma c’è di più, per il fenomeno della risonanza, il principio di sincronicità per risonanza dei sistemi oscillatori (fenomeno dei pendoli a bilanciere) mostra che: in ogni sistema oscillatorio, il fenomeno del trascinamento sincrono fa sì che l’elemento che oscilla di più trascini gli altri oscillatori meno potenti. È stato studiato in diversi sistemi fisici evidenziando che: in ogni sistema oscillatorio, sia materiale che biologico, il sistema funziona al massimo delle sue capacità e con il minimo dispendio di energia, quando tutte le sue parti sono sincrone. Questo stato di coerenza perfetta tra esse fa sì che il sistema dia il massimo rendimento.

Il cuore è un potente oscillatore biologico: e questo principio si può applicare direttamente al nostro organismo. Il corpo fisico, attraverso i cristalli liquidi e tutti gli elementi che lo compongono è un grande oscillatore biologico, ed il cuore, non il cervello, è tra tutti gli elementi del corpo l’oscillatore biologico più potente, e può essere indipendente dal cervello. E quando il nostro organismo entra in risonanza sincrona con l’oscillatore più potente si crea uno stato di coerenza biologica perfetta che ottimizza il funzionamento umano ad ogni livello.

Quando il cuore, oscillatore principale è in grado di imporre il suo ritmo, tutti gli altri sistemi oscillatori del corpo a tutti i livelli, fisico, emozionale, mentale sono automaticamente armonizzati fra loro dal ritmo principale. Vengono allora ottimizzate tutte le funzioni specifiche. Quindi cuore, cervello e livelli di coerenza e forse potremmo dire anche di coscienza.

Potremmo allora definire un altro percorso della coscienza, che usi il cervello del cuore e tutto il suo potenziale di oscillatore principale? Forse non è il cervello, come si è fino a poco tempo fa creduto a generare la coscienza, ma è il livello di coscienza che determina quali parti del cervello vengono usate?

Siamo agli inizi di un’era molto diversa, una nuova età, tutta la medicina va rivisitata alla luce delle nuove conoscenze. Anche perché pur avendo allungata la vita umana e debellato le malattie infettive, sul piano delle malattie degenerative e mentali ben poco è riuscita a fare. La strada è lunga, ma se finalmente accetteremo il modello della complessità, lavorando in sinergia, in gruppi inter/intra disciplinari integrati, potenziando modelli di ricerca equilibrati che comprendano anche l’elettromagnetismo, e protocolli adeguati per le nuove terapie, forse sarà possibile prevenire gli squilibri della persona e/o curarli in tempo utile!

In conclusione, il cuore controlla e coordina tutte le funzioni corporee, fa lavorare allunisono gli organi ed i tessuti, dice ad ogni singola cellula cosa fare, coordina ogni atto e funzione.  Il vecchio detto “al cuor non si comanda” diceva la verità, il cuore non si può comandare, perché è lui il nostro Comandante!

(*) Professoressa presso l’Università di Roma “La Sapienza”