I dissidenti democratici iraniani hanno trovato ospitalità in Albania. Tale ospitalità è stata mostrata al mondo con la conferenza annuale “Iran libero” organizzata dall’opposizione iraniana.

L’evento si è svolto per la prima volta nel campo “Ashraf 3”, sede dell’Organizzazione dei Mojahedin dell’Iran, in Albania. Hanno partecipato centinaia di legislatori, deputati, senatori, ambasciatori, giornalisti, funzionari e personalità di tutto il mondo che si sono radunati in Albania per dimostrare la propria solidarietà e la propria adesione ai principi ribaditi durante la conferenza albanese sull’Iran. La leader dell’opposizione iraniana Maryam Rajavi è stata l’oratore principale dell’evento. Una bellissima località, a pochi chilometri dalla capitale Tirana, creata dal nulla e ubicata su ben 84 acri di terreno, 340mila metri quadrati, forgiati su una collina. La resistenza iraniana in Albania gestisce autonomamente la cittadella, creando una propria rete di comunicazione radio, una televisione e diffondendo le proprie idee attraverso la carta stampata. I funzionari albanesi, deputati di maggioranza e dell’opposizione, hanno confermato il loro sostegno e appoggio alla dissidenza democratica del popolo dell’Iran.

Al summit hanno partecipato personalità di tutto il mondo e i protagonisti salutati con estremo affetto dai dissidenti iraniani sono stati le istituzioni albanesi. “Siamo un popolo accogliente, come già fatto nel caso degli ebrei durante la Seconda guerra mondiale, oggi accogliamo con favore i Mujahadeen contro il regime iraniano. Abbiamo le nostre differenze politiche interne in Albania, ma siamo tutti uniti, maggioranza e opposizione, nella causa e nel sostegno ai Mujahadeen nel nostro Paese”, ha dichiarato Pandeli Majko, ministro della Diaspora dello stato albanese.

Va ricordato che l’anno scorso l’Albania ha espulso due diplomatici iraniani, compreso l’ambasciatore, per presunti piani dei servizi segreti iraniani in territorio albanese e per il tentativo di assassinare i dissidenti iraniani esiliati nel Paese. Secondo numerose Organizzazioni Non Governative, l’operazione di reinsediamento condotta dall’Albania e dai dissidenti democratici iraniani è considerata come uno dei maggiori successi in tema di trasferimento umanitario, considerazioni condivise anche dall’Agenzia dell’Unhcr. Il lavoro di trasferimento ha visto una iniziale presenza di 2.195 residenti nel 2016 e di altri 1.963 nel 2017, con un totale di 4.158 rifugiati iraniani residenti nel campo, secondo quanto dichiarato dall’Agenzia albanese per le statistiche.

Un lavoro che ha trovato il sostegno internazionale anche attraverso alcuni emblematici interventi di importanti autorità durante la conferenza.

Quello che state facendo per il diritto del popolo iraniano trova il mio massimo sostegno. Gli amici del regime iraniano sanno che il Paese ha ripreso il nucleare e che ha aumentato il suo esercizio di oppressione e allora dico che il popolo iraniano necessita della vostra organizzazione per poter cambiare. Il regime ha attaccato petroliere e droni, volendo dimostrare autorità e prevaricazione. Possiamo solo dare una riposta: fermezza contro l’integralismo e la barbarie di questo regime. C’è chi crede che ci sono moderati in questo regime, ma noi sappiamo benissimo che non esistono moderati e la fermezza e l’embargo restano necessità per fermare il regime, come stiamo facendo in Canada”, ha dichiarato durante i lavori Stephen Harper già premier canadese.

Toccanti le parole della delegazione inglese, composta da deputati di diversi partiti della Gran Bretagna: “Diversi di noi hanno visto il museo dell’orrore iraniano che avete eretto accanto alla stanza della conferenza e abbiamo visionato diversi documenti del terrorismo iraniano, ascoltando diversi testimoni vittime di tortura. Noi sappiamo bene che le guardie rivoluzionarie sono assassini ed è importante che tutto il mondo conosca cosa accade in Iran e iniziative come il museo che avete organizzato va in questo percorso. Per questo difendo l’embargo che gli Usa hanno approvato contro l’Iran. Vi assicuro che gli ideali dei diritti umani in Inghilterra hanno l’appoggio di molti partiti nel nostro Paese e noi chiediamo prospettive chiare anche in Iran. Il programma della resistenza iraniana vuole abolire la pena di morte e sostenere i principi dei diritti umani e noi chiediamo al nostro governo di sostenere tale programma”.

Particolarmente atteso è stato l’intervento di Rudy Giuliani: “Grazie e in particolare a coloro che vivono qui e hanno dato vita al Campo Ashraf. La storia dell’Iran è scritta e voi siete gli eroi. Siete i combattenti per la libertà nel vostro Paese e io sono onorato del vostro lavoro. Dio vi benedica e grazie ancora per quello che fate”.

Ai lavori sono stati presenti anche numerosi esponenti di stati del Mediterraneo. Molto nutrita la delegazione italiana che ha partecipato ai lavori con deputati e senatori, tra i quali Antonio Tasso, Giuseppina Occhionero, Roberto Rampi e Manuel Vescovi. Presenti anche sindaci, assessori e dirigenti comunali pugliesi e della provincia di Como e di Cuneo, senza dimenticare i dirigenti del Partito Radicale e dell’organizzazione “Nessuno tocchi Caino”. Molto attiva, anche se poco numerosa, la delegazione maltese.

Il deputato di Malta, Frederick Azzopardi, durante i lavori ha dichiarato: “Desidero trasmettere il sostegno del Partito nazionalista di Malta al popolo iraniano. Abbiamo ascoltato raccapriccianti testimonianze sulle violazioni dei diritti umani in Iran. Vogliamo sostenere i nostri amici iraniani nella loro lotta per la libertà. Questa è diventata per me una questione personale. Al Mek di Ashraf dico che la vostra causa è la nostra causa, il vostro dolore è il nostro dolore, la vostra lotta è la nostra lotta e la vostra vittoria sarà anche la nostra vittoria”.

Dall’Albania, la dissidenza iraniana mostra nuovamente al mondo la forza e i legami internazionali che i democratici iraniani hanno costruito e continuano a rafforzare contro l’attuale regime fondamentalista della repubblica islamica.