Xi Jinping in Tibet: un segreto lungo il confine con l’India

La Cina, ormai, ci ha abituati a sotterfugi, mezze verità, menzogne e manipolazioni. Dalla questione degli uiguri al mistero che circonda il Covid e il laboratorio di Wuhan, il gigante asiatico non è certo famoso per la sua trasparenza ed onestà. Non dovrebbe sorprendere, dunque, che i movimenti del presidente Xi Jinping all’interno del Paese (o dei territori occupati) restino segreti. Eppure, questa volta la situazione è particolare.

Il capo di Stato cinese si è recato nella Regione autonoma del Tibet in occasione del 70esimo anniversario della firma dell’Accordo dei diciassette punti, il documento con cui, nel 1951, i delegati tibetani riconobbero la sovranità di Pechino sul loro territorio. Una ricorrenza non da poco per il Partito Comunista, che ricorda i tempi vittoriosi sotto l’egida di Mao Zedong e la riunificazione della Cina dopo secoli di decadenza, conflitti interni ed invasioni straniere. Xi Jinping è anche il primo presidente cinese a recarsi in Tibet negli ultimi trent’anni. Tutto questo, però, è passato sotto silenzio.

Questo solleva molte domande” ha commentato Bhuchung Tsering, presidente ad interim della International campaign for Tibet, un’associazione senza scopo di lucro, con base a Washington, che si occupa di promuovere i diritti umani e la libertà per la popolazione tibetana. La visita si è svolta tra il 21 e il 22 luglio, ma solo oggi l’agenzia stampa ufficiale Xinhua ne ha resi noti i dettagli (che sollevano altre domande).

Xi Jinping è atterrato mercoledì all’aeroporto di Nyingchi, città del Tibet meridionale vicina al confine con lo Stato indiano dell’Arunachal Pradesh, rivendicato dalla Cina come parte della strategia delle “Cinque dita” di maoista memoria. Un video, diffuso sempre dall’agenzia Xinhua, mostra una folla in abiti tradizionali accogliere il presidente cinese, sventolando bandiere ed esibendosi in balli tipici del luogo. La scelta di questa città come prima tappa non è un caso: il mese scorso, le autorità cinesi hanno annunciato l’apertura della prima linea ad alta velocità della regione, che collega Nyingchi alla capitale Lhasa ed è parte della più vasta rete ferroviaria che collega la provincia di Sichuan e il Tibet. Questa linea è solo una delle opere pubbliche recentemente completate in Tibet. A maggio, Pechino ha annunciato il completamento di un’autostrada che attraversa lo Yarlung Tsangpo Grand Canyon, anch’esso al confine con lo stato dell’Arunachal Pradesh.

Due vie di comunicazione strategiche, entrambe in una zona da tempo contesa con le autorità di Nuova Delhi. La mente ritorna agli scontri tra le montagne che dividono i due Stati, iniziati il 5 maggio 2020 e proseguiti, ad intermittenza, fino al gennaio 2021. La situazione alla frontiera, per ora, sembra stabile, ma la zona rimane incandescente.

È facile unire tutti i puntini e vedere come Xi Jinping, nonostante le visite ai musei e i bei discorsi a Lhasa e Nyingchi su sviluppo sostenibile e urbanizzazione, abbia voluto mandare un messaggio al nemico indiano e rendere evidente come le tensioni lungo la cosiddetta Line of actual control (i 3488 chilometri di confine tra i due Stati) siano una priorità per il Governo di Pechino.

La presenza, nel seguito presidenziale, del generale Zhang Youxia, veterano della guerra sino-vietnamita del 1979 e uno dei pochi alti ufficiali cinesi con esperienza bellica, nonché vicepresidente della Commissione militare centrale cinese, non è casuale.