La Corea del Nord torna ad essere “canaglia”

Nel 2002 l’allora presidente americano George W. Bush identificò come “Stati canaglia”, ovvero luoghi sottomessi a regimi nocivi per la sicurezza internazionale, l’Iraq ancora nelle mani di Saddam Hussein, l’Iran degli ayatollah e la Corea del Nord. Quest’ultima, in tempi molto recenti, è sembrata intenzionata a dismettere i panni del cattivo del mondo, della “canaglia” insomma.

Era iniziata una sorta di distensione con i vicini del sud e in particolare con gli Stati Uniti, concretizzatasi poi nell’incontro del 2018 a Singapore fra Donald Trump e Kim Jong-un. È seguito un altro vertice, nel febbraio 2019 in Vietnam, fra il presidente Usa e il dittatore nordcoreano, conclusosi però meno bene rispetto al primo faccia a faccia del 2018.

Successivamente, come sappiamo, vi sono stati mesi di incertezza sulle reali condizioni di salute di Kim Jong-un ed almeno fino alla riapparizione in pubblico presso una fabbrica di fertilizzanti, si è pensato anche alla morte del dittatore, magari nascosta dalla propaganda di regime. Permane tuttora il dubbio sul vero destino di Kim, che se non si trova ancora nel mondo dei più, è comunque possibile che rimanga limitato da problemi di salute non banali, e che forse abbia già consegnato, in parte o del tutto, il trono alla propria sorella Kim Yo-jong.

Non si sa bene chi comandi davvero in questo momento a Pyongyang, ma non è mai stato semplice avere certezze circa i fatti interni di un Paese chiuso e militarizzato come la Corea del Nord. Abbiamo capito però che il regime nordcoreano intende tornare in qualche modo al precedente status di “canaglia”, ammesso che lo abbia voluto seriamente abbandonare negli ultimi due anni. Questa volontà si è resa visibile e palpabile attraverso fatti precisi come la distruzione di qualche giorno fa, ad opera delle forze nordcoreane, dell’edificio che ospitava l’ufficio di collegamento inter-coreano nella città di Kaesong, al confine con la Corea del Sud. Un luogo che serviva a favorire incontri diretti fra i rappresentanti dei due Paesi.

Colpendo quel particolare punto, concreto, ma anche simbolico circa una possibile distensione fra Pyongyang e Seul, Kim Jong-un, o qualcun altro della sua dinastia, fa capire di non volere più alcuna forma di dialogo e di confronto con i nemici del Sud, che poi, se non fosse mai esistita la monarchia comunista dei Kim, sarebbero null’altro che fratelli di una stessa Corea.

L’involuzione è evidente perché, dopo la distruzione dell’ufficio di Kaesong, la Corea del Nord ha minacciato nuove manovre militari ed ha annunciato l’invio di soldati proprio a Kaesong e in altre città di confine sulla costa orientale. Torneranno i militari e la polizia presso la zona demilitarizzata. Trump è oggi perlopiù occupato dalla lotta per la propria rielezione e dal coronavirus, mentre l’Europa, oltre al Covid-19, è presa dallo scontro fra Paesi più e meno “frugali”, ma al mondo libero conviene non ignorare quanto sta avvenendo in Corea del Nord, inclusa la possibile staffetta, su cui occorrerà indagare, fra Kim Jong-un e la sorella Kim Yo-jong, ritenuta ancora più spietata del fratello, e potenziale artefice quindi dell’affossamento della distensione cominciata due anni fa.