I laburisti vanno alla guerra

(Con i soldi di zio Arduino)

Gli inglesi temono un’inflazione fuori controllo. E preparano la guerra drenando risorse ai servizi pubblici. Al netto di quali decisioni prenderà Donald Trump sui dazi, la guerra commerciale su vasta scala tra gli Stati Uniti e altri importanti partner, danneggerebbe il tasso di crescita della Gran Bretagna e farebbe aumentare l’inflazione. La previsione è dell’Office for budget responsibility (Obr), che mette sul tavolo di Keir Starmer tre possibili scenari evolutivi del commercio globale. Nel primo scenario, gli Stati Uniti aumentano i dazi imposti sulle merci in arrivo da Cina, Canada e Messico di 20 punti percentuali e questi Paesi reagiscono in modo equivalente. La loro crescita del Pil, però, rallenterà mentre i prezzi aumenteranno. Ciò porterà il Pil del Regno Unito a essere inferiore di circa lo 0,2 per cento nel 2026-2027 rispetto alle ultime previsioni dell’Obr, che vedono un rallentamento della domanda di esportazioni del Regno Unito e quindi una generale incertezza sulla sua attività economica.

Il secondo scenario si basa, invece, sulla possibilità che gli Stati Uniti aumentino i dazi sui beni in arrivo da tutti i Paesi, incluso il Regno Unito, di 20 punti percentuali. Ciò, prevedibilmente, avrà un impatto peggiore sull’economia del Regno Unito: il Pil sarebbe inferiore dello 0,6 per cento rispetto alle previsioni per il periodo 2026-2027. La terza ipotesi presuppone che tutti i partner commerciali degli Stati Uniti, incluso il Regno Unito, reagiscano contro Washington, imponendo i propri dazi equivalenti sui beni statunitensi. Si tratta, ovviamente, dello scenario peggiore: l’inflazione britannica sarebbe superiore dello 0,6 per cento rispetto alle previsioni nel 2025-2026, e la crescita verrebbe rapidamente danneggiata, poiché l’inflazione eroderà i redditi reali, e la crescita subirebbe una notevole frenata. Ma le alternative ai beni statunitensi, mette in guardia l’Obr, “potrebbero essere più costose, il che potrebbe abbassare ulteriormente gli standard di vita”. In questa cornice, che prevede anche una crescita del reddito disponibile reale (cioè quello che rimane dopo tasse, spese essenziali e inflazione) delle famiglie non superiore all’1,7 per cento (rispetto al 3,9 del 2024) e una crescita generale in frenata fino al 2028, il governo laburista ha ufficializzato il suo programma economico di guerra.

Portare le spese per la difesa al 2,5 per cento del Pil equivale a ridurre il bilancio del welfare di quasi 5 miliardi di sterline. I sussidi sanitari e all’invalidità scendono allo 0,3 per cento del Pil, il che significa, secondo una stima del dipartimento per il Lavoro e le Pensioni, che altre 250mila persone, tra cui 50mila bambini, entreranno in una condizione di povertà relativa, entro il 2030. Più in generale, i tagli colpiranno 3,2 milioni di famiglie richiedenti attuali o future, con perdite medie di 1.720 sterline. Almeno 800mila persone perderanno il diritto a ricevere il Pip (Personal independence payment, che eroga costi di sostentamento aggiuntivi se si riscontrano una condizione di salute fisica o mentale a lungo termine o una disabilità, e difficoltà a svolgere determinate attività quotidiane o a spostarsi a causa della propria condizione) e altre 150mila perderanno l’indennità di assistenza. Lo schema prevede, inoltre, una forte riduzione della spesa per il settore pubblico: -15 per cento entro il 2030.

Il programma di bilancio presentato nella dichiarazione di primavera dal cancelliere dello scacchiere, Rachel Reeves, fa già discutere. Tecnicamente, si tratta dell’ennesimo trasferimento di risorse dal basso verso l’alto (dal popolo all’élite). I soldi risparmiati dal welfare verranno reinvestiti nella difesa. In parallelo con una riduzione della spesa che prevede una sforbiciata ad almeno 10mila posti di lavoro, il programma di riforma della funzione pubblica inglese del numero 11 di Downing Street si basa anche su un investimento di 3,25 miliardi che servirà a ridurre i costi di gestione. Come? Il fondo di trasformazione, come lo chiama Reeves, servirà in realtà a finanziare i programmi di uscite volontarie. Al posto dei dipendenti ci sarà l’Intelligenza artificiale. I 3,25 miliardi serviranno, infatti, anche a finanziare gli investimenti in servizi erogati dalla Ia, che dunque sostituiranno le persone fisiche. La riduzione degli effettivi nel pubblico impiego dovrebbe generare 3,5 miliardi di risparmi. Il 10 per cento del bilancio sarà speso per le attrezzature del ministero della difesa in nuove tecnologie innovative, tra cui droni e tecnologia basata sull’Intelligenza artificiale, promuovendo la produzione manifatturiera avanzata a Glasgow, Derby e Newport, creando domanda di ingegneri e scienziati altamente qualificati e offrendo nuove opportunità di business per le aziende tecnologiche e le start up del Regno Unito.

La fronda all’interno dei laburisti è ben avviata da un paio di settimane. La sinistra del partito schiuma rabbia per l’abbattimento dei sussidi alla disabilità e parla apertamente di tradimento. “Far pagare il conto ai più vulnerabili non era nel programma del partito, né è il motivo per cui gli elettori lo hanno votato”, afferma Alex Charilaou, co-presidente di Momentum, il gruppo laburista di sinistra. “Ora è chiaro – rileva – che il governo sta continuando sulla strada dell’austerità dei conservatori”. Sono arrabbiati anche i Lib Dem, che definiscono i tagli “un doppio colpo per i più vulnerabili e per l’assistenza sociale e sanitaria, che sarà messa ancora più sotto pressione”.

Il sindacato è in grave imbarazzo. Il Trades union congress (Tuc) aveva puntato tutto sui laburisti e ora si ritrova a esortare il governo a ritornare sulle sue decisioni. “Molte persone disabili”, commenta il segretario generale Paul Nowak, “perderanno l’assistenza e rischiano di non riuscire a mantenere il proprio posto di lavoro”. E sui tagli alla funzione pubblica, Nowak ricorda che i dipendenti statali “sono i principali artefici del rinnovamento nazionale”. Ma dopo 14 anni “di caos e rovina dei conservatori, molti si sentono ora esauriti e demoralizzati. È fondamentale che il governo investa in questi lavoratori e riconosca il ruolo chiave che svolgono nel migliorare i servizi su cui tutti noi facciamo affidamento”.

Aggiornato il 27 marzo 2025 alle ore 10:26