Brexit: Johnson in minoranza, vuole elezioni il 15 ottobre

Boris Johnson è stato battuto in Parlamento. L’opposizione e 21 ribelli conservatori per scongiurare il no-deal hanno votato la richiesta di un nuovo rinvio della Brexit, alla fine del gennaio 2020. Ora il premier non ha più una maggioranza e chiederà le elezioni anticipate il 15 ottobre. Le opposizioni, Labour in testa, pretendono però l’ok al rinvio prima di dire sì allo scioglimento della Camera dei comuni.

I 21 ribelli Tory dovrebbero essere privati della cosiddetta whip (letteralmente frusta). In pratica, sarebbero espulsi dal gruppo parlamentare. Il provvedimento era stato preannunciato personalmente a ciascun dissidente dal capogruppo Tory Chief Whip alla Camera dei comuni, Mark Spencer. Fra i 21 spiccano i nomi dell’ex ministro e veterano Ken Clarke (79 anni, Father of the House per il suo record attuale di anzianità parlamentare), d’altri ex ministri di primissimo piano dei governi di David Cameron e di Theresa May come Philip Hammond, Dominic Grieve o Justine Greening e anche di Nicholas Soames, 71enne nipote di Winston Churchill.

Intanto, la sospensione del Parlamento britannico, annunciata nei giorni scorsi dal governo Tory di Boris Johnson per 5 settimane a partire dalla settimana prossima, sarebbe legale. Lo ha stabilito un giudice della suprema corte scozzese, respingendo nel merito, il primo dei tre ricorsi presentati da sostenitori del fronte anti-Johnson e anti-Brexit presso altrettante corti del Regno.

Ma il premier britannico chiede alla Camera dei comuni di lasciare la parola “al popolo” sulla Brexit con elezioni da tenersi, secondo la sua proposta il 15 ottobre, se i deputati oggi approveranno la legge anti-no deal per un rinvio dell’uscita dall’Ue. Legge bollata dal premier Tory come un simbolo della volontà “di resa” del leader laburista Jeremy Corbyn. Johnson lo ha detto nel Question time odierno a Westminster, chiedendo polemicamente a Corbyn se per caso non sia “terrorizzato” dalle urne.

Voi volete “solo altre esitazione e un altro rinvio assolutamente privo di senso”, ha tuonato il premier Tory nel rovente botta e risposta con Jeremy Corbyn, sfidando il capo laburista a dire chiaramente se vuole rovesciare la Brexit con un secondo referendum o no e se è disposto ad accettare la strada delle elezioni anticipate che aveva ripetutamente invocato per superare lo stallo.

Secondo Johnson, il Regno Unito deve “uscire dall’Ue il 31 ottobre ed è quello che questo governo intende” garantire.