Turchia e armi: parla Batacchi (Rid)

È indispensabile fare la massima chiarezza possibile sul contesto turco-siriano, un quadro intorbidato dal soft power internazionale e dal peggiore sharp power (l’utilizzo disinvolto di metodi aggressivi sia per cyber-disinformare un campo avverso, sia per ottenere territori e potere con comportamenti anti diplomatici). Abbiamo rivolto alcune domande a Pietro Batacchi, direttore di RID - Rivista Italiana Difesa, che ha partecipato pochi mesi fa al salone IDEF di Istanbul, appuntamento annuale con l'industria della difesa turca.

Qual è il contesto turco degli armamenti?

La Turchia -seguendo la sua tradizione “imperiale”- ha ridotto negli ultimi anni la dipendenza dall'estero nel settore della difesa dall'80% al 35%. Nel 2018 ha esportato più di 2 miliardi di euro, e quest’anno aumenterà il suo export di armi del 25%, nonostante la crisi monetaria in corso. Le forniture di armamenti da parte dell’Italia vedono in prima fila la nostra azienda leader Leonardo (ex Finmeccanica, che ha assorbito altre aziende del settore, come Oto Melara). Leonardo esporta tecnologia e prodotti in Turchia.
Tra i business che forse prima della nuova crisi potevano portare a forniture vi era quello dell'Alenia C-27J Spartan, aereo da trasporto tattico.

Quali sono i contratti in essere?

Quelli già attivi riguardano 6 ATR-72 TMPA ancora da consegnare. Si tratta di un aereo antisommergibile, realizzato da Leonardo in joint con Airbus. Gli ATR turchi hanno anche componenti francesi. Parte della fornitura è invece già effettuata per gli elicotteri A-129 Mangusta (prodotti su nostra licenza in Turchia con la sigla T-129 ATAK). La seconda parte del programma riguarderebbe i più recenti ATAK 2. Gli elicotteri prodotti in Turchia hanno avionica e sistemistica turchi, mentre le trasmissioni dal motore ai rotori -di cui Leonardo è leader mondiale- sono rimaste in mano italiana. Il motore finora è stato fornito dagli USA, i quali di recente hanno bloccato l’export da Turchia a Pakistan dei T-129, e quindi dovrebbero -forse- ostacolare anche gli sviluppi del progetto in Turchia. Il Leonardo 76/62 è un cannone multiruolo progettato e prodotto da Leonardo (precedentemente da OTO Melara), utilizzato sulle corvette classe ADA (progetto Milgem). MILGEM è un programma della Marina turca che riguarda la cantierizzazione di corvette e fregate navali e coinvolge anche il Pakistan. Nell’importante campo aerospaziale un altro prodotto ceduto ai turchi è il Satellite ottico ad Alta risoluzione GÖKTÜRK-1, lanciato nel 2016 dalla Guyana francese. Il satellite è frutto del Centro spaziale del Fucino (Telespazio), una joint venture tra Leonardo (67%) e Thales/Alenia (33%). Il sistema antimissile russo S-400, consegnato ad Ankara tre mesi fa ha causato seri problemi con la fornitura USA di F-35, perché, oltre ai problemi commerciali e geopolitici tra S-400 ed F-35 c’è un'incompatibilità tecnica di fondo, che non permette di volare in maniera non stealth.

Qual è il quadro in Siria?

La Turchia si è accreditata nel mondo islamico come il referente politico della Fratellanza Musulmana estromessa in Egitto dall’esercito. Il Paese fa un duplice gioco con Occidente e Russia: se non ottenesse gli F-35 americani potrebbe passare ad aerei comunque competitivi come Su-35S o Su-57 e confermarsi come potenza regionale sunnita in alternativa agli arabi.

Premessa la necessità di indipendenza dei curdi, Erdogan è stato un alleato fin dai tempi di Obama con Arabia e USA, in funzione anti Russia-Cina-Iran. Ma la Turchia ha anche da almeno dieci anni mire sul nord della Siria. Per chiudere e non riaprire la partita con l’IS, serve un’intesa con la Triplice euroasiatica, per evitare futuri guai e delimitare una nuova linea di confine geopolitico post Guerra Fredda?

Sembra che ci sia anche un sostanziale accordo tra Erdogan e Assad sul nord est della Turchia. Secondo gli accordi di Astana del 2017 tra Russia, Iran e Turchia, i turchi dovevano ottenere tutta la striscia di confine all’interno dello stato siriano. Oggi Assad si è accordato con i curdi perché vuole mantenere il controllo sulla parte nordest della Siria, quella dove stanno i curdi, ma dove c’è anche del petrolio. Sia Assad sia Erdogan stanno giocando con la Russia e i suoi alleati, è probabile che al momento la situazione resti col controllo turco sulla sola area nord della provincia di Idlib, e con quello siriano sulle aree curde nel nordest. Tutto sarebbe rimandato a un domani meno fluido e confuso. Forse qualcosa d’altro succederà quando gli USA, come già preannunciato da anni, si ritireranno del tutto da Medio Oriente e Nord Africa, per concentrarsi sul Sud est  asiatico.

Israele resterà sola?

Per ora si muove con raid aerei sul territorio iracheno in funzione anti iraniana, sorvolando aree siriane e arabe.