F-35: Italia salda debito con Usa, “ma programma va rivisto”

L’Italia salderà il debito di 389 milioni di euro contratto con Lockeed Martin per gli F-35, ma restano le “perplessità” del Governo sul programma, che sarà rivisto. Del dossier discuteranno il premier Giuseppe Conte e Donald Trump.

Intanto però, il capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica, Alberto Rosso, ha espresso ieri in Parlamento “forte preoccupazione” per l’incertezza che continua a gravare sull’aereo e “per le ipotesi di un calo quantitativo” dei velivoli che l’Italia acquisirà: “L’F-35 - ha spiegato - è l’unica soluzione perseguibile. L’alternativa sarebbe certamente costituita da mezzi più vecchi, superati e più costosi”. Dunque, un programma essenziale per i militari, che però il Governo intende rivedere nella sua consistenza. Uno scontro enfatizzato dall’opposizione, con il Pd che parla di “imbarazzante ambiguità del Governo”: “se i grillini - afferma la senatrice Tatjana Rojc - vogliono chiudere con gli F-35, si assumano questa responsabilità e facciano chiarezza una volta per tutte, senza replicare il modello-Tav”. Mentre Fratelli d’Italia chiede al governo di “ascoltare le forti preoccupazioni del generale Rosso”, ponendo fine alla “incertezza sul programma F-35” e investendo in “uomini e mezzi” per la Difesa.

L’adesione dell’Italia al programma per il caccia di quinta generazione Joint strike fighter risale al 1998, con il Governo Prodi. Inizialmente, era previsto l’acquisto di 131 velivoli per Aeronautica e Marina. Successivamente, nel 2012, c’è stata una ‘sforbiciata’ ed il numero è sceso a 90. M5S, da forza di opposizione, è sempre stato ostile agli F-35. Una volta al Governo, si è preso atto dell’impossibilità di uscire dal programma: peraltro l’Italia, nello stabilimento di Cameri (Novara), produce parti del velivolo, li assembla e fa manutenzione, impiegando alcune centinaia di addetti. Il ministro della Difesa Elisabetta Trenta ha disposto una valutazione tecnica del programma. In attesa dei risultati dello studio, erano stati bloccati i pagamenti di 389 milioni di euro di fatture per i lotti ordinati dal precedente Governo. La valutazione ora, a quanto si apprende, è conclusa e nei prossimi giorni Trenta firmerà l’atto per il pagamento del debito. Il dossier messo a punto dagli esperti sarà inviato a Palazzo Chigi e verrà discusso da Conte con Trump. Ma, avvertono fonti governative, “restano delle perplessità sul programma che dunque sarà rivisto”. Possibile dunque, un ulteriore taglio degli ordini con una dilazione nel tempo dei velivoli da consegnare, in modo da spalmare i costi su un periodo di tempo più lungo. Bisognerà vedere come reagirà Washington, cui il programma sta molto a cuore. E se i politici frenano, i militari chiedono invece di accelerare.

L’appello è arrivato ieri dal generale Rosso, ascoltato in audizione dalle commissioni Difesa di Camera e Senato, cui ha espresso tutta la sua preoccupazione. L’F-35, ha detto, “non è solo un mezzo da combattimento ma una rivoluzione culturale cha cambia radicalmente il modo di operare della forza armata. I piloti ne sono entusiasti, ha capacità che sfiorano la fantascienza, superano la nostra immaginazione, è un mezzo che fa crescere tutta l’Aeronautica”. Attualmente sono 11 gli F-35 italiani in servizio ed il dodicesimo sarà consegnato a breve. Sono 25 i piloti qualificati e poco meno di 250 gli specialisti per la manutenzione.