Rifiuti d’oro

È entrata in vigore dal 15 agosto di quest’anno la nuova normativa Ue relativa allo smaltimento dei rifiuti così detti Raee. Rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, volta a contrastarne lo spreco e soprattutto la dannosa dispersione nell’ambiente che comporta altissimi tassi di inquinamento legati ai loro componenti, in alcuni casi altamente tossici e aggressivi per l’ecosistema. La nuova direttiva ha anche incluso in questa definizione tutta una serie di prodotti che fino ad oggi non erano considerati tali, come ad esempio le carte di credito con chip, le biciclette elettriche o con pedalata assistita e le stufe a pellet, allargando ulteriormente il bacino di questa tipologia oggetti dismessi.

Ma come ormai sempre più spesso accade per quasi tutte le tipologie di rifiuti, anche in questo caso, oltre alle sostanze dannose e alle parti non riciclabili, tutte queste apparecchiature rappresentano, se trattati adeguatamente, una vera e propria “miniera d’oro” di materiali di recupero poiché sono oggetti complessi, che contengono al loro interno una moltitudine di materiali che potrebbero essere riciclati e riutilizzati con grandi vantaggi.

Basti pensare che nei nostri smartphone, pc e televisori si nascondono oro, argento, rodio, platino e terre rare in quantità davvero ragguardevoli, considerando che nei 50 milioni di tonnellate di Raee prodotte ogni anno nel mondo sono contenute 320 tonnellate di oro e 7200 d’argento per un valore complessivo di oltre 15 miliardi di euro. Di questo tesoro tuttavia, attualmente si riesce a recuperare solo il 15 per cento ed alla base di risultati così modesti c’è la grande difficoltà e l’elevato impatto ambientale dei processi di recupero utilizzati fino ad ora poiché utilizzano nella maggior parte dei casi il così detto procedimento di “arrostimento”, ricorrono cioè ad una combustione in cui vengono bruciati tutti i componenti dell’apparecchiatura lasciando in essere solo i metalli, causando però elevati livelli di inquinamento.

Una soluzione, che offre indubbiamente livelli di efficienza nel recupero molto più alti, la propone Remete, una startup nata in seno al Politecnico di Torino e fondata da ricercatori ed ingegneri che hanno individuato un procedimento innovativo che riesce ad incrementare il recupero dei metalli preziosi nei rifiuti elettronici rispettando l’ambiente.

La tecnica consiste nello sfruttare processi di piro - ed idro - metallurgia con una lavorazione che, grazie all’utilizzo di reagenti a temperatura ambiente, separa, macina e tratta i materiali preziosi fino a recuperarli del tutto e soprattutto senza liberare emissioni tossiche in acqua e in atmosfera. L’azienda ha testato con successo la propria formula e ha già ricevuto l’interesse degli investitori con finanziamenti per mezzo milione di euro; e il prossimo step sarà il recupero di materiali preziosi dai catalizzatori delle automobili perché anche negli scarti delle autovetture pare si nasconda… un piccolo tesoro! Segno che la cultura del recupero si sta facendo sempre più strada nella società.