Svezia: mascherare l’antisemitismo?

Malmö, la terza città più grande della Svezia, è diventata famosa per il suo vivace antisemitismo. Di conseguenza, non dovrebbe sorprendere che numerosi ebrei non si sentano al sicuro. Rendendo l’antisemitismo ancor più problematico, non è chiaro se i socialdemocratici al potere abbiano davvero la volontà politica o morale di contrastarlo.

L’ex sindaco di Malmö, Ilmar Reepalu, è stato più volte accusato di esprimere sentimenti antisemiti. Anche altri politici socialdemocratici di spicco, come Adrian Kaba, in passato hanno diffuso teorie cospirazioniste antisemite. Quest’anno, la federazione giovanile dei Democratici svedesi di Malmö ha partecipato alla manifestazione del Primo maggio in occasione della Giornata internazionale dei lavoratori, scandendo slogan del tipo: “Distruggiamo il sionismo!”.

Ciò che caratterizza tutte queste azioni abominevoli è che nessuno ha dovuto pagare un prezzo politico. Finora, a Malmö è stato evidentemente ammissibile che i politici socialdemocratici esprimessero opinioni antisemite. Anche se il partito si è detto rammaricato per gli episodi, nessuno ha dovuto rassegnare le dimissioni a causa di quanto accaduto.

Anche i Liberali, i partner di coalizione dei socialdemocratici, hanno avuto problemi relativi all’antisemitismo e alla sua normalizzazione nella vita pubblica di Malmö. Nell’agosto del 2018, emerse la notizia che uno degli esponenti politici dei Liberali, Muhammad Khorshid, il quale in passato aveva fatto delle dichiarazioni antisemite, era stato sospeso dagli incarichi politici. Nel giugno scorso, il sito di notizie Samnytt ha riportato che Khorshid, nonostante avesse rinunciato agli incarichi, ha avuto un incontro al Municipio con il leader dei Liberali di Malmö, il vice sindaco Roko Kursar, e ha pubblicato su Facebook una foto dell’incontro. Il tema del colloquio era l’integrazione dei migranti, la sicurezza pubblica e il futuro di Malmö. Avere contatti con dei politici di spicco dopo essere stato costretto a rassegnare le dimissioni sembra un ulteriore segnale del fatto che si possono esprimere apertamente opinioni antisemite e continuare ad avere buoni rapporti con i partiti al potere a Malmö.

A maggio, la comunità ebraica di Malmö, un’organizzazione culturale e religiosa fondata nel 1871, ha inviato una nota all’amministrazione comunale della città. La nota, intitolata “Piano d’azione per la sopravvivenza continua della comunità ebraica di Malmö”, precisa che “la comunità ebraica scomparirà nel prossimo futuro se non verrà fatto nulla di drastico. Malmö è già una ‘no-go zone’ per gli ebrei di tutto il mondo. Quando Malmö viene menzionata dai media di tutto il mondo, è troppo spesso collegata all’antisemitismo. Una ricerca effettuata su Google riguardo all’antisemitismo a Malmö ha prodotto 215 mila risultati. Gli sforzi attuali non sono sufficienti. Nel 2021, la comunità ebraica celebrerà il suo 150° anniversario. Facciamo parte della spina dorsale di Malmö dal XIX secolo. Ma ora stiamo scomparendo. Vediamo i membri della nostra comunità lasciare la città. L’antisemitismo a Malmö svolge chiaramente un ruolo chiave quando i nostri giovani, e ora anche i loro genitori, lasciano la città in cui sono cresciuti” (tradotto dallo svedese dall’autore).

Secondo la nota, il numero dei membri attivi della comunità ebraica di Malmö di età superiore ai 18 anni è diminuito passando da 842 nel 1999 a 387 nel 2019 (una diminuzione del 54 per cento) e si prevede che si ridurrà a sole 158 persone nel 2029.

Nel giugno scorso, Dan Olofsson e Lennart Blecher, due imprednitori, si sono impegnati a donare alla comunità ebraica di Malmö 40 milioni di corone svedesi (4,16 milioni di dollari) in dieci anni per incoraggiare i Socialdemocratici a fare di più per contrastare l’antisemitismo.

Ma l’appoggio offerto da Olofsson e Blecher ha portato invece a un conflitto pubblico in cui Olofsson ha argomentato che l’impegno assunto dai socialdemocratici per contrastare l’antisemitismo è marginale. In un commento apparso sul quotidiano Kvällsposten, egli ha scritto: “Non credo che i socialdemocratici lo stiano facendo perché sono antisemiti, ma perché danno priorità ai voti di altri gruppi elettorali. La passività contro gli ebrei gli dà punti in più con altri elettori”.

Gli “altri gruppi elettorali” a cui si riferisce Olofsson sembrano essere i migranti musulmani di origine mediorientale. In un sondaggio condotto nel 2010 tra gli studenti delle scuole superiori svedesi, è emerso che il 18 per cento degli intervistati aveva un atteggiamento negativo nei confronti degli ebrei. Tra gli studenti delle scuole superiori che si definiscono musulmani, il 55 per cento ha avuto un atteggiamento negativo nei confronti degli ebrei.

In un precedente articolo, questo autore ha evidenziato diversi fattori alla base dell’affermazione di sentimenti antisemiti in Svezia, e soprattutto a Malmö:

  • L’immigrazione su larga scala da Paesi in cui l’antisemitismo è “normale”.
  • Un forte impegno filopalestinese tra i politici svedesi. Ciò ha portato a un dibattito totalmente falso in merito al conflitto israelo-palestinese, in cui Israele viene ingiustamente demonizzato.
  • Un desiderio tra i partiti politici in Svezia di ottenere i voti dei migranti.
  • Un multiculturalismo svedese che è talmente acritico nei confronti delle culture straniere da non riuscire a distinguere tra cultura e razzismo.
  • La paura di sembrare critici nei confronti dell’immigrazione.
  • Importanti istituzioni svedesi, come la Chiesa di Svezia, che hanno legittimato, approvandolo, il documento controfattuale e sfacciatamente antisemita “Kairos Palestina”.

In queste circostanze, mentre la popolazione ebraica di Malmö sta scomparendo e la passività dei socialdemocratici è criticata da tutte le direzioni, il governo svedese ha deciso di fare di Malmö la città che ospiterà una conferenza contro l’antisemitismo e che commemorerà la Shoah. Allo stesso tempo, i governanti locali vogliono che venga aperto a Malmö un museo della Shoah.

La Shoah non dovrebbe mai essere dimenticata, ma la sua memoria non dovrebbe ridursi a un’operazione pubblicitaria per coprire i governanti di Malmö. Commemorare la Shoah significa contrastare chiaramente le premesse che la generarono: la normalizzazione dell’antisemitismo. E a questa normalizzazione dell’antisemitismo hanno contribuito i Democratici svedesi e altri partiti socialdemocratici in Europa – come il Partito Laburista britannico di Jeremy Corbyn.

Tenere una conferenza a Malmö per commemorare la Shoah non fa che sminuire la Shoah e i suoi milioni di vittime. L’ipocrisia è evidente nel fatto che i governanti di Malmö non hanno fatto il possibile – e nemmeno nulla – per proteggere gli ebrei che oggi vivono nella città svedese. Non possono costantemente prendere le distanze dall’antisemitismo.

Commemorare la Shoah significa ricordarne le vittime. Non dovrebbe essere questo un modo per i governanti di Malmö per liberarsi del senso di colpa per aver messo gli ebrei di Malmö nella situazione vulnerabile in cui si trovano ora.

(*) Gatestone Institute

Traduzione a cura di Angelita La Spada