Iran, Trump e la politica dello stop and go

Donald Trump è alle prese con un perenne stop and go. Il fronte iraniano resta pericolosamente aperto. “Il consigliere per la sicurezza nazionale (Robert O’Brien, ndr) ha suggerito oggi che le sanzioni e le proteste hanno ‘soffocato’ l’Iran e lo costringeranno a negoziare. In realtà non mi importa se negoziano. Dipenderà totalmente da loro, ma non avranno alcuna arma nucleare”. È quanto ha scritto su Twitter il presidente americano, ribadendo il monito a Teheran di non uccidere “i vostri manifestanti”.

Ma il portavoce del governo di Teheran, Ali Rabiei ha replicato prontamente: “Gli americani hanno esercitato pressioni sull’Iran per realizzare le loro politiche e hanno mandato messaggi sul fatto che sono pronti a negoziare, ma l’Iran non si fida di avere colloqui con il presidente Usa Donald Trump. Non siamo noi ad aver lasciato il 5+1 (l’accordo sul nucleare), ma gli americani”.

Ma il consigliere per la sicurezza nazionale ha detto poi in una intervista ad Axios che gli Usa “hanno contattato la Corea del Nord informandola che vorrebbero continuare i negoziati a Stoccolma che erano stati intrapresi all’inizio di ottobre”. O’Brien ha aggiunto che è un segno “positivo” che il leader nordcoreano Kim Jong Un non abbia attuato la promessa di un ‘regalo natalizio”, che secondo alcuni analisti poteva essere un test missilistico a lungo raggio.

Intanto Trump ha twittato “ai leader dell’Iran: non uccidete i manifestanti. Ne avete già uccisi o imprigionati migliaia e il mondo sta guardando. Cosa più importante, gli Usa stanno guardando. Ripristinate Internet e lasciate che i reporter girino liberamente! Basta uccidere il vostro grande popolo iraniano!”. È un modo per mettere nuovamente in guardia Teheran contro la repressione dei manifestanti dopo i 300 morti (stime di Amnesty International) di novembre nelle proteste per il caro benzina.