Il nuovo impero di Naruhito

Il 30 aprile prossimo, l’85enne imperatore del Giappone Akihito abdicherà in favore del figlio Naruhito che gli succederà sul trono. Si tratta della prima abdicazione in 200 anni di storia giapponese. Per festeggiare questo straordinario evento, il governo del Sol Levante ha approvato una legge che istituisce in via eccezionale una serie di festività nazionali che celebreranno l’addio al trono dell’anziano capo di stato, al potere dal 1989. Un totale di 10 giorni di ferie, spalmati su più mesi ma che, sorprendentemente, non ha reso tutti felici.

È risaputo che i lavoratori giapponesi passano molte ore in ufficio, circa 12 ore al giorno mediamente. E spesso gli impiegati sono costretti a fare più di 80 ore di straordinario al mese. Eppure le vacanze forzate non piacciono. Il perché di questa avversione al riposo è dovuto a molteplici situazioni.

In primis, in quei giorni di festa anche gli asili e le scuole chiuderanno, e molti genitori si ritroveranno con l’eterno problema di tenere occupati i figli, con conseguente assalto alle attrazioni e alle località di villeggiatura che genererà ulteriore stress.

Per i lavoratori con contratti atipici invece, pagati alla giornata o al mese, la pausa significa un taglio netto dello stipendio. Ma più concretamente il rifiuto al riposo obbligato è un problema sociale e psicologico che vede molti giapponesi sentirsi in colpa durante le ferie, come se non stessero contribuendo in maniera attiva all’economia del Paese.

Secondo due sondaggi del 2018, condotti da Expedia e da Nikkei, i sudditi dell’Imperatore prendono meno ferie dei lavoratori di altri Paesi avanzati, usando in media circa dieci dei venti giorni che la legge concede loro. E circa il 60 per cento degli intervistati dichiara di sentirsi in colpa nell’usufruire di giorni pagati lontano dall’azienda.

Quello che doveva essere un regalo di buon auspicio per l’avvio del nuovo regno “Reiwa” di Naruhito potrebbe rivelarsi invece un boomerang sociale non indifferente.