La teocrazia passerà il coronavirus?

Mentre tutti i leader nei vari Paesi del mondo, con più o meno ritardo o efficacia dovuto alla complessità del caso, hanno deciso di decretare la quarantena totale o parziale, i capi del regime iraniano continuano a sminuire il pericolo, fuggendo dalle rispettive responsabilità. Ali Khamenei, la Guida del regime teocratico, l’altro ieri ha esordito: “Noi abbiamo molti nemici, non bisogna meravigliarsi. Esistono nemici elfi e nemici umani, coalizzati tutti contro di noi”.

Ali Khamenei, nell’accusare gli Stati Uniti di aver fabbricato il coronavirus, ha dichiarato: “Si dice che uno specifico coronavirus sia stato realizzato proprio per l’Iran. Sfruttando le conoscenze sul patrimonio genetico degli iraniani, raccolte qua e là, hanno costruito un virus appositamente per l’Iran. Non so quanto sia reale questa accusa, ma se fosse così, quale persona sana di mente si fiderebbe di loro [gli Stati Uniti] e dei loro medicinali? Forse quelle medicine permetteranno al virus di resistere per sempre”.

La Guida dello Stato islamico cosi risponde alle offerte d’aiuto degli Usa. La Guida sostiene che gli americani vogliono venire in Iran per appurare l’efficacia del “loro” virus! Un altro genio della scienza, tale Ali Karami, parlando alla tv iraniana Ofogh ha dichiarato: “Siccome i geni degli italiani sono molto simili a quelli iraniani, ecco il motivo della diffusione del virus in questi due Paesi, è probabile che l’America abbia fabbricato l’”arma razziale” per colpire una specifica razza”.

Hassan Rouhani, presidente della repubblica del regime, sugli aiuti più volte offerti dagli Stati Uniti ha detto: “I leader americani mentono. Se vogliono aiutare l’Iran, tutto ciò che devono fare è revocare le sanzioni. Solo così possiamo affrontare l’epidemia”. Rouhani nel frattempo continua a sminuire la diffusione dell’epidemia nel Paese, per non dovere affrontare le conseguenze economiche. Tanto c’è sempre l’America a cui addossare tutte le colpe, anche le proprie!

È dal 4 novembre 1979, giorno dell’occupazione dell’ambasciata statunitense a Teheran e del sequestro del personale americano durato 444 giorni, che l’innaturale regime di Teheran ha manifestato la volontà di adottare una politica ostile e violenta verso il mondo libero. Nonostante decenni di corteggiamenti ed incentivi dei governi occidentali, europei e statunitensi, che hanno avuto l’apice con l’Amministrazione di Barack Obama, questa politica era comunque destinata a finire in un cul de sac. Il regime teocratico iraniano è in guerra contro il suo popolo e per nascondere questa guerra ne infiamma altre. Avere un nemico sempre presente è un alibi per non rispondere alle richieste della società iraniana e per fuggire dalle responsabilità, reprimendo ogni voce dissidente. Dietro la politica espansionistica del regime dei mullà, l’esportazione del terrorismo e i tentativi di produrre l’arma nucleare, si nasconde l’incapacità di rispondere alle esigenze più elementari del Paese.

Durante le recenti “elezioni”, circolavano in Iran sondaggi attendibili commissionati in ambienti governativi sul gradimento del regime dove emergeva che l’83 per cento della popolazione detesta la teocrazia al potere. Motivi? L’incapacità e la corruzione, e soprattutto la mole incredibile di menzogne utilizzate dagli uomini del regime. Eravamo nel periodo del massacro dei manifestanti di metà novembre, con 1500 morti, e dell’abbattimento del Boeing ucraino provocato da due missili dei pasdaran e che il regime aveva cercato di coprire con una serie di menzogne assurde.

Ora il Paese, stremato dalla morsa mortale del coronavirus, vede palesarsi tutta la patacca maleodorante di un regime moralista, crudele e menzognero. L’angosciosa cifra dei morti nel pomeriggio del 24 marzo è salita a 10.900, e tutta la popolazione è lasciata sola. Il governo non può decretare la quarantena perché è del tutto incapace di affrontarne le conseguenze economiche. Tutto il denaro è accumulato nelle mani avide e mai sazie di Khamenei e dei suoi pasdaran. Molti dispositivi di protezione e i kit dei test, offerti dai vari Paesi, sono finiti nel mercato nero. Mentre il personale sanitario si sta sacrificando con grande dedizione a salvare le vite umane, facendo il possibile e l’impossibile. Il regime ha cacciato l’équipe di Medici senza frontiere che era andata in Iran, con nove medici e due aerei pieni di medicinali e dispositivi sanitari, e che si apprestava ad allestire un ospedale da campo ad Esfahan, per poter nascondere il macabro numero dei morti.

Mohammad Javad Zarif, ministro degli Esteri del regime, continua con quel raccapricciante riso a chiedere di revocare le sanzioni americane, mentre i suoi affiliati continuano a colpire i bersagli statunitensi in Iraq e a chiedere prestiti dalla Banca mondiale. Il regime teocratico al potere in Iran non può né vuole cambiare la sua distruttiva politica. La revoca delle sanzioni e i proventi del petrolio serviranno ad alimentare le sue destabilizzanti ingerenze nella Regione, come ha fatto in questi quarant’anni togliendo risorse al Paese. Nonostante il fiume di soldi del periodo della presidenza di Ahmadinejad, col prezzo del greggio salito a 140 dollari, e lo scongelamento del denaro iraniano all’estero in seguito all’accordo sul nucleare del 2015, le pessime condizioni della popolazione non sono migliorate.

Ora gli iraniani, riversati in una situazione drammatica senza precedenti, sanno bene che il virus più pericoloso è il regime islamico con i suoi uomini. Gli irriducibili infatuati del regime all’estero e le residuate lobby dei mullà, indifferenti al dolore della popolazione iraniana, possono fare da megafono alla dittatura religiosa e incolpare chi vogliono. Il problema urgente degli iraniani è il regime al potere. Gli iraniani più volte in questi anni hanno gridato: “Il nostro nemico è qui!”. È difficile immaginare che il regime iraniano, così crudele e incapace, possa attraversare indenne il tunnel del coronavirus, molto difficile.