Turchia critica il disegno di legge francese sul “separatismo islamico”

La Turchia di Recep Tayyip Erdoğan, ha da tempo imboccato la strada del rifiuto dell’Occidente. Dopo le forti tensioni tra Parigi ed Ankara, attori antagonisti sia sulla scena libica, che sullo scenario del Mediterraneo orientale, il recente discorso del presidente francese Emmanuel Macron, sulla preservazione della laicità e sulla definizione di “un Islam in crisi”, ha ulteriormente sgretolato la già scarsa sintonia con il suo omologo turco.

Il 22 settembre tra l’Eliseo ed il Cumhurbaşkanlığı Külliyesi, palazzo presidenziale turco, intercorse una lunga telefonata durante la quale furono trattati i temi più scottanti del Vicino oriente e del Mediterraneo orientale: tra essi, la sempre critica “questione siriana”, il pantano libico e le arroganti azioni turche sulle acque greche, tutti temi che, avendone parlato, erano stati fattori di avvicinamento tra i due presidenti.

Tuttavia l’ultimo discorso di Macron sul “separatismo islamista”, ha rafforzato la divergenza tra la strada francese e quella turca. Macron, nel discorso pronunciato a Les Mureaux, Comune del dipartimento degli Yvelines situato sulla sponda della Senna, 39 chilometri a ovest di Parigi, ha reso noto che è in procinto di essere presentato un disegno di legge volto a difendere la laicità ed i valori della Repubblica francese minacciata dal “separatismo islamista”. Nella sua allocuzione ha indugiato principalmente sulla considerazione che ormai esiste un “islam in crisi”, affermazione che ha mandato in fibrillazione l’aspirante sultano ottomano Erdogan, che si sbandiera difensore mondiale dei musulmani sunniti e che ha immediatamente dichiarato: “È una chiara provocazione”. Inoltre ha aggiunto: “Parlare di strutturazione dell’Islam solleva abuso di potere e impertinenza per un capo di Stato francese”. Poi ha concluso con arroganza: “Chi sei per parlare della organizzazione dell’Islam?”.

Ricordo che nei giorni scorsi il presidente francese si è nuovamente opposto ad Erdogan circa la crisi in Nagorno-Karabakh, la regione è infatti contesa tra Armenia e Francia e l’Azerbaigian. Macron è in questi giorni sotto un forte attacco denigratorio da parte dei media turchi filogovernativi, come il quotidiano conservatore Yeni Safak; tale giornale è notoriamente un sostenitore del presidente Erdoğan e del partito Ak e a scopo prettamente politico, il 3 ottobre, ha pubblicato un articolo nel quale viene affermato che “Macron dichiara guerra all’Islam!”. Il quotidiano, sostiene che Macron ha perso la fiducia dell’opinione pubblica francese, quindi ha bisogno di seguire la strada “dei neonazisti e dell’estrema destra in Francia”; in pratica la stampa filogovernativa turca scrive quello che la stampa internazionale scrive di Erdogan.

La laica Francia, purtroppo, dopo grandi e obbligatorie aperture verso i cittadini di religione islamica, è costretta, sperando che non sia troppo tardi, a correre in soccorso della “bandiera della laicità”; infatti nel disegno di legge francese, si rafforzano i concetti di laicità, in particolare quello che intende rafforzare il controllo dei finanziamenti alle moschee e non accettare più che in Francia arrivino imam e predicatori che provengono dall’estero o che hanno acquisito la “cultura predicatoria (imam)” in scuole coraniche dell’Algeria, del Marocco e soprattutto della Turchia, regolando, quindi, la preparazione dell’imam, esclusivamente tramite scuole coraniche operanti nella nazione.

Per il ministro degli Esteri turco, Mevlüt Çavuşoğlu, queste misure non faranno che acutizzare la xenofobia, il razzismo e l’islamofobia, dichiarando che: “Crediamo che lo stato d’animo (attuale) dietro questo disegno di legge porterà a gravi conseguenze piuttosto che ridurre i problemi della Francia, sarebbe più appropriato optare per un discorso costruttivo che per una prospettiva orientata alla sicurezza sulle questioni religiose”. Il ministro ha inoltre ribadito la preoccupazione, che secondo una diffusa opinione, tali misure non farebbero che accrescere il distacco tra i musulmani e non in Europa.

Nel piano di azione del presidente Macron, presentato ad ottobre, diverse misure, oltre quelle citate, hanno valore strategico per una “educazione laica”, in particolare nel campo dell’istruzione, che prevede l’obbligatorietà della presenza a scuola degli adolescenti, cercando di combattere l’isolamento familiare, quindi in casa, a cui fanno ricorso spesso le famiglie musulmane. Il titolo usato da Macron per definire il disegno di legge, “lotta al separatismo islamista”, è stato criticato da più parti, ipotizzando che possa cambiare nome in “disegno di legge che rafforza la laicità e principi repubblicani”, ma il contenuto non cambia. Il ministro dell’Interno francese, Gérald Darmanin, ha sottolineato che “l’idea era buona per combattere il principale separatismo che è l’Islam radicale”, aggiungendo che “non è l’unico oggetto del testo, e che si rivolge a tutte le religioni, contro tutti i movimenti settari, impone neutralità politica e religiosa”. Inoltre ha ricordato che i primi due articoli della legge del 1905, sulle basi del secolarismo in Francia, non sarebbero modificati, anzi saranno rafforzate le disposizioni della legge medesima.

In breve, viste le gravi problematiche francesi nei rapporti con il radicalismo islamico dilagante nella Nazione, dalla zona delle Banlieue, dove in alcune aree vige la sharia, agli efferati attentati jihadisti: Charlie Hebdo, Bataclan, Nizza, chiesa di Saint-Étienne-du-Rouvray, Champs-Élysées, aprile 2017, Champs Elysées, giugno 2017, Trèbes, marzo 2018, quartiere Opéra di Parigi, 2018, il dover ricorrere ad una legge ad hoc dedicata “ai rapporti con l’Islam”, potrebbe configurarsi come una “processione” verso il capezzale della laicità francese, sul quale campeggia il trinomio “Liberté, Égalité, Fraternité”, pilastro mondiale delle libertà e pietra miliare della cultura europea e non solo, “difficilmente reperibile” nella maggior parte delle moschee francesi.